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Inceneritore a Livorno, quindici milioni per tenere acceso l’impianto

di Claudia Guarino
Inceneritore a Livorno, quindici milioni per tenere acceso l’impianto

Ai soldi necessari per i lavori vanno aggiunti i costi di gestione

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LIVORNO. Undici milioni di euro e un anno di interventi per adeguare l’impianto. Più due milioni per la manutenzione post lavori e altri due milioni di importi accessori. A cui, chiaramente, vanno aggiunti i costi previsti per la normale attività: circa 12 milioni di euro in tre anni. Ecco quanto costa mantenere aperto l’inceneritore al Picchianti fino al 2027, fino cioè all’inaugurazione dell’impianto di Peccioli. È tutto scritto nero su bianco nella relazione inviata da RetiAmbiente in Regione dopo la richiesta di chiarimenti avanzata durante la conferenza dei servizi di maggio. «Sono cifre assurde che i cittadini dovrebbero ripianare come sempre con la Tari – tuona il comitato Rifiuti Zero –. L’inceneritore deve essere chiuso». La decisione spetterà a RetiAmbiente, che – a quanto riferisce – sta «valutando varie opzioni in attesa della prossima conferenza dei servizi, che è prevista per fine settembre». Ma andiamo con ordine.

L’autorizzazione

Come sappiamo l’autorizzazione integrata ambientale (Aia) dell’inceneritore di Livorno scade il prossimo 30 ottobre. Dopo quella data, in teoria, l’impianto deve essere spento. Ma solo in teoria. Perché tempo fa è stata depositata istanza di riesame dell’autorizzazione – che è stata rilasciata nel 2007 dalla Provincia – e le varie pratiche sono al vaglio della conferenza dei servizi convocata dalla Regione. È nella riunione del 31 maggio che è stata chiesta un’integrazione ai documenti e per questo è stata realizzata una relazione che analizza vari scenari. La domanda cardine a cui dovrà rispondere RetiAmbiente è una: conviene o non conviene lasciare l’inceneritore acceso fino all’entrata in funzione dell’impianto di Peccioli? Il via, in questo caso, è previsto per il 2027, ma chiaramente non è una data incisa nella pietra. Considerando che stiamo parlando di burocrazia e procedure d’appalto, un margine d’incertezza è d’obbligo.

Ammodernamento

Innanzitutto per poter tenere aperto l’inceneritore bisogna che sia adeguato alle Bat, le migliori tecniche possibili imposte dalla normativa europea. Dunque servono interventi in grado di ammodernare gli impianti. Bene, è emerso – come è scritto nella relazione inviata in Regione – che l’intervento di revamping (ammodernamento) costerà circa 11 milioni di euro e durerà un anno, lasso di tempo (il 2024) in cui l’inceneritore rimarrà chiuso. A questi 11 milioni ne vanno aggiunti altri due per finanziare un intervento di manutenzione sull’impianto. E, fanno sapere da RetiAmbiente, altri due ulteriori milioni. Si arriva quindi a quindici milioni di euro. Ecco quanto costerà rimettere a nuovo l’impianto del Picchianti per tenerlo in vita (almeno) fino al 2027. Per il triennio 2025-2027, inoltre, si stima che i costi di funzionamento dell’impianto (personale, consumi, amministrazione eccetera) si aggireranno intorno ai 12 milioni di euro.

Chi paga

«Per coprire tali costi Aamps dovrebbe far pagare ai Comuni proprietari di Retiambiente (compreso Livorno) una tariffa di conferimento dei rifiuti nell'inceneritore nettamente superiore alla media di mercato: dai 155 ai 182 euro a tonnellata, contro ad esempio una tariffa pagata nel 2020 per il conferimento agli impianti di Retiambiente che andava dai 135 ai 141 euro a tonnellata – fa sapere il comitato Rifiuti Zero –. Una follia e un danno erariale, che i cittadini dovrebbero ripianare come sempre con la Tari». Perché i costi del revamping potrebbero sì ripercuotersi sulla Tari. E non solo su quella pagata dai cittadini livornesi. «Gli interventi sull’inceneritore – dice l’assessore Gianfranco Simoncini – rientrano nel piano di RetiAmbiente ed eventuali costi aggiuntivi riguardano tutto l’ambito (composto da cento Comuni ndr)».

Le prospettive

Inceneritore spento o acceso, dunque? Qual è la scelta migliore e più conveniente? Da RetiAmbiente, per adesso, non si sbilanciano. Appurato che ammodernare l’inceneritore costerà 15 milioni, ora si sta valutando quanto costerebbe spegnerlo e bruciare i rifiuti altrove fino al 2027. RetiAmbiente fa sapere che, in quest’ottica, sta valutando sia l’opzione di un deposito temporaneo (stoccare i rifiuti in attesa di trovare un altro impianto) sia la possibilità di bruciare direttamente i rifiuti in un altro impianto, purché sia in Italia. «Prenderemo una decisione dopo la prossima conferenza dei servizi, quando capiremo se ci saranno prescrizioni e sarà possibile avere un’idea definitiva dei costi».

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