Il Tirreno

Livorno

Il lutto

Livorno dà l’ultimo saluto a Roberto Malfatti, artista prestato all’imprenditoria

di Flavio Lombardi
Livorno dà l’ultimo saluto a Roberto Malfatti, artista prestato all’imprenditoria

Aveva da pochi giorni compiuto 70 anni

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LIVORNO. L’8 agosto scorso, aveva compiuto 70 anni e la malattia che in questi ultimi mesi lo aveva colpito, stava per sferrare il suo ultimo attacco, portandoselo via nelle prime ore di ieri mattina. Ma lui, Roberto Malfatti, persona attiva e sensibile, tutta presa dalla passione per il mondo dell’arte a 360°, andava avanti con dignità, valore e senso di leggerezza non comuni. Accettando il destino senza mutare la sua indole di persona buona e curiosa di tutto quello che lo circondava. Lanciando agli altri un messaggio importante, nonostante conoscesse il passaggio verso la fine di questo mondo materiale. Rimettendo ordine fino agli ultimi giorni della scorsa settimana, ad un archivio fotografico incredibile, fatto di immagini che non sono mai diventate un libro o una mostra, ma solo per sua scelta. Era una persona discreta, riservata. Certe cose, le condivideva con i familiari e con gli amici. Quelli buoni.

Bravo nelle arti visive. Un obiettivo rivolto verso il mondo degli animali, o ad angoli della città, piuttosto che di testimonianze di eventi, oppure ritratti di persone. Negli anni ’60 aveva la sua camera oscura e si sviluppava le foto per conto proprio. Scoprendo negli anni 2000 il digitale. Per dirla un po’ come Henri Cartier-Bresson, “la macchina fotografica è un libro da disegno, uno strumento d’intuizione e spontaneità; la padrona dell’istante in cui, in termini visivi, mette in dubbio e decide simultaneamente. Per poter dare un significato al mondo, devi sentirti coinvolto, devi sentirti dentro ciò che hai incorniciato nel mirino. Quest’attitudine richiede concentrazione, disciplina mentale, sensibilità, e senso della geometria. È con il grande risparmio di mezzi che si arriva alla semplicità d’espressione. Quando scatti fotografie devi sempre farlo con assoluto rispetto nei confronti del soggetto e nei confronti di te stesso”.

Macchina fotografica, come un libro da disegno, si è detto. Ecco una matita allora, alle prese con le linee di contorno e poi al colore della pittura. Lo studio che non si ferma al tratto, ma si sviluppa attraverso la geometria, la prospettiva, l’anatomia, l’architettura, lo studio della luce e dei colori. Impossibile raccontare in breve gli interessi di Roberto nell’arte. Una sinfonia continua, un turbinìo in costante evoluzione, le cui tappe raggiunte non venivano mai accantonate. Semmai, riprese a tempo debito per proseguire un viaggio interiore verso una perfezione da raggiungere.

Ma siccome il primo amore non si scorda mai, non si può parlare di Roberto Malfatti senza dire che la musica rappresentò la sua passione giovanile. Abile con la chitarra, nell’accompagnare quella bella voce rock che chissà dove avrebbe potuto portarlo se non avesse incontrato Sandra, l’amore della sua vita, e deciso di sposarla anche i se 23 li aveva passati da poco. A un’età in cui oggi si vive volentieri sempre con babbo e mamma, Roberto aveva tirato su famiglia. La spensieratezza e i progetti furono messi da una parte, perché era il momento di pensare alle “cose serie”. Molte delle sue energie cominciarono ad essere profuse nella azienda di cui la famiglia era comproprietaria, la Fonain, forniture di bordo e navali, continuando a coltivare però tutte le sue passioni con il tempo che gli restava disponibile.

Non solo arte, ma passione pulita anche per la politica con la lista Confronto per Livorno di Gianfranco Lamberti con il quale aveva creato il blog che lui stesso curava. A stretto contatto con Giovani De Peppo che di Roberto dice: «Capace di interpretare, nella logica della comunicazione, tante sensibilità che molti non hanno e non capiscono. Una persona di grande valore estetico ed umano».

Collaboratore artistico di Giada Garrison, compagna del fratello Sirio, noto medico in città, ex responsabile reparto donazioni e trapianti e poi fondatore di cure palliative. Educato, riservato, delicato, titolare di un mondo interiore artistico eccellente. Interpretava canzoni di Bob Dylan mettendoci del suo quando le note accompagnavano “ho sentito diecimila sussurrare e nessuno ascoltare, ho sentito un uomo morire di fame, ho sentito molte persone ridere”.

«Ha percorso la passione del disegno, poi è arrivata la fase della fotografia con tanti temi diversi – dice la figlia Francesca; un grande amore per la famiglia, messa sempre davanti a tutto. Da ragazzo, ha rinunciato alla musica, continuando a coltivarla in casa. Molti dicono che fosse davvero molto bravo. Grande cultura musicale, una persona con tanti interessi e che ha vissuto col sorriso fino alla fine».

Oggi alle ore 15 i funerali al cimitero dei Lupi. Alla moglie ed ai figli, le condoglianze del nostro giornale.

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