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Morto a due anni a Livorno, la mamma cambia versione per la terza volta: «Un incidente»
La donna inizialmente aveva raccontato di un incidente in un parco giochi di Tirrenia, salvo poi spiegare di non ricordare nulla. Ora la nuova ricostruzione
LIVORNO. «Mio figlio è caduto dalle scale, è stato un tragico incidente. Non l’ho ucciso». Poche parole quelle di Damaris Kindelan Ballester, la parrucchiera trentottenne cubana in carcere per l’omicidio del figlio di due anni e mezzo, Marcos Del Mar Ferrero, il piccolo che ha messo al mondo il 6 gennaio del 2021 a Torino e che – secondo l’accusa – avrebbe gettato dalla tromba delle scale del palazzo di via del Bosco 32, dove si trovava in vacanza a Livorno per qualche giorno a cavallo del Ferragosto e dove in passato, stando al racconto di alcuni vicini di casa, avrebbe «abitato insieme a un’amica brasiliana».
Terza versione
La donna ha cambiato versione per la terza volta in poche settimane: la mattina del 17 agosto, dopo la tragedia e quando ancora non era indagata, aveva raccontato alla polizia che il figlio si era sentito male nella notte dopo essere caduto due volte da uno scivolo di un parco giochi di Tirrenia nel pomeriggio precedente. Un trauma cranico provocato dagli impatti, secondo lei, che però inizialmente non aveva dato alcuna avvisaglia per poi manifestarsi in una perdita di coscienza improvvisa. Poi, una volta che il sostituto procuratore Giuseppe Rizzo l’ha iscritta nel registro degli indagati, pochi giorni più tardi ha spiegato «di non ricordare niente, di non avere memoria di quelle ore e dei suoi spostamenti a Livorno». Salvo poi, ieri mattina dal carcere “Don Bosco” di Pisa dove si trova in regime di custodia cautelare per il pericolo di fuga e reiterazione del reato, ricordare della morte del figlio e aggiungere, al giudice per le indagini preliminari, di non averlo ammazzato: «È morto a causa di un incidente, non è stato un omicidio».
La strategia difensiva
La strategia difensiva, fin dal primo istante, è stata quella di sostenere una perdita di memoria di Kindelan probabilmente causata dallo choc per la morte del bambino, che sarebbe stata «accidentale». Sulla donna, aveva aggiunto la questura dopo l’arresto di venerdì scorso, «erano emersi disturbi di personalità in un procedimento civile svoltosi dinanzi al tribunale di Torino». Per sciogliere ogni dubbio sulla sua capacità di intendere e di volere, determinante ai fini del processo che si aprirà nei prossimi mesi, il sostituto procuratore Giuseppe Rizzo ha disposto una perizia psichiatrica. Solo attraverso questo accertamento, che sarà eseguito nelle prossime settimane, si potrà capire l’eventuale vizio parziale o totale di mente dell’indagata.
Le tracce di sangue
Secondo la Squadra mobile, che non ha mai fermato le indagini, «il decesso del bambino è attribuibile a un’azione volontaria della madre». Lo avrebbe, nelle 11 ore in cui è rimasta all’interno del condominio di Borgo Cappuccini, gettato dalla tromba delle scale. Ma secondo gli abitanti del palazzo di via del Bosco 32, dove sarebbe avvenuta la tragedia, non sono mai state notate tracce di sangue in corrispondenza dei gradini o davanti alle scale. «Tre macchie secche – racconta una residente – solo di fronte all’entrata, lontano dalle due rampe che collegano il pian terreno ai 28 appartamenti dello stabile». La polizia scientifica, in ogni caso, ha sequestrato le tracce biologiche. Mentre gli agenti hanno ascoltato alcuni inquilini dell’edificio. La maggior parte di loro ha raccontato di non aver mai visto Kindelan, un’altra donna di «averla notata – come ha spiegato al Tirreno nei giorni scorsi – scendere di corsa gli scalini con il bambino in braccio come per non farsi riconoscere, senza neanche salutare. Ci sono rimasta male perché volevo fargli i complimenti per il piccolo, che comunque non ho visto in faccia perché aveva il volto verso il petto della madre».
Un chilometro a piedi
La signora potrebbe essere stata una delle ultime persone ad aver visto vivo il bambino, ammesso che ancora lo fosse, motivo per il quale è già stata ascoltata dalla polizia. Perché attorno alle 4,30-5 di mattina del 17 agosto scorso, da via del Bosco, la mamma è uscita dal condominio con Marcos in braccio, con ogni probabilità già morto, percorrendo un chilometro a piedi in una Livorno praticamente deserta. Si è chiusa il portone alle spalle, ha svoltato a destra verso Borgo Cappuccini, lo ha percorso fino a via Verdi e poi ha svoltato l’angolo in via Sardi, una traversa di via Ricasoli. Qui, un uomo, vedendolo con la bocca insanguinata ha chiamato il 112. Ma nessuno, né sull’ambulanza né al pronto soccorso, ha potuto fare niente per salvarlo. Perché era morto da ore. Ucciso – secondo la procura – dalla madre. Morto, secondo quest’ultima, dopo una caduta accidentale dalla tromba delle scale. l
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