Il Tirreno

Livorno

La testimonianza

Ristoratore rapinato a Livorno: «Sono sbucati alle mie spalle e mi hanno sbattuto a terra»

di Stefano Taglione
Il loggiato dove si sono nascosti i rapinatori
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Il loggiato dove si sono nascosti i rapinatori

Il racconto del sessantacinquenne preso a pugni e calci sotto casa sua alle Sorgenti: «Adesso ho paura»

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LIVORNO.«Io queste persone non le ho viste in faccia. Stavo per entrare nel portone del condominio con in mano un cartone di vino e una busta sottobraccio quando all’improvviso ho sentito una spinta fortissima da dietro e mi sono ritrovato per terra. Ho cercato di reagire, tirando calci dal basso, ma uno dei banditi mi ha strappato il borsello di dosso. È stato terribile, ho paura. Non possono succedere cose del genere in un cortile condominiale».

A parlare è Roberto Laurenza, il ristoratore livornese di 65 anni vittima della violenta rapina in via Bernardo Prato, proprio sotto il suo appartamento, nel quartiere delle Sorgenti. Siamo a poche centinaia di metri da dove, nel marzo scorso, un tredicenne venne accoltellato e rapinato del suo cellulare mentre era in giro col cane. È ancora sotto choc mentre arriva nel suo ristorante di Tirrenia (che Il Tirreno non nomina su sua esplicita richiesta ndr) dopo essere stato dimesso dal pronto soccorso. Ad accoglierlo il figlio, che dopo l’aggressione lo aveva subito raggiunto a casa, e che lo sta aiutando psicologicamente e per tutte le incombenze da fare (bloccare le carte di credito, rifare i documenti ad esempio e raccogliere tutti i dati per la denuncia ndr).

Roberto, come sta?

«Sono sotto choc e ho paura».

Ci racconti cosa è successo.

«Ero uscito dal ristorante un po’ prima, come faccio di solito, lasciando al lavoro mio figlio e gli altri dipendenti. Ho preso la macchina e da Tirrenia sono andato a casa, a Livorno. Sono arrivato attorno alle 22,30, ho parcheggiato e mi sono messo un po’ ad armeggiare in garage. Ho preso alcune casse di vino, le ho caricate in auto, poi con alcune bottiglie in mano e una busta sottobraccio mi sono avviato verso l’appartamento. Saranno state le 22,45 ed ero davanti al portone condominiale quando sono stato assalito».

Cosa ricorda di quei terribili momenti?

«Ero di spalle, del volto dei banditi non ricordo nulla, perché in faccia non li ho visti. Uno di loro mi ha dato una spinta da dietro, la botta in terra è stata fortissima, poi mi ha strappato il borsello. L’altro lo avevo di fronte, in piedi, e mi stavo difendendo cercando di tirargli dei calci».

E dopo?

«Mi sono messo a urlare. Non era tardi, credo che qualcuno abbia sentito le grida e sia sceso dal palazzo. Una persona di sicuro è arrivata, perché ha detto di aver visto queste persone e di aver cercato di fermarne una. Uno dei rapinatori, così mi hanno riferito, era alto quasi un metro e 90, di carnagione scura, con i capelli rasta neri. Ma ripeto: sono cose che mi sono state riportate, perché non li ho visti. Pensano che siano persone che bazzicano nel quartiere».

È un quartiere tranquillo, il vostro?

«Una cosa del genere non era mai accaduta. Nel cortile, invece, è successo che rompessero i finestrini delle macchine per racimolare qualcosa e che rubassero nei garage. È capitato giusto qualche settimana fa. Ma rapine, francamente, non ne ricordo. È bene però che si sappia cosa è successo, anche per dare un impulso alle indagini della polizia». l


 

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