Gioco
L’artista livornese nel libro di Capossela: «Così vi racconto il mio Sponz Fest»
Il contributo del cantautore Alessio Franchini nel volume sui dieci anni della manifestazione
LIVORNO. Se uno come Vinicio Capossela realizza un libro per raccontare i dieci anni dello Sponz Fest, il festival dal lui stesso diretto e ideato che si svolge a fine agosto in Alta Irpinia, e alza il telefono per chiamarti e chiederti di farne parte un motivo ci sarà. È successo ad Alessio Franchini, cantautore livornese che guarda caso, anche lui quest’anno celebra i dieci anni dal suo primo incontro con il grande artista italiano. Qualche sera fa Franchini era a Calitri (Comune in provincia di Avellino che fa da fulcro per lo Sponz Fest) per la presentazione collettiva del libro “Come li pacci, un racconto a più voci di dieci anni di Sponz Fest” edito da Baldini e Castoldi, a cura di Irene Sciacovelli e Luca Sebastiani, con interventi volontari di tutti i partecipanti.
Perché è finito dentro questo libro?
«Nel 2017 ho suonato allo Sponz Fest, su invito di Capossela stesso. A Borgo Castello tenni insieme alla mia band il concerto all’alba che segnò la chiusura della manifestazione. Portammo il nostro omaggio a Jeff Buckley (noto cantautore e chitarrista americano morto in circostanze tragiche nel 1997, ndr) a venti anni dalla sua scomparsa e fu bellissimo suonare all’alba davanti a un sacco di persone, compreso Vinicio Capossela, che ci vide e alla fine ci ringraziò. Su quello stesso palco, oltre a lui, la sera prima suonò anche Kusturica. Pensare di trovarsi lì fu una cosa incredibile per noi. Fortunatamente, andò tutto bene. Con Vinicio siamo rimasti in contatto e tre mesi fa mia ha scritto per parlare del libro sui dieci anni dello Sponz Fest, chiedendomi di scrivere una parte per raccontare la mia esperienza, accanto a quella di altri artisti. Non ci ho pensato due volte ad accettare, così sono stato invitato a Calitri per la presentazione del libro».
E com’è andata?
«Ero lì per chiudere la presentazione e una volta sul palco mi ha chiesto di cantare Hallelujah (brando di Leonard Cohen portato al successo da Jeff Buckley, ndr) a cappella per il finale della presentazione stessa, in cui Capossela ha letto un passaggio del libro. La sua richiesta mi ha colto di sorpresa, ma è stato bello. Sicuramente una bella soddisfazione, anche se all’inizio mi sentivo un po’ in imbarazzo perché io suono, non sono uno scrittore, quindi mi sono presentato in una veste nuova. Ma sono molto felice di questa esperienza, che metto al fianco del libro scritto da Gary Lucas (chitarrista americano che ha lavorato per anni con Jeff Buckley, ndr) su Buckley nel quale parla anche di me».
Come ha conosciuto Capossela?
«Il primo contatto risale al 2013, quando suonai a Parma per il Barezzi Festival, portando proprio insieme a Gary Lucas lo spettacolo su Jeff Buckley, artista di cui Capossela è appassionato. Prima del mio concerto, lui tenne un reading, così ci incrociammo sul palco e facemmo una foto insieme. Poi a inizio 2015 fui contattato per portare lo stesso spettacolo al Moon in June sul Lago Trasimeno. Ovviamente andai e, finito il concerto, Vinicio mi fece i complimenti e mi invitò a cantare due brani la sera dopo durante il suo concerto. Fu bellissimo, alla fine andai via con lui in barca, cenammo insieme alla sua famiglia e al suo staff e mi lasciò i suoi contatti. Da allora ci teniamo in contatto via mail soprattutto per consigli su libri da leggere, e ogni volta che viene in Toscana vado sempre a trovarlo».
E ora cosa c’è nel futuro del cantautore Alessio Franchini?
«Sto lavorando al mio progetto DiGiovanni, che ho lanciato a inizio 2022 e per il quale uscirà nuovo materiale tra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo. Intanto, il 29 agosto suonerò al Surfer Joe all’Open Mic e sarà la mia prima uscita ufficiale a Livorno come DiGiovanni. Ho preso il cognome di mia madre per dare il nome a questo mio progetto cantautorale che, rispetto ai miei precedenti, è meno rock e più moderno, con uno stile più intimo e personale».
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