Il Tirreno

Livorno

Il dibattito

L’assessore al commercio: «Livorno è una città appetibile ma paga cari i pochi posti letto»

di Rocco Garufo
L’assessore al commercio: «Livorno è una città appetibile ma paga cari i pochi posti letto»

Primi in provincia per arrivi (185mila) ma media soggiorni bassa: 2,14 notti Non abbiamo un “monoprodotto balneare” per questo stiamo diversificando

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Sulla vocazione turistica di Livorno si è aperto un dibattito anche dopo l’intervento di Alessandro Barabino che, pur evidenziano l’incremento di arrivi in città, ha messo in evidenza con queste presenze “mordi e fuggi” non portino ricchezza e sviluppo. Sull’argomento interviene l’assessore al commercio e turismo Rocco Garufo.

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Quando osserviamo un fenomeno dobbiamo partire da un presupposto importante: un punto di vista è sempre la vista da un punto, e ognuno il suo punto lo può piazzare dove più torna comodo. Prendiamo il caso dei turisti a Livorno. Sono tanti? Sono pochi? I croceristi scappano tutti via dalla città? Analizziamo alcuni numeri, anche qui avendo ben chiaro una premessa di metodo: i numeri da soli ci dicono poco se non sono sostenuti da un ragionamento. Che poi il ragionamento sia intellettualmente onesto o meno è un altro paio di maniche. In merito ai croceristi da aprile ad agosto 2023 l'ufficio informazioni turistiche ha ricevuto circa 40.000 richieste di informazione. Altrettanti, se non di più, sono coloro che visitano la città senza passare dall'ufficio. Qualcuno dice: i croceristi sono tanti, ma vanno a Pisa. In parte è vero, tuttavia l'escursione a Pisa ha una durata media di tre ore e i pacchetti venduti dalle compagnie dei bus prevedono quasi tutti il ritorno con visita a Livorno. Che dire delle presenze turistiche, cioè le persone che pernottano negli alberghi, nei b&b o in altre strutture? Quando parliamo di presenze turistiche, dobbiamo ricordare che sono altra cosa dai croceristi e che i numeri dell’uno, si sommano ai numeri dell’altro. Il rapporto IRPET sul Turismo in Toscana, congiuntura 2022, afferma testualmente: “Livorno è uno degli ambiti che registrano maggiori incrementi rispetto al 2019”. Naturalmente si tratta di percentuali, perché i numeri di Livorno non sono certamente quelli di Firenze, anche se le percentuali danno conto di tendenze molto significative. Fino a maggio del 2023 siamo il primo ambito come recupero sull'anno precedente, con buone prospettive di chiudere il ‘23 con un ottimo risultato in termini di presenze turistiche, anche se i conti si fanno alla fine. Se guardiamo al recente passato il 2019 è stato un anno positivo grazie alla mostra Modigliani. Nel 2020 e 2021, gli anni del Covid, Livorno ha superato ambiti turistici molto più consolidati, come Lucca e Arezzo. In questo senso Livorno è una città “resiliente”, che sembra dare il meglio di sé nei momenti di difficoltà.

Pochi posti letto

In termini di “arrivi”, cioè di persone che si registrano nelle strutture ricettive, nel 2022 siamo il primo comune in provincia di Livorno con oltre 185.000 turisti; Piombino ne conta 166.000; San Vincenzo 178.000; Capoliveri 148.000 e via dicendo. Dove sta allora la differenza in termini di presenze? Naturalmente in un pernottamento più lungo. Livorno ha un pernottamento medio di 2,14 notti, in linea con Firenze, Lucca, Siena, Arezzo. Il pernottamento medio è molto più elevato nelle località balneari come Grosseto, Massa, Piombino, Capoliveri, Bibbona ecc. Chi capisce qualcosa di turismo e ha la mente sgombra da pregiudizi vede subito che le variabili più importante nel computo delle presenze turistiche sono due: il modello di sviluppo turistico e la capacità ricettiva di un territorio, misurata in termini di posti letto e strutture. Livorno sconta un gap storico in questo campo, avendo a disposizione poco meno di 4.000 posti letto a fronte dei 14.000 di Piombino, o dei 18.000 di Bibbona, dei 19.000 di Grosseto, o degli oltre 26.000 posti letto di Massa. Tutte realtà che hanno sviluppato nel corso di decenni un modello turistico basato sul monoprodotto balneare, che oggi sta mostrando forti limiti, come un calo consistente di presenze e l’impossibilità di destagionalizzare.

