Il Tirreno

Livorno

La tragedia

Morto a 29 anni contro un camion a Livorno, il primo soccorritore: «Ci ho parlato, tenendolo sveglio»

di Stefano Taglione
Morto a 29 anni contro un camion a Livorno, il primo soccorritore: «Ci ho parlato, tenendolo sveglio»

Si tratta dell’ultima persona che ha visto vivo l’arbitro Alessandro Donati dopo lo schianto in via Leonardo Da Vinci: «Gli ho chiesto come si chiamasse, provava a rispondere, abbiamo fatto di tutto per salvarlo»

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LIVORNO. «Quando è successo l’incidente stavo andando al lavoro, ero dietro al Tir. Era da poco trascorsa la mezzanotte e mezza. Sono subito andato verso il ragazzo in macchina, io e il camionista abbiamo aperto le portiere, inizialmente bloccate, e gli ho parlato. Gli ho chiesto come stesse, come si chiamasse, ha risposto con un respiro profondo, voleva parlare, ma purtroppo vedevo che non ce la faceva. Ho fatto di tutto per tenerlo sveglio, si vedeva che era gravemente ferito, ma speravo che potesse sopravvivere».

A parlare è il livornese Saimir Dashi, che al momento della tragedia di via Leonardo Da Vinci stava andando al lavoro in porto. Non ha esitato un attimo, mentre stava transitando in macchina, a fermarsi per cercare di salvare la vita di Alessandro Donati, il ventinovenne livornese che abitava nel quartiere della Venezia e che purtroppo è spirato poco dopo che lui, l’ultima persona che ci ha parlato e che lo ha visto vivo, gli avesse chiesto come stesse e come si chiamasse. «Tentavo di tenerlo sveglio, di parlargli – prosegue il portuale – e ha risposto con un respiro profondo, tipo un sibilo, perché non riusciva evidentemente a pronunciare nessuna parola. Sul momento, visto che lo vedevo cosciente, speravo che riuscisse a sopravvivere, anche se notavo le gravi ferite, poi purtroppo dopo che sono uscito dal lavoro ho scoperto che non ce l’aveva fatta. Un’immensa tragedia».

Mentre Dashi e il giovane autotrasportatore coinvolto nell’incidente – il trentunenne rumeno Mihai Slabu – aprivano le portiere della Peugeot 208 blu, due altre persone che erano sopraggiunte sulla strada di scorrimento hanno chiamato il 112, facendo intervenire sul posto le ambulanze della Svs di via San Giovanni (con a bordo il medico del 118) e della Misericordia di via Verdi (con l’infermiere dell’Asl), oltre ai vigili del fuoco, alle volanti della polizia di Stato e al personale di Aamps, che ha rimosso i detriti sparsi per decine di metri sull’asfalto. «Un fanale – racconta ancora Dashi – era arrivato vicino alla mia macchina, a ben 30 metri di distanza. In strada c’era pure una parte grossa della lamiera, corrispondente alla portiera. È stata una scena terribile. La macchina, dopo l’impatto con il mezzo pesante, è finita contro un muro dall’altra parte della carreggiata. Sono scene, quelle a cui ho assistito, che non avrei mai voluto vedere. Penso a quel ragazzo, alla sua famiglia, e sto veramente male. È una tragedia».

Nelle fasi immediatamente successive all’impatto Mihai, prendendo un estintore, ha spruzzato della schiuma antincendio sul cofano della macchina. «Ma io l’ho fermato – prosegue il portuale – perché rischiava di fare dei danni e non c’era, in quel momento, pericolo che l’auto prendesse fuoco. Gli ho detto che dovevamo aprire la portiera e capire come stesse il ragazzo. Lui mi ha subito aiutato, ha dato una mano nei soccorsi e si è subito sincerato delle condizioni dell’altro conducente. Abbiamo capito che in macchina non c’erano altre persone, ho cercato di parlare ad Alessandro. Quando siamo riusciti ad aprire una delle portiere lui era cosciente, aveva la cintura di sicurezza allacciata e la testa appoggiata sul volante e girata dalla parte del passeggero».

È in quel momento che Dashi, con accanto il camionista, gli chiede «Come stai?», «Come ti chiami?» e che il ventinovenne, ancora vivo, risponde con un respiro profondo tentando di pronunciare il suo nome. Gli ultimi tentativi di dire qualcosa, perché poco dopo purtroppo morirà. Troppo gravi, infatti, le ferite riportate in seguito al violentissimo urto, nonostante la cintura regolarmente indossata e il funzionamento regolare dell’airbag. Con Livorno, qualche ora più tardi, che si sveglierà sotto choc per l’ennesima e giovanissima vita spezzata sulle strade.


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