Toscana
Bimbo ucciso a due anni a Livorno, la mamma: «Non ricordo niente, l’ho già detto al pm»
L’indagata: «Non ho memoria». Lunedì 4 atteso l’interrogatorio di garanzia davanti al sostituto procuratore Giuseppe Rizzo
LIVORNO. «Non sono in grado di ricostruire nulla e di quella giornata non ricordo i miei spostamenti. Me lo ha chiesto anche il pubblico ministero, non ho memoria».
Poche parole alla sua avvocata, dal carcere di Pisa, da parte della trentottenne parrucchiera cubana Damaris Kindelan Ballester, la donna arrestata due giorni fa con l’accusa di aver ucciso il suo figlioletto di due anni e mezzo, Marcos Del Mar Ferrero, in un condominio di Borgo Cappuccini. Secondo la procura, l’artigiana ora disoccupata, lo avrebbe gettato dalla tromba delle scale del palazzo in cui sarebbe rimasta – stando alle prime risultanze dell’indagine coordinata dal pubblico ministero titolare dell’inchiesta, Giuseppe Rizzo – 11 ore, dal tardo pomeriggio dello scorso 16 agosto fino a poco prima delle 5 di mattina del 17, quando ha vagato senza meta per il centro della città con il bambino probabilmente già morto fra le braccia fino a che, all’incrocio fra via Sardi e via Verdi, un passante non ha chiamato il 112 spiegando agli operatori della centrale del 118 di aver incrociato una madre con in braccio un bimbo «che perde sangue e bava dalla bocca» che però, secondo le forze dell’ordine, a quell’ora sarebbe stato già senza vita.
L’interrogatorio
Domattina, per Kindelan, si terrà l’interrogatorio di garanzia. Ieri, per la prima volta dall’applicazione della misura cautelare, l’avvocata della donna ha potuto visionare gli atti di indagine e l’ordinanza che dispone la misura cautelare nel carcere femminile “Don Bosco” di Pisa. «Prima di dire qualsiasi cosa – le parole della legale Alice Smareglia – devo visionare il fascicolo». È probabile che nell’interrogatorio di garanzia davanti al pubblico ministero Giuseppe Rizzo la donna continui a ripetere di non ricordare niente. Del resto, sentita già una prima volta in qualità di indagata, al sostituto procuratore aveva riferito questa versione, ovvero di non aver memoria di quanto accaduto fra il 16 e il 17 agosto scorsi.
La versione iniziale
Inizialmente, però, una versione Kindelan l’aveva data. Agli stessi inquirenti, quando ancora non era indagata per omicidio volontario premeditato, la trentottenne aveva spiegato che il figlio di due anni e mezzo era rimasto ferito dopo due cadute da uno scivolo a Tirrenia e di non aver subito allertato i soccorsi, né essere andata al pronto soccorso, perché non avrebbe dato peso alle lesioni. In realtà, dopo l’autopsia eseguita dal medico legale David Forni, è emerso che «le gravissime ferite avrebbero impedito al bimbo di muoversi autonomamente». Una conclusione che contrasta radicalmente con la versione della madre, che invece aveva parlato delle due cadute e del fatto che, dopo di esse, il bambino aveva continuato a comportarsi normalmente, senza apparenti conseguenze dell’ipotetico trauma cranico post-caduta dallo scivolo.
La linea difensiva
In ogni caso, per capire se la parrucchiera sia in grado di intendere e di volere, la stessa procura ha disposto una perizia psichiatrica. Secondo la difesa il vuoto nella memoria di Kindelan è «perfettamente compatibile con uno choc traumatico» e per questo sta valutando il ricorso a un percorso di sostegno psicologico. La tesi difensiva è che il piccolo possa essere morto dopo un incidente, caduto accidentalmente dalla tromba delle scale del palazzo di Borgo Cappuccini, e che quindi la madre, che non ne aveva neanche l’affidamento, non lo abbia ucciso volontariamente.
L’arresto
Il giudice per le indagini preliminari, per il pericolo di fuga e di reiterazione del reato, ha firmato la misura cautelare in carcere su richiesta del pubblico ministero. La donna, almeno fino a sabato scorso, era rimasta a Livorno e si era anche recata al cimitero dei Lupi, dove era stata eseguito l’autopsia del bambino, per vederlo. Ovviamente non le è stato possibile. Tornata a Torino, dopo pochi giorni, è scattato l’arresto. E ora si trova nel carcere “Don Bosco” di Pisa, in attesa dell’interrogatorio di garanzia.
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