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Livorno, cantieri infiniti al Fosso della Venezia: «Si rispettino le scadenze»

di Flavio Lombardi
A sinistra il cantiere sul viale Caprera (Foto Daniele Stefanini/Silvi). In senso orario Monica Inghilleri, Kety Mastrosimone, Giovanni Fancellu e Cristina Avanzoni
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A sinistra il cantiere sul viale Caprera (Foto Daniele Stefanini/Silvi). In senso orario Monica Inghilleri, Kety Mastrosimone, Giovanni Fancellu e Cristina Avanzoni

Sul viale Caprera Inconvenienti e ritardi nella costruzione del ponte. I commercianti: «La zona così sarà valorizzata, si faccia presto»

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LIVORNO. I lavori fermi, pur con una ripresa ufficialmente registrata dopo la conclusione di Effetto Venezia. E il fine cantiere che, dopo l’apertura del settembre dell’anno scorso, in aprile ha subito una brusca frenata. I commercianti che lavorano nella zona del viale Caprera, sul cui fosso è in corso la costruzione del ponte, si augurano che i lavori finiscano in fretta, ma sono sicuri: «Riqualificheranno questa zona». Ecco il viaggio del Tirreno intorno a un cantiere la cui chiusura è prevista per il maggio del 2024.

«Salto di qualità»

Iniziamo col dire che chi abita lì vicino o chi in quel punto ha un’attività commerciale non vede l’ora di poter godere di un angolo da sogno che, al momento, è solo un’immagine impressa nella memoria di progetti visti o raccontati. Uno scorcio di Venezia a pochi metri dal Museo della Città e da una bella piazza che prima era un parcheggio. Manca ciccia però. E quello scavo, con la paratia, i blocchi enormi di cemento e la terra adagiata sulla strada dalla benna della ruspa, continua a dividere in due quel pezzo di fosso che fu interrato alla fine dell’Ottocento. Giovanni Fancellu, titolare del bar tabacchi La Venezia, è positivo. «Certo, ci sono alcuni disagi perché ci troviamo nel punto cruciale dei lavori. Guardando però in prospettiva futura devo dire che si tratta di un grande miglioramento per la piazza e per il quartiere, se non addirittura per la città. Il fosso, così com’è, porta cattivi odori. Non parliamo poi del profilo estetico. Credo che sarà tutto molto bello a lavori completati».

«Si faccia presto»

Si parla della tempistica. E, anche qui, l’esercente non si mostra particolarmente critico, guardando il bicchiere mezzo pieno. «Si parla di maggio, un periodo che si affaccia alla prossima stagione estiva, credo che possiamo sopportare i cantieri per un altro po’ di tempo. Ne vale la pena. Soprattutto, vediamo di sbrigarci e finire. La piazza è un gioiellino, idem il resto del quartiere. Piano piano ci stiamo avvicinando davvero al concetto di centro storico e non più solo un posto dove si mangia e si beve. Questi lavori servono e ce ne accorgeremo». Cristina Avanzoni è una che in Venezia ci abita. «Si va troppo a rilento, la presenza degli operai latita e se si stabilisce una scadenza si deve rispettare. Questi cartelli tolgono anche dei posti macchina, hanno stancato. Non si parla di due mesi. Qui alla fine si sfiora uno slittamento di un anno. Sono favorevole alla riapertura del fosso, lo sono sempre stata perché ritrovare e riscoprire la Venezia che fu è un impegno lodevole. La mia critica sta tutta nei tempi che dobbiamo sopportare per arrivare al termine. E ho qualche dubbio che per maggio sia tutto a posto. Gli operai a volte si vedono, ci stanno due ore e poi vanno via. Spero di essere smentita». Dietro il bancone del negozio di alimentari La terra del Sole c’è Kety Mastrosimone con un cappellino nero e un gran sorriso. «Sotto l’aspetto lavorativo il cantiere non incide negativamente. Resta però il fatto che l’aspetto estetico lascia a desiderare. Poi c’è il problema dei posti auto occupati dal cantiere e dai cartelli e, infine, la questione legata alla sicurezza».

«Più sicurezza»

Più argomenti messi sul tavolo, d’altra parte, necessitano spiegazione. «Per chi scende dalle navi non è un bel vedere. Diciamo che arrivando dalla stazione marittima si è alla porta d’ingresso della città. Poi bisogna capire che, prima si finisce e meglio è, anche per evitare il pericolo che qualcuno cada dentro la buca. La sera può capitare, specialmente se qualcuno è un po’ troppo euforico. La spalletta, d’altra parte, non è alta e il bicchierino in più che ti spinge a fare una azione azzardata, magari per una scommessa con gli amici, non ti protegge. Sembro esagerata, ma di persone così ne capitano tutte le sere. Fino a ora, comunque, diciamo che è andata bene. Infine, parliamo dei cartelli. Qui c’è un semaforo fisso da nove mesi che dà fastidio alle macchine. E le gabbie che delimitano l’area cantiere ingombrano la strada. La viabilità, insomma, così patisce». Monica Inghilleri di La Volpe e l’uva, da parte sua, ritiene che si vada «un po’ troppo a rilento. Auspico che a questo punto i lavori possano procedere senza troppi intoppi. Riscoprire il fosso rappresenta un altro pezzetto di una riqualificazione che questo quartiere ha faticosamente guadagnato negli anni. Lo si deve a Livorno, più che ai veneziani».

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