C’è bisogno di tempo

Solo per fare un esempio, Piombino ha cominciato a progettare le strategie di sviluppo turistico già alla metà degli anni ’80, grazie alle scelte di una classe di amministratori che ha impresso negli strumenti della pianificazione urbanistica una determinata direzione di marcia. Per fare una comparazione significativa fra le due realtà e misurare l’efficacia delle politiche di sviluppo turistico per Livorno avremo bisogno di un arco di tempo più ampio rispetto ad una legislatura per giunta segnata anche dal Covid.

Indicatori di vivacità

Comunque ci sono altri indicatori che testimoniano una vivacità della città nel campo del turismo: nel 2022 i visitatori all’Acquario di Livorno sono stati 126.000, mentre i Musei civici sono stati visitati da 27.000 utenti. L’iniziativa di promozione web della Fondazione Lem, “Livorno a 360°”, ha superato su Google 9 Milioni di visualizzazioni. Di questo movimento possiamo anche registrare le ricadute in termini di occupazione: dal 2017 al 2023 abbiamo avuto a Livorno 203 contratti a tempo indeterminato nel settore del turismo e oltre 580 a tempo determinato. Le locazioni turistiche, cioè le case vacanze, sono passate da 129 nel 2019 a 319 nell’aprile del 2023, con un balzo nei posti letto che va, sempre nello stesso periodo, da 567 a 1429. La domanda in questa tipologia ricettiva nel primo semestre del 2023 è aumentata di oltre il 500% rispetto allo stesso periodo del 2019. L’agenzia di ricerche sul turismo “Sociometrica” stima, attraverso il conto satellite Istat, in oltre 130 milioni di € l’impatto del turismo su Livorno, con una ricaduta pro-capite di 847€. È chiaro che tutti questi risultati sono diluiti se vengono rapportati al numero della popolazione: essendo la terza città della Toscana con 155.000 abitanti, il livello pro-capite abbassa tutte le stime. Sono dati complessi con risvolti da approfondire, ma che indicano un posizionamento diverso sul mercato turistico di Livorno. Detto in altre parole: Livorno comincia ad essere percepita come una meta turistica e non come una semplice realtà di passaggio. In questi anni, insieme alla Fondazione Lem, abbiamo lavorato soprattutto per mettere la città in relazione con i mercati turistici, creando un legame diretto con la Regione e con Toscana Promozione Turistica, attraverso la creazione dell’Ambito. Nel 2021 abbiamo ospitato a Livorno il Buy Tuscany, la fiera turistica più importante della regione e sempre con Fondazione Lem abbiamo cominciato a marcare la nostra presenza nelle maggiori fiere di settore, come la BIT di Milano. Sono pienamente consapevole che si tratta di una realtà tutta da consolidare. Siamo solo ai primi passi di una marcia molto lunga, che durerà anni, di fronte alla quale nessuno ha già cantato vittoria, ma ha semplicemente rimarcato il fatto di avere imboccato la giusta direzione di marcia. Per queste ragioni le comparazioni con realtà turistiche molto più strutturate della nostra sono improprie, oltreché fuorvianti: perché in pochi anni di attività e con la parentesi nefasta del Covid, abbiamo raggiunto realtà come Arezzo e possiamo orientare la nostra corsa su città come Lucca. Livorno può diventare una meta di “Short break vancancy”, con la possibilità di ospitare turisti durante tutto l’anno, un’offerta ricca in termini di cultura, enogastronomia, eventi, patrimonio storico, vicinanza alle città d’arte. È questo l’obiettivo al quale stiamo lavorando con il Piano di sviluppo e Marketing turistico che con Lem abbiamo affidato ad uno dei maggiori esperti di turismo a livello internazionale come Josep Ejarque. È fuori discussione il fatto che una realtà sociale ed economica, grande e complessa come Livorno possa vivere di solo turismo, ma credere che nel giro di qualche anno il turismo possa dare un contributo maggiore alla creazione di reddito ed occupazione è un obiettivo realistico e alla portata. L’unico “lusso” che non ci possiamo concedere è quello di stare un passo indietro alla realtà.

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