Italia
Livorno, veleni sul Premio Rotonda: accuse alla nuova organizzazione. La presidente: «Chi critica ci aiuti nel rilancio»
Il nuovo corso ha ricevuto critiche tanto che diversi pittori livornesi hanno rinunciato. La presidente Libera Capezzone: «Rifondazione partita, ma servono tempo e pazienza»
LIVORNO. Il Premio Rotonda 2023 si è concluso, ma le polemiche che lo hanno accompagnato non accennano a placarsi. Prima il gran rifiuto da parte di un folto numero di pittori livornesi, che non hanno partecipato al bando in contrasto con la filosofia dell’organizzazione. Poi gli attacchi giornalieri sui social, lanciati e appoggiati da parecchi utenti. Quindi la rivista specializzata “Arte a Livorno”, che per mano del suo direttore Mauro Barbieri, ha fatto sentire una voce contraria, parlando di “insuccesso”, puntando il dito sulla scelta di cancellare gli aspetti tradizionali dell’evento, a partire dal nome Mario Borgiotti dal titolo, e sulle tante decisioni che, a suo giudizio, sarebbero sballate: la scelta del periodo soggetto ad acquazzoni, la mancanza di un catalogo cartaceo, il volume degli spazi espositivo, e il dimezzamento dei tempi. Libera Capezzone, presidente della Fondazione Villa Trossi, ente organizzatore del Premio, non ci sta. E sceglie il Tirreno per replicare al fuoco incrociato.
Presidente, la manifestazione si è conclusa. Per lei è giunto il momento di rispondere a coloro che hanno criticato il vostro operato?
«Sembra che alcune persone abbiano una memoria piuttosto selettiva riguardo al Premio Rotonda. È vero, un tempo questo premio è stato all’altezza di un’arte vivace e vivifica, quella del dopoguerra; ma è anche vero che negli ultimi anni era diventato uno spettacolo di bassa qualità capace di attirare solamente un certo tipo di pubblico più che locale. Sfortunatamente questo ha danneggiato l’immagine del premio, portandolo quasi del tutto all’estinzione; per due anni infatti non si è svolto proprio perché si era innescato un processo di eutanasia a causa di una gestione poco lungimirante e incapace di rendere vivo e attuale un premio storico così importante. Da qui la decisione del Comune di non farlo morire del tutto e il passaggio a luglio 2022 alla Fondazione Trossi Uberti della gestione».
Il viaggio dunque è appena iniziato?
«Certo, ci vuole del tempo per trasformarlo in qualcosa di valido e attrattivo per un pubblico che non sia soltanto quello della passeggiata serale. Non possiamo aspettarci di risolvere anni di mediocrità in un baleno. E dobbiamo essere realisti sulle aspettative di trasformazione. Abbiamo iniziato da zero e ritiratosi il vecchio nucleo di pittori, iniziamo ora un percorso che richiederà tempo e sforzo. L’obiettivo è chiaro: vogliamo liberarci dalla reputazione acquisita a causa di gestioni passate discutibili. Ma, come spesso accade il cambiamento richiede pazienza, coraggio e impegno».
L’apertura ai giovani, una chiave di volta?
«Abbiamo introdotto quest’anno borse di residenza per dare ai giovani talenti l’opportunità di crescere e prosperare nel contesto del Premio Rotonda. Le Accademie e i giovani sono la linfa vitale del futuro artistico di questa città, e stiamo lavorando a stretto contatto con loro per promuovere un dialogo continuo tra tradizione e innovazione. Questo perché il premio è chiaramente legato alla pittura labronica ma se la Fondazione desse voce e spazio solo alla pittura e solo ai’labronici’fallirebbe miseramente nella sua missione di servizio alla collettività».
Uno degli aspetti più criticati è quello dell’allestimento
«Ci siamo mossi in una direzione più contemporanea e attenta all’ambiente abbracciando un approccio ecologico e sostenibile. Abbiamo privilegiato strutture di legno che non solo hanno contribuito a esaltare la bellezza naturale del parco della Rotonda, ma hanno anche avuto un impatto minimo sull’ambiente, strutture che verranno raddoppiate l’anno prossimo nel numero degli espositori».
Poi l’assenza del nome Mario Borgiotti vicino a Premio Rotonda?
«Una scelta del Comune, da quando la famiglia Borgiotti ha deciso di fare un passo indietro nel supporto. Ma il fondatore è stato omaggiato e ricordato più volte, con la soddisfazione di avere tra i partecipanti la nipote».
E sull’assenza del catalogo cartaceo?
«Nella stessa visione delle cose abbiamo deciso di produrre un catalogo in versione digitale, facilmente scaricabile e condivisibile, questo perché crediamo che spesso troppe riviste o giornali vengano stampati e poi dimenticati o mandati al macero con un forte impatto sull’ambiente ma anche perché crediamo che oggi la condivisione passi molto di più attraverso i social».
Poi i problemi causati dalla pioggia…
«Essendo all’aperto, siamo soggetti all’influenza del tempo, e dobbiamo affrontare le sfide che questo comporta. Nella storia del Premio Rotonda, non è insolito che si verifichino giorni di pioggia. Tuttavia, questo non ci scoraggia, quest’anno su otto giorni di manifestazione ci sono stati due giorni di brutto tempo ma anche bellissime giornate di sole. Continueremo a lavorare per migliorare l’organizzazione e se necessario miglioreremo ulteriormente le strutture espositive. Oltre a questo abbiamo avuto una giuria di ottimo livello».
Cosa si augura per il prossimo futuro?
«Mentre riconosciamo il passato problematico, speriamo che chi si è sentito in questi giorni di criticare a volte gratuitamente si unisca a noi nell’aspettativa di un futuro più brillante e promettente per il Premio Rotonda».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
