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Il racconto

Lapis ergonomico, tovaglia per la merenda e cartoleria personalizzata. Bimbi e genitori: benvenuti alla scuola dell’obbligo

di Federico Lazzotti
Lapis ergonomico, tovaglia per la merenda e cartoleria personalizzata. Bimbi e genitori: benvenuti alla scuola dell’obbligo

Alle elementari la lista del materiale da portare fin dal primo di scuola è un viaggio surreale tra obblighi e richieste assurde. Soprattutto se paragonata con gli anni Ottanta

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Leggi la lista (discretamente lunga e dettagliatissima) delle cose da comprare per un figlio o una figlia che inizia oggi la prima elementare – precisamente il 15 settembre, venerdì – e oltre alle maledizioni per la spesa salata che ti aspetta, ti chiedi: «Ma deve andare a scuola o a un corso di preparazione per raggiungere la Luna durante le vacanze di Natale?».

Poi chiudi gli occhi, rufoli nei ricordi sbiaditi che profumano di anni Ottanta macchiati col succo Billy, e confronti quella stessa lista che oggi smarchi ad ogni acquisto come fosse una conquista, con la tua memoria. Pensi che stai sorridendo, invece hai l’espressione di un ebete. E ti senti vecchio, sorpassato. Una specie di dinosauro dell’apprendimento, un paleontologo spaesato alla scoperta dei costumi dell’istruzione contemporanea.

Questo, almeno all’inizio, per almeno due ragioni: non sapevi dell’esistenza di alcuni articoli di cartoleria-diavoleria oggi sul mercato, come ad esempio i lapis ergonomici che aiutano la scrittura e alleviano il solco che si creava sull’ultima falange del dito medio quando impugnavi matite e penne anti estetiche.

Ma soprattutto non puoi credere che durante l’intervallo venga davvero sistemata una tovaglietta di stoffa (che la famiglia dell’alunno deve fornire in alcune scuole) sul banco, ipotizzo per raccogliere le briciole e nel caso appoggiare la schiacciata su una superficie pulita per bere, ovviamente dalla borraccia e non certo dalla bottiglietta di plastica (fortemente sconsigliata).

Vero è che molte delle accortezze di oggi, molto probabilmente, eliminano taluni inconvenienti che le generazioni precedenti hanno vissuto tra i banchi. In ordine sparso: tornare a casa con grembiule, felpa, giacchetto, libro, astuccio o addirittura l’intera cartella di un compagno.

Questo perché «ai nostri tempi» solo alcune mamme avevano l’accortezza, la pazienza e la lungimiranza di scrivere il nome del legittimo proprietario su indumenti, cancelleria e libri di testo. E restando sulla cura del materiale, solo in pochissimi avevano il lusso anche estetico, spesso il contrappasso era qualche presa in giro dei compagni, di avere la copertina trasparente o addirittura colorata sul sussidiario.

Ecco: oggi aprire la cartella per fare i compiti a casa e accorgersi di aver preso il quaderno di Andrea al posto del proprio, oppure il diario di Giulio o la penna di Sara, non è plausibile. O comunque difficile, al limite della legalità didattica. Il vangelo secondo tutte le scuole primarie, non solo livornesi, è infatti chiarissimo e non ammette errori (o distrazioni): «I libri devono essere foderati ed etichettati con nome e cognome del bambino/a».

Ma c’è chi si spinge oltre: «Servono numero otto quaderni a quadretti di un centimetro con copertine colorate (rosso, blu, verde, arancione, giallo e tre trasparenti) provviste di etichette con nome e cognome dell’alunno/alunna». Poi per addolcire la pillola, una rassicurazione che scalda il cuore e alleggerisce la pressione: «L’identificazione dei quaderni in base alle discipline verrà fatta con bambine e bambini».

Ma per evitare grattacapi, c’è chi, in qualche modo, viste le precedenti regole stringenti, si lancia in una richiesta non vincolante, ma comunque caldeggiata: «Si chiede gentilmente di contrassegnare tutto il materiale con nome e cognome». Il genitore spaesato ma volenteroso si domanda: «Tutto in che senso?». La risposta non si fa attendere perché fa bella mostra di sé al rigo successivo: «Matite, gomma e temperino compresi». Uno dice: che sarà mai. Poi torna alla lista, sgrana gli occhi e chiama il capo in ufficio per chiedere due giorni di ferie oppure darsi malato nel caso in cui un altro genitore/collega abbia avuto la stessa idea ed esigenza con qualche decimo di secondo di anticipo.

Il motivo è presto detto. Oltre ai già citati libri e quaderni, ci sono da marchiare a fuoco (perché il nome mica si può togliere fino a giugno prossimo): due lapis ergonomici, le forbici con la punta rotonda, matite e pennarelli che vengono sistemati all’interno dell’astuccio a piani, praticamente un grattacielo. Senza contare album da disegno, sacchetto per la merenda, buste trasparenti, tempera matite (con contenitore) e colla stick. È suonata la campanella. Per fortuna.

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