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I piloti di Formula 1 vestono livornese: Pasquini “conquista” anche la Cina
La scalata dell’imprenditore di Quercianella a capo della sua azienda: Italian Gesture
LIVORNO. Cosa hanno in comune Jean Todt, Charles Leclerc, Fernando Alonso e Maverick Vinales? Tutti questi volti iper-noti del mondo dei motori, così come moltissimi altri personaggi della Moto Gp e della Formula 1 e non solo, indossano capi di abbigliamento livornesi. Sulle etichette dei loro indumenti non c’è scritto “Made in China” o altro, bensì “Made in Quercianella (Livorno) ”. Il merito è di Giovanni Pasquini e della sua azienda Italian Gesture, nata quasi per gioco e arrivata a collaborare con i brand più famosi del pianeta. E adesso con la giacca indossata pure da Guanyu Zhou, pilota cinese dell’Alfa Romeo Racing, forte dei suoi oltre 24 milioni di followers sta pure conquistando la Cina.
«Non mi aspettavo mai di avere questo successo – esordisce l’imprenditore livornese – Quando mi chiedono che sogni ho nel cassetto rispondo che già tutto questo è un sogno, oltre qualsiasi immaginazione. Spero solo possa continuare il più a lungo possibile».
La partenza di Pasquini però è tutta in un altro settore, distante dalla moda. «Mi sono diplomato al liceo Enriques dopo aver fatto le medie al Pendola e in parallelo ho fatto 12 anni di Conservatorio al Mascagni quando era in via Marradi. Mi sono sempre occupato di musica e dopo aver conosciuto Gianfranco Funari all’inizio degli anni 2000 ho iniziato a scrivere per il cinema, firmando anche dei cortometraggi che hanno vinto vari premi internazionali. Tutto quello che facevo aveva un comun denominatore: il computer. Sia per scrivere la musica che per montare i video».
La passione per la comunicazione non verbale, mista a quella per la tecnologia, ha portato Pasquini ha creare una App che nel giro di poco tempo ha scalato le classifiche mondiali. «Quando è nato l’Iphone mi accorsi subito che sarebbe stato uno strumento rivoluzionario e durante un viaggio negli States lo acquistai, anche se in Italia non si poteva utilizzare. Dopo aver realizzato la prima guida di sblocco, nel dicembre del 2009 lanciai “Italian Gesture”, un’applicazione che traduceva i gesti italiani in inglese».
Il logo dell’App è la mano stretta a pugno che si muove a chiedere “what do you want? ” in inglese (che in livornese diventa quel “ma caa voi? ”). Il successo della App è incredibile. «Nel giro di 4 giorni eravamo in vetta alla classifica “moda e tendenze” e nel giro di un anno abbiamo raggiunto una visibilità pazzesca. Per alimentare questo circolo vizioso creai delle magliette e poco dopo grazie a Fabrizio e Lorenzo Bardi, due grandi amici, entrai nel mondo dei motori realizzando una t-shirt per i loro operatori di pista».
Nel 2012 l’ingresso nella Ferrari Driver Academy fino ad arrivare a oggi come fornitori della Fia (per cui realizzano i gilet dei fotografi) , F1 e partner ufficiale di Aprilia.
Sono tantissime le grandi case automobilistiche che si affidano a Italian Gesture, da Porsche a IronLynx-Lamborghini passando per Alfa Romeo, Brembo e la Jean Alesi Academy. «Oggi cerchiamo di coniugare la tradizione della produzione manifatturiera italiana con l’innovazione e la personalizzazione di capi realizzati ad hoc. Non abbiamo un catalogo, ma il cliente viene da noi per creare qualcosa di unico. L’azienda è divisa in tre unità: una si occupa di web e comunicazione, una di abbigliamento sportivo e l’altra di soluzioni per i software».
La sede è a Livorno, ma la produzione si basa su diverse piattaforme in giro per il nord Italia grazie al lavoro di un network di professionisti. E la crescita è esponenziale. «È una soddisfazione infinita per me. Ho disegnato la prima t-shirt sulla tovaglietta della pizzeria dei miei genitori (la pizzeria Pasquini di Quercianella, ndr) ed essere arrivato a questo livello è qualcosa di pazzesco. L’aspetto più bello di questa cosa è esser entrato in questo mondo. Incontrare un pilota nel paddock e sentirgli dire “mandami dei disegni”. È capitato con Vinales e tanti altri. Nel paddock per tutti sono “Quini”».
Il lavoro lo porta in giro per il mondo, ma “Quini” (soprannome datogli da Massimo Rivola, ad di Aprilia Racing) , non dimentica certo la sua Livorno e le sue origini. «Ogni volta che vedo quel cartellino con scritto “made in Quercianella” sono orgoglioso al massimo. Il lavoro mi porta a essere un po’nomade, ma ogni volta non vedo l’ora di tornare per aprire il finestrino sul Romito. Quando sono a casa faccio le cose più semplici del mondo. Sto in famiglia, con gli amici di sempre e mi regalo qualche giretto con la mia barchetta che tengo al moletto di Quercianella».In futuro c’è una linea o un progetto dedicato alla sua città? «Potrebbe essere un’idea, perché no. Sarebbe bellissimo», chiude.
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