Il Tirreno

Livorno

Politica e storia

«Telefonate notturne e correnti interne. Ecco chi ha “tradito” Nannipieri e Lamberti a Livorno»

di Franco Marianelli
CONGRESSO UNIONE COMUNALE DS
LAMBERTI,FILIPPI E COSIMI AL TAVOLO DELLA PRESIDENZA DEL CONGRESSO DS
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CONGRESSO UNIONE COMUNALE DS LAMBERTI,FILIPPI E COSIMI AL TAVOLO DELLA PRESIDENZA DEL CONGRESSO DS

Marco Susini, ex parlamentare, racconta i “delitti politici” più noti del centrosinistra livornese: «Gianfranco non andò in Parlamento per la forte antipatia di una parte dei Ds. E scelsero Marco Filippi»

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LIVORNO. Per risolvere i “cold cases” della politica livornese ci voleva un commissario e Marco Susini, nel suo decennio da parlamentare dei Democratici di Sinistra, commissario (nel senso di membro di alcune commissioni) lo è anche stato. Scherzi a parte Susini è persona sufficientemente giovane per essere in grado di raccontare ciò che sa (o almeno la sua verità) e sufficientemente maturo per poter rispondere, grazie al suo impegno ai vertici del Pci-Pds-Ds dagli anni Settanta in poi, alle domande del giornalista- ricercatore Mario Tredici sul Tirreno.

Primo giallo da risolvere: chi voleva sostituire Alì Nannipieri nel 1981 (dopo solo un mandato) alla guida del Comune con Luciano Bussotti (storico e carismatico segretario del partito) ? Perché volevano farlo? Perché l’operazione fallì?

«Erano gli anni – racconta Susini – nei quali il Pci cominciò a esprimere in molte città sindaci fascinosi come Zangheri a Bologna, Valenzi a Napoli, Novelli a Torino, Petroselli a Roma. Alì era uomo di grande onestà e impegno ma peccava, a giudizio dei sostenitori della tesi pro Bussotti, di una capacità di attrazione come quella espressa dai nomi di cui sopra. Fascino di cui sicuramente era invece dotato Bussotti, che per me è stato un maestro. Ovviamente a Nannipieri, nel caso della sostituzione, sarebbe stata assegnata una candidatura in Parlamento o altro dello stesso peso».

Perché poi l’operazione non andò in porto?

«Perché erano tempi in cui le decisioni non condivise da tutto il partito non andavano di moda – sorride Susini – e la mozione pro Bussotti era solo lievemente maggioritaria. Arrivò Alessandro Natta (allora membro della segreteria delle Botteghe Oscure) da Roma e disse: “Nannipieri ancora in Comune e Bussotti ancora alla guida del partito”. E non ci restò che ubbidire».

I sostenitori del “cambio”, poi non avvenuto, chi furono?

«Tra gli altri ricordo Augusto Simoncini, Sergio Landi, Bino Raugi e Nelusco Giachini».

Secondo giallo: il “trasferimento” di Roberto Benvenuti, già sindaco della città, dal seggio senatoriale di Livorno (elezioni del 1992) a quello di Grosseto nel 1994 (a causa delle elezioni anticipate) .

«L’episodio me lo ricordo bene perché ero segretario della federazione e di conseguenza uno dei protagonisti della cosa (pur senza colpa) : tutto era già stato deciso per la conferma di Roberto nel collegio livornese quando di notte mi giunge una telefonata di Guido Sacconi, segretario regionale del Pds, che mi diceva come a Livorno avremmo invece dovuto far posto a Roberto Paggini, già segretario provinciale del Pri livornese ed esponente di Alleanza Democratica, formazione facente parte dei Progressisti (la “gioiosa macchina da guerra” del centrosinistra come da definizione di Achille Occhetto ndr) . Però – aggiunse Sacconi – possiamo salvare Benvenuti trasferendolo a Grosseto. Cosa avrei dovuto fare? Perdere un senatore livornese? Ma Roberto non la prese bene tant’è che si iscrisse alla federazione di Grosseto».

A proposito di paracadutati, c’è anche un altro episodio.

«Sì, era il 1987 e il partito optò per inviare al Senato Luciano Bussotti. Ma anche in questo caso una telefonata notturna, era di Vannino Chiti, ci fece sapere che quel seggio sarebbe spettato a Giovanni Berlinguer (fratello di Enrico, docente universitario) . Luciano, da gran signore che era, non fece una piega e accettò la richiesta del partito».

Veniamo alla battaglia all’interno dei Ds nel 1999 tra chi voleva riconfermare sindaco Gianfranco Lamberti e chi no.

«Il segretario della Margherita Lorenzo Mannelli aveva esplicitamente richiesto alla coalizione un segnale di discontinuità ovvero la testa del sindaco uscente. E nel partito c’erano compagni ben disposti alla cosa ovvero quella parte dei Ds che facevano riferimento all’ex segretario Luciano Francalacci. I “francalacciani” si facevano forti della considerazione “sacrifichiamo Lamberti per l’unità dell’alleanza”. Sembra che l’ipotesi fosse quella di candidare, al posto di Lamberti, Virgilio Simonti. Mannelli, o chi per lui, ci provò pure con Luca Bussotti (figlio di Luciano, attualmente docente universitario, allora “promessa” del partito) che però non si fece adulare».

Sempre in tema di Lamberti: veniamo alla prematura fine politica livornese dell’uomo che, dopo dodici anni con la fascia tricolore, tutti pensavano che avrebbe preso il volo per Roma e invece….

« Qui la cosa forse è più semplice o forse non ho io tutti gli elementi per rispondere: non ci fu un vero e proprio contrasto su idee o altro ma una forte “antipatia politica” di quella parte del partito facente riferimento al nuovo sindaco Alessandro Cosimi. E al Senato ci andò Marco Filippi».

Tornando a coloro che si sono sacrificati come Bussotti e (pur parzialmente) Benvenuti per il bene del partito o delle alleanza Susini esprime un ricordo anche su se stesso.

«Alle elezioni Europee del 1994 il partito voleva candidare lo storico leader della Cna Gino Baldi. Ma il suo sindacato ritenne poi che, non essendoci garanzia di elezione (alle Europee si vota con le preferenze e in macrocircoscrizioni) , non sarebbe stato opportuno esporre Gino a un possibile mancato successo. Allora toccò a me. Non fui ovviamente eletto ma presi 17.000 preferenze, nel nostro territorio più di Achille Occhetto. E il Tirreno titolò “Susini vola, Occhetto (capolista ndr) no”.l
 

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