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Muore a 66 anni nel parco: la fine di Janusz, cuore di Shangai
Presenza fissa sulle panchine dei giardini di via Turati, il rione lo stava aiutando a tornare in Polonia con una raccolta fondi
LIVORNO. A Shangai era amato e benvoluto da tutti, tanto che alcuni abitanti del rione proprio recentemente avevano promosso una raccolta fondi per consentirgli di tornare nella sua Polonia, il Paese del quale era originario. Quartiere in lutto a Livorno per la scomparsa del sessantacinquenne Janusz Krzysztof Sacharczuk, trovato morto attorno alle 13 di giovedì 10 agosto nel parchino di via Turati, accanto a via Firenze.
L’allarme è stato lanciato da un passante, che ha visto l’uomo insolitamente seduto su una panchina dei giardini pubblici con la testa appoggiata in modo innaturale sullo zaino. È stato lui, una volta resosi conto che Sacharczuk non rispondeva, a dare l’allarme al 112. Il sessantacinquenne si trovava lì quantomeno da un’ora, secondo alcuni testimoni: stava spellando alcuni fili elettrici per ricavarne il rame, che vendeva a chi capitava per racimolare qualche soldo e potersi comprare da mangiare. Lo faceva spesso, la mattina, nel rione nord della città: non a caso, i carabinieri, sulla stessa panchina hanno trovato un coltello e alcuni cavi tranciati, anche sul carrellino della spesa con dentro i suoi pochi averi con il quale andava in giro. Dell’uomo, senza fissa dimora, si prendevano cura alcuni volontari, ma in generale tutto il quartiere gli voleva bene, aiutandolo in ogni occasione: «Molto spesso – spiega al Tirreno un residente – stava nel parchino a sbucciare i fili elettrici, era praticamente il suo lavoro perché vendendo il rame si guadagnava da vivere. I cavi li prendeva dove capitava, anche nei bidoni della spazzatura. Era una persona che non dava noia a nessuno e mi dispiace tantissimo per quello che è successo. Chi lo ha trovato senza vita era sotto choc».
È così che i residenti hanno conosciuto Janusz: un uomo, nato l’8 marzo del 1957, che nel rione non ha mai creato alcun problema e che spesso si intratteneva a parlare con i cittadini. Purtroppo, per salvarlo, i volontari della Svs di via San Giovanni giunti sul posto con l’ambulanza con il medico a bordo non hanno potuto fare nulla: l’uomo era già morto. Con il defibrillatore hanno provato a rianimarlo, ma non c’è stato niente da fare. Sul posto, come da prassi quando si verificano dei decessi nei luoghi pubblici, sono intervenuti anche i carabinieri con una pattuglia del pronto intervento cittadino.
In base a quanto accertato dal medico del 118 la morte sarebbe stata causata da un malessere improvviso, forse un infarto, che ha provocato l’arresto cardiaco di Sacharczuk, impedendo a chiunque di salvarlo. Sul corpo nessun segno di violenza, motivo per il quale il pubblico ministero di turno in procura, Pietro Peruzzi, ha subito disposto la restituzione della salma ai familiari, che si trovano nel suo Paese natale. Per il momento, infatti, il corpo è stato trasferito dalle onoranze funebri della Svs di via San Giovanni, sempre su disposizione dell’autorità, al cimitero dei Lupi di via don Aldo Mei. In attesa dell’arrivo in Italia dei parenti.
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