Gioco
Livorno, mezzo quintale di cocaina nascosto in un container di banane in porto - La ricostruzione
Era partito dall’Ecuador: dall’inizio dell’anno oltre 400 i chili tolti dal mercato
LIVORNO. Stavolta, per far sbarcare la droga in porto, hanno scelto un container di banane. Nascondendo 48,5 chili di cocaina nel vano di areazione del carico, dove c’è il motore. Ma i militari della guardia di finanza, insieme ai funzionari dell’Agenzia delle dogane dei monopoli, l’hanno scovato. E grazie allo scanner in dotazione che vede dove l’occhio umano non arriva sono riusciti a capire che in mezzo a tutta quella frutta pronta per essere distribuita in Toscana c’erano anche 34 milioni di euro di “polvere bianca”.
Quattro quintali nel 2023
Ennesimo colpo alla criminalità organizzata delle fiamme gialle del gruppo di Livorno, che superano quota quattro quintali di sequestri dall’inizio dell’anno solo per quanto riguarda l’approdo labronico. Gli ultimi rinvenimenti avevano interessato le spedizioni di gamberi surgelati, mentre stavolta si è tornati alle “vecchie” banane, visto che in passato era questo il tipo di spedizione prediletto (insieme al caffè) per nascondere la droga. Nel febbraio del 2020, quando i carabinieri misero a segno il sequestro record di 3,3 tonnellate di cocaina in transito da Livorno e diretta a Marsiglia, il nascondiglio non a caso era proprio lo stesso: la purea di banane.
Rotta dall’Ecuador
Ancora una volta si è dimostrata prolifica la rotta Ecuador-Livorno: il carico in questione, infatti, è partito dal porto di Guayaquil, dall’Oceano Pacifico. A funzionare è stata l’analisi congiunta dei rischi fra il reparto antifrode dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli e il comando provinciale della guardia di finanza, diretto dal colonnello Cesare Antuofermo, che da tempo operano con grande sinergia in porto e non solo. Una collaborazione che, nel giro di pochi mesi, ha portato all’arresto di quattro “esfiltratori” di cocaina, persone tutte residenti nella zona del Cuoio pisano, sorprese a recuperare la droga per conto delle organizzazioni criminali. In quest’ultimo caso, purtroppo, non è stato fermato nessuno. Ma la droga non è arrivata sul mercato e i controlli delle fiamme gialle continuano senza sosta.
Il simbolo
Il simbolo impresso sui panetti di cellophane sequestrati nei giorni scorsi in Darsena Toscana – 43 in tutto, ognuno con circa 1,100 chili di sostanze stupefacente – è un’orchidea viola con uno sfondo verde. Un segno distintivo, evidentemente pattuito fra spedizionieri sudamericani e acquirenti, diverso da quello dell’ultimo sequestro, visto che in quel caso era lo stemma dell’Audi, la nota casa automobilistica tedesca. L’operazione, disposta dalla pubblico ministero Sabrina Carmazzi, è stata convalidata dal giudice per le indagini preliminari e, vista l’ingente quantità ritrovata, ne è stata informata anche la Direzione distrettuale antimafia di Firenze. Nelle prossime settimane la cocaina, al termine delle operazioni di campionamento nel laboratorio dell’Agenzia delle dogane r dei monopoli, sarà bruciata nell’inceneritore.
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