Il Tirreno

Livorno

La tragedia

Le profumerie, la comunità ebraica e l'impegno per Livorno: addio a Samuel Zarrugh

Stefano Taglione

	Samuel Zarrugh
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Samuel Zarrugh

Si è sentito male dopo il tuffo in mareI ed era stato rianimato domenica ai Bagni Tirreno. La tragedia  in ospedale: lui e i suoi fratelli erano i pilastri della Comunità ebraica

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Livorno «Mi sento male, chiamate Gianfranco». Sono quasi le 20.30 di domenica ai Bagni Tirreno di viale Italia. Il commerciante settantottenne Samuel Zarrugh – titolare della profumeria “Armonie” di via Grande, quella vicino alla Conad, e per 20 anni presidente della Comunità ebraica livornese – è appena uscito dall’acqua per un bagno serale, rinfrescante dopo la giornata di lavoro trascorsa a Firenze ad acquistare merce per il suo negozio. Chiede aiuto, sta male: «Aiutatemi». Poi crolla a terra vicino al suo ombrellone, dove per decenni da storico abbonato ha sempre preso il sole, in arresto cardiaco. Morendo 15 ore dopo, nonostante i soccorritori fossero riusciti a rianimarlo e a portarlo vivo al pronto soccorso.

Tragedia nel reparto di rianimazione dell’ospedale, dove l’imprenditore livornese «e grande uomo di religione» era stato ricoverato. Zarrugh, che di nome all’anagrafe si chiamava Scialom, è stato ucciso con ogni probabilità da un edema polmonare ed era stato soccorso immediatamente e rianimato con il defibrillatore dai volontari sull’ambulanza, con a bordo il medico del 118, della Misericordia di via Verdi. Nella shock room di viale Alfieri, infatti, ci è arrivato vivo. Ma purtroppo le sue condizioni erano troppo gravi e il suo cuore non ce l’ha fatta.

Lui e i suoi fratelli, arrivati in città dalla Libia dopo la Guerra dei sei giorni, erano i pilastri della Comunità ebraica livornese. Una comunità cresciuta anche grazie a loro, con Samuel che nell’ultimo mandato aveva lasciato il timone all’attuale presidente, Vittorio Mosseri, da poco nominato anche direttore del Livorno calcio. «Ricordo che quando lasciò la presidenza mi disse: “Devi entrare tu nel consiglio” e così feci – così lo ricorda il titolare dei Bagni Tirreno, Gianfranco Giachetti – Spero che il Signore lo avvicini a lui, perché era una persona che meritava la sua bontà, di stare vicino a Dio. Una persona buona con tutti, rimasta giovanotta perché amava tutti. Un grande religioso, un uomo di cultura ebraica e araba. Era molto preparato in tutto e le mie non sono parole di circostanza».

Poche le parole del fratello Josef Zarrugh, anche lui commerciante e titolare dell’omonima pelletteria di via Buontalenti, accanto al Mercato centrale: «La situazione è precipitata in pochissimo tempo». Samuel non aveva figli, ma lascia una nutrita famiglia, con molti dei suoi parenti che all’epoca, da Bengasi, si trasferirono a Roma: erano quattro fratelli, sei sorelle e 25 nipoti. Lui nel 1967 scelse Livorno. «Era il pilastro della sinagoga – le parole dell’amico Renzo Bueno, commerciante del mercato di via Buontalenti – e insieme ai suoi fratelli ha portato avanti la Comunità ebraico di cui è stato più volte presidente. Una persona molto generosa, per me come un membro della famiglia». Un «carismatico», che amava Israele, dove ha scelto di essere sepolto. «Lui andava in Israele come io andavo al Cisternino – racconta ancora Bueno – e molte volte mi chiedeva di accompagnarlo all’aeroporto perché aveva un volo per Tel Aviv. Una grandissima persona, buona e gentile. Senza di lui, la Comunità ebraica, forse non sarebbe così com’è oggi. Lui e i suoi fratelli ci hanno dedicato veramente tanto tempo».

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di Redazione web