Il Tirreno

Livorno

L’analisi

Turismo a Livorno, tante facce “forestiere” in giro ma pochi soldi per la città. Siamo i penultimi in Toscana

di Alessandro Barabino*
Uno sbarco di crocieristi da una love boat attraccata al porto di Livorno (archivio Pentafoto)
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Uno sbarco di crocieristi da una love boat attraccata al porto di Livorno (archivio Pentafoto)

Fanno meglio la Valdinievole, Firenze, Prato e Siena. La ricaduta economica pro capite è di 392 euro all’anno mentre per fiorentini e pisani è intorno ai tremila euro

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LIVORNO. C’è grande soddisfazione da parte del sindaco Salvetti e dell’assessore addetto Garufo per i dati sull’incremento turistico fatti registrare dalla nostra città nei primi 5 mesi di quest’anno. Siamo a un 20% in più di presenze, percentuale che ci colloca nella zona medio alta della classifica regionale. Celebra il successo anche la Confesercenti. Ma se si guardano i dati assoluti il nostro 20% è poca cosa rispetto ai numeri delle nostre sorelle toscane: partiamo da 400mila presenze a fronte del milione e quasi 700mila di Pisa e ai 7 milioni e mezzo di Firenze nel 2022. La ricaduta economica pro capite è ancora peggio: 392 euro all’anno a Livorno mentre per fiorentini e pisani è intorno ai tremila euro (quasi otto volte tanto). Una differenza enorme: per colmarla abbiamo forse fatto il primo passettino di un lungo cammino.

Tornando alle percentuali della prima parte del 2023, meglio di noi fanno la Valdinievole (più 70%), Firenze (più 45), Prato e Siena (più 30 e più 25), la Val di Chiana senese e il Chianti. Ai livelli di Livorno, con aumenti tra il 19 e il 15%, ci sono Pisa, Pistoia e la sua montagna, l’Empolese, l’Amiata, il Mugello, Volterra, la Val di Chiana aretina e Lucca. Solo un 10% in più per l’Elba (ma il periodo gennaio-maggio non la favorisce) e segno meno per la Versilia (meno 4%) e la Riviera Apuana (giù del 16). I dati sono dell’Irpet.

Allora è la svolta per una città come Livorno che negli ultimi decenni ha perso il controllo dei benefici economici del porto (i grandi profitti sono passati agli armatori lasciando pochissimo a operatori e lavoratori locali), ha visto morire la grande industria e non ha saputo rilanciarsi nell’hi-tech e nei servizi ad alto valore aggiunto? Purtroppo se si passa dagli incrementi percentuali ai dati assoluti delle presenze e del giro d’affari sembra molto presto per cantare vittoria e affidare il futuro dei nostri figli e nipoti (almeno di quelli che restano accontentandosi di un lavoro qui) ad un’economia cittadina a trazione turistica, come appare nei piani dell’attuale giunta comunale che impiega grandi energie e risorse in spettacoli e feste di piazza per cercare di richiamare qualche forestiero.

Livorno, secondo le statistiche della Regione relative al 2022, ha avuto appena 398.000 presenze nelle strutture ricettive (alberghi, pensioni, b&b, Airbnb, ecc.): tra i capoluoghi di provincia toscani solo Pistoia (158.000) e Prato (334.000) hanno fatto peggio. Senza considerare il numero monstre di visitatori che hanno avuto Firenze (7 milioni e 414mila) e Pisa (un milione e 686mila) che viaggiano su un altro pianeta, Arezzo ci ha superati con 435.000, Lucca ne ha avuti 520.000, Massa 875.000 mentre Siena e Grosseto hanno varcato il milione. E anche un comune non propriamente turistico come Piombino ha registrato più del doppio dei pernottamenti di Livorno (882.000). Le località di vacanza, anche livornesi, viaggiano su altri livelli: quasi tre milioni all’Elba, un milione e 300mila a Bibbona, un milione e 129mila a San Vincenzo, un milione e 350mila tra Cecina e Rosignano.

Ma questa valanga di turisti (il totale in Toscana nel 2022 è stato di oltre 42 milioni) quale giro d’affari produce? Si calcola che un vacanziere spenda 150 euro al giorno tra pernottamento, pasti e servizi vari: per la nostra regione è un business di 6 miliardi e 409 milioni di euro. Come si colloca Livorno nella spartizione di questa montagna di soldi? Purtroppo malissimo, siamo in fondo alla classifica delle città e precediamo solo Prato. Ci toccano 60 milioni dell’immensa torta, appena lo 0,9 per cento nonostante abbiamo una popolazione che è il 4,1 per cento di quella toscana. Vuol dire che il turismo porta teoricamente ad ogni cittadino livornese 392 euro all’anno: i nostri “cugini” pisani sono beneficiati di 2841 euro a testa, i fiorentini di 3089, i lucchesi di 876, i senesi di 2835. A Piombino la media di incasso pro capite è addirittura di 4100 euro ogni dodici mesi.

Come si vede i numeri restituiscono purtroppo una realtà in cui Livorno deve scalare ancora molte montagne per arrivare almeno a sperare che il turismo possa diventare un concreto fattore di benessere per la città. Al momento, nonostante gli strombazzati aumenti in percentuale delle presenze, l’impatto dell’economia del turismo sulla nostra città è molto lieve. Lo confermano anche le statistiche dell’Irpet sul numero di contratti di lavoro in ambito turistico: nel periodo 2020-2022 il saldo dei lavoratori a Livorno è positivo di poche unità.

Le cifre insomma ci dicono che la nostra “percezione” di sviluppo turistico è molto sovradimensionata: abbiamo tante facce “forestiere” in giro ma sono in gran parte i crocieristi del tutto compreso che vengono fatti transitare in centro ed avviati alle città d’arte e i passeggeri dei traghetti per Corsica e Sardegna che magari si fermano una notte perché hanno la nave di primo mattino. Un traffico che porta pochi soldi e lascia tanto inquinamento per le ciminiere che sputano veleni sul centro città 24 ore su 24. Vanno bene i pernottamenti Airbnb (Livorno ha prezzi inferiori ed è un’ottima base per visitare la Toscana) e i ristoranti ma l’occupazione nel settore in tre anni è rimasta al palo. Far campare una città di 160mila abitanti col turismo, partendo con i nostri numeri, appare un’impresa forse troppo ambiziosa.

*giornalista
 

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