Gioco
Droga, patteggia barista di Livorno: «Spacciava cocaina col compagno»
Sette mesi di reclusione, con la pena sospesa se la donna farà i lavori di pubblica utilità. Condannato a un anno e otto mesi il cognato
LIVORNO. Avrebbero spacciato cocaina ad alcuni fra stranieri e livornesi residenti in città. Una condanna e due patteggiamenti dopo un’inchiesta su un presunto giro di cessioni di droga andato avanti dal dicembre del 2020 all’ottobre del 2021, quando l’Italia era ancora alle prese con la coda della pandemia da coronavirus. L’operazione delle forze dell’ordine è scattata dopo l’analisi del contenuto di alcune intercettazioni telefoniche e ha portato alla condanna a quattro anni e otto mesi di reclusione in rito abbreviato per il quarantenne tunisino El Miloudi Nasry, difeso dall’avvocata Marta Gaiotto, e al patteggiamento di un anno e due mesi di reclusione (e 1.500 euro di multa) per il fratello quarantatreenne Mohammed Nasry e di sette mesi e 1.500 euro di multa per la barista livornese Sara Rosellini, 40 anni, moglie di quest’ultimo e cognata di El Miloudi.
L’inchiesta
L’inchiesta è stata coordinata dal pubblico ministero Massimo Mannucci. Le forze dell’ordine, nel corso degli appostamenti in città, hanno identificato tre persone quali clienti dei tre – un rumeno e due livornesi – insieme «ad altre persone non riconosciute». Per chi è stato identificato, come da prassi, è scattata la segnalazione alla prefettura come consumatori abituali di droga, con il ritiro della patente di guida (se ne erano provvisti) e la revoca di qualsiasi documento valido per l’espatrio.
Lavori di pubblica utilità
Per Rosellini e Mohammed Nasry – difesi di fiducia dall’avvocato Massimo Manfredini – il giudice ha riconosciuto, a differenza di quanto ipotizzato nel capo di imputazione, il possesso della modica quantità di cocaina, che ha consentito il patteggiamento a una pena più bassa rispetto a quella, già comprensiva dello sconto di un terzo della pena, applicato a El Miloudi Nasry. Per la donna, inoltre, la gip Tiziana Pasquali ha concesso la sospensione condizionale della pena «subordinata allo svolgimento, nel termine di otto mesi dal passaggio in giudicato della sentenza, di 20 ore di attività non retribuita a favore della collettività, da prestarsi in un’associazione».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
