Toscana
Livorno, il sogno africano di Simonetta Ottone: «In Egitto a diffondere la danza terapia»
Il racconto: «Sono fuggita dall’Italia durante il Covid ed è nata un’avventura meravigliosa»
LIVORNO. Diffondere in Egitto l’arte della danza terapia. Questa l’idea, nata quasi per caso, anzi per necessità, che ha lanciato la livornese Simonetta Ottone e il compagno Ashraf Tawik in un’avventura meravigliosa. Un progetto impegnativo, certo, che prevede di trascorrere “in loco” alcuni mesi l’anno, ma che apre una via tra la nostra città e l’Africa, confermando una grande attitudine verso l’interculturalità.
«Tutto nasce dalla surreale gestione italiana del Covid – spiega Ottone –. Provavo una grande sofferenza; non potevo più fare più il mio lavoro di danzatrice e danza-terapeuta; i rapporti con le varie strutture si erano polverizzati. Ero ferma». Poi la scintilla che accende il motore. «In quel periodo incontrai un collega italo-egiziano grafico web master, col quale avevo già lavorato, e pensammo di rinnovare il mio sito. Aveva contatti con il mondo extraeuropeo, per lavoro e per la sua famiglia. Vivevamo insieme il dramma del lavoro. Questo ci ha unito nell’emergenza, ci siamo rifugiati nella fantasia, abbiamo capito che per andare avanti dovevamo viaggiare, uscire dal paese». E questo è stato il passaggio decisivo. «Propose di portare in Egitto la danza terapia, praticamente sconosciuta a quelle latitudini. Divenne presto il nostro obiettivo. A novembre 2021, riuscimmo in qualche modo ad arrivare in Egitto, in un momento di caos pazzesco per i voli. Un’impresa abbracciata più per esasperazione che per generosità».
Fu il gioco che vale la candela. «Fu una boccata d’aria, approdammo in un paese extra europeo, profondamente interessato all’innovazione culturale».
Da quel momento comincia il percorso che continua tutt’oggi. «Siamo riusciti col tempo a costruirci una base piuttosto solida; siamo stati invitati a collaborare con uno dei più importanti centri di danza contemporanea al Cairo (Danssabeel Contemporary Dance), tenendo vari workshop di danza terapia e teatro danza in varie zone della città. Attualmente abbiamo dieci ragazze, che stanno svolgendo con noi 580 ore di formazione professionale, e che tra un anno saranno danza terapiste del nostro metodo Dance to Live (danzare per vivere, ndr)».
Sono stati tre anni pieni di incontri. «In questo tempo, nei vari luoghi dove abbiamo tenuto sessioni col pubblico, sono venuti a partecipare alle nostre iniziative più di settanta persone. Abbiamo fatto conoscere su larga scala il significato di danza terapia e la tradizione italiana che questa disciplina ha maturato nella nostra penisola negli ultimi sessant’anni».
L’interesse suscitato è importante. «Abbiamo lavorato in scuole per bambini con speciali necessità, che hanno chiesto di conoscere e applicare il nostro approccio – racconta Ottone –. Siamo stati invitati come speaker della conferenza in occasione della giornata internazionale della donna, organizzata dall’ordine di ostetricia e ginecologia egiziano. A novembre torniamo laggiù e saremo presenti al più grande festival internazionale del mondo mediorientale per il benessere e l’evoluzione personale. In Egitto abbiamo prodotto anche vari video artistici e di documentazione, in luoghi bellissimi, in diversi siti anche archeologici e di bellezze naturale. Con ampia documentazione fotografica di dove andiamo e di coloro che incontriamo».
Ottone continua:«Ogni volta che andiamo diamo la possibilità, a chi è interessato, di far parte di una comunità internazionale, attiva, che ha creato una rete con possibilità di scambio di conoscenze esperienze e opportunità. Gli studenti, come noi, credono in una visione non eurocentrica, ma che si spenda per un’apertura verso paesi considerati del terzo mondo; che solo apparentemente sono diversi, ma coi quali siamo legati da un’antichissima consuetudine di frequentazioni maturate nella storia. I punti di contatto tra il popolo italiano e quello egiziano sono davvero tanti».
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