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Livorno

L'episodio

Livorno, caos nel negozio di pesca al Pontino: due feriti. I titolari: «Siamo stati insultati e aggrediti»

Stefano Taglione
Carabinieri e volontari della Svs sul posto (foto Daniele Stefanini/Agenzia Silvi)
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Carabinieri e volontari della Svs sul posto (foto Daniele Stefanini/Agenzia Silvi)

Il racconto di Romina Bruni: «Mio fratello è finito all’ospedale». Due i sessantenni portati dalla Svs al pronto soccorso

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LIVORNO. È entrato nel negozio di attrezzature da sub, il “Caccia e pesca” di via delle Lastre, ufficialmente per riparare un fucile subacqueo. Peccato che anziché andarsene soddisfatto, abbia – almeno secondo la versione dei proprietari dell’attività, contattati dal Tirreno – seminato il panico. Due feriti dopo una lite avvenuta attorno alle 16.15 del 17 agosto sul Pontino: uno è il proprietario del negozio, Marco Bruni, l’altro è un cliente fiorentino di 60 anni, che ha dato in escandescenze al punto che la sorella del titolare, Romina Bruni, ha dovuto chiamare il 112.

«Sono stata assalita e offesa – racconta la commerciale – Mai mi era accaduto nulla di simile. Noi siamo persone serie e il nostro negozio, non a caso, ha solo recensioni positive». Sul posto, in pochi minuti, sono intervenuti i carabinieri e due ambulanze della Svs di Ardenza e via San Giovanni, che hanno accompagnato in ospedale l’imprenditore e il cliente. «Sono stata presa per un braccio e macchiata di sangue – prosegue Bruni – Una scena mai vista. Questa persona, entrata per la riparazione di alcuni fucili da sub, non voleva aspettare il suo turno. Ce l’aveva con i livornesi in generale, noi abbiamo o cercato di calmarlo, ma non ci siamo riusciti. Fuori, quindi, è stato bloccato e mio fratello è dovuto ricorrere alle cure del pronto soccorso».

Secondo la donna «il cliente ha fatto tutto da solo e anche io, oltre a mio fratello, sono stata vittima dell’aggressione, fra l’altro davanti a un minorenne che si trovava vicino al bancone». «Un’esperienza del genere – conclude quasi in lacrime – non mi era mai capitata, anche perché noi non abbiamo fatto assolutamente niente per esasperate gli animi. Abbiamo provato, anzi, a calmare invano questa persona, dopodiché ci siamo semplicemente difesi». 

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