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Livorno, in pensione Aiello vigile del fuoco e campione di judo. «Sono triste e felice»

Livorno, in pensione Aiello vigile del fuoco e campione di judo. «Sono triste e felice»

Nel 1979 ha vinto i tricolori e adesso insegna: «Terrificanti esperienze a Sarno e l’Aquila a cercare i cadaveri tra le macerie»

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LIVORNO. Nel 1979, a 16 anni, ha vinto i campionati italiani di judo. E la vita lo ha messo di fronte a un bivio: «Con una firma ti arruoliamo nel gruppo sportivo della guardia di finanza o in quello dei carabinieri». Ma lui ha scelto la terza via, quella imprevista e più rischiosa: il concorso per entrare nei vigili del fuoco. Che ha brillantemente superato. Oggi, 37 anni più tardi, il lottatore livornese Luca Aiello va in pensione. Dopo aver portato, fra l’altro, le sue arti marziali nei pompieri di Livorno, con la sua palestra “Kodokan” di viale Petrarca che si è affiliata, e continuerà a esserlo anche con il suo congedo, alla caserma di via Campania. «Sono contento, ma allo stesso tempo dispiaciuto – racconta – perché amavo il mio lavoro. I colleghi sono stati fantastici, dato che mi hanno tributato ben tre saluti».

È il 1986 quando Aiello inizia la sua carriera professionale. Lo fa ad Alessandria, in Piemonte, dove resta due anni. Poi, per ben sette, la sua casa diventa il comando provinciale di Pisa. L’aeroporto Galileo Galilei, dove c’è una base dei pompieri, per due. Altrettanti a Saline di Volterra, nel distaccamento. Poi in centrale operativa. E appena si presenta l’occasione di riavvicinarsi a casa, la coglie al volo. Non subito, perché inizialmente il vigile del fuoco va a farlo ancora più lontano, pur nella sua stessa provincia: a Portoferraio, all’isola d’Elba, dove abita per qualche mese. Poi Cecina e infine Livorno, dove due giorni fa è andato in pensione come capoturno provinciale. Una carriera di duro lavoro, che ha accompagnato come presidente della “Kodokan”, la scuola di judo che presiede e che continua a portare avanti, anche nell’affiliazione al gruppo sportivo dei vigili del fuoco. Molti i ragazzi che hanno raccolto importanti successi, uno su tutti il diciottenne labronico Davide Bragagni, salito nella graduatoria nazionale. «Abbiamo raggiunto ottimi risultati a livello agonistico – commenta – e molte convocazioni a livello nazionale. Naturalmente, anche se vado in pensione, non lascio l’associazione. Rimarrò qui a lavorare. È un bellissimo gruppo, con bambini di tre anni e persone di 70. Bragagni è forte, pensare che si allena e quest’estate ha lavorato come bagnino. La sua dedizione è encomiabile, è veramente un bravo “bimbo”».

Innumerevoli le esperienze, con i vigili del fuoco, che Aiello ha intrapreso nel corso dei decenni. Alcune, purtroppo, terrificanti. «Nel 1998, quando ci fu l’alluvione di Sarno – racconta – siamo stati inviati in Campania per aiutare la popolazione e i nostri colleghi già sul posto. Un ragazzo di 15 anni era disperso. Purtroppo era in una zona dove nessuno si sarebbe immaginato che fosse, sotto una strada dove tutti passavamo. Eravamo con i cani specializzati nelle ricerche, che però segnalano la presenza di persone vive, non morte. In quel caso, purtroppo, lui era deceduto da tempo. Fu l’animale ad accorgersi di qualcosa, poi purtroppo abbiamo fatto la tragica scoperta. Tutt’altro c’erano i resti delle abitazioni, come i frigoriferi...». Qualche anno più tardi, dopo il terremoto dell’Aquila del 2009, «abbiamo trovato i corpi di madre e figlia che purtroppo erano rimaste imprigionate in un garage. Stavano andando a prendere l’auto e purtroppo non ce l’hanno fatta a sopravvivere. Nel trovare loro, abbiamo scoperto il corpo di un altro adulto fra i piloni dell’edificio crollato a causa del violentissimo sisma. In 37 anni, purtroppo, vedi anche cose che non dovresti mai vedere».

Aiello è stato chiamato anche per affrontare altre emergenze, come il disastro della Costa Concordia, al Giglio. «Quello è stato l’ultimo che ho fronteggiato insieme ai miei colleghi del comando livornese – racconta – ma siamo arrivati molto dopo, non subito». Di aver scelto i pompieri, rischiando il concorso, non è affatto pentito: «Era il lavoro che volevo fare, non desideravo altro – conclude – Mio fratello Alessandro, che ha dieci anni più di me ed è andato in pensione nel 2013, è stato il capo dei sommozzatori. Mentre mio nonno Catone Politi è stato pompieri negli allori “comunali”, così si chiamavano».

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di Redazione web