Gioco
Muore a 58 anni l’ex segretaria del Corriere di Livorno
Sabrina Costaglioli aveva 58 anni ed era la cognata del bomber Cristiano Lucarelli, l’allenatore della Ternana. Il ricordo dell’ex collega
LIVORNO. Lutto in città per la morte di Sabrina Costaglioli, 58 anni, cognata di Cristiano Lucarelli e colonna portante, da segretaria di redazione, del Corriere di Livorno. Ecco il ricordo di Fabrizio Pucci l’indomani dell’ultimo saluto.
Era l’estate del 2007. Sedici anni fa. Agosto. Come adesso. Come in queste ore in cui ho saputo che Sabrina non c’è più. E ancora non riesco a consolidare questo pensiero doloroso perché lui, come un maledetto tarlo si muove, si insinua sotto la pelle e si ferma dove fa più male. Eravamo tutti più giovani, sedici anni fa. Giovani, folli e romantici. Sì, fu necessaria una buona dose di follia e romanticismo per mettere su un giornale in poche persone. Eravamo un manipolo o poco più: tutti pronti a fare i trapezisti senza rete, perché non ci accontentammo di fondare un settimanale o un mensile. No, quella era roba da ragazzi. Noi fondammo un quotidiano. La redazione – con l’ampio finestrato che dava sulla centralissima piazza Attias – era uno stanzone unico per tutti i giornalisti. E lì dentro ce n’erano di razza. A partire dal direttore: l’indimenticato Emiliano Liuzzi, pure lui volato via troppo presto. Eravamo pochi e oberati di lavoro fino quasi a perdere la cognizione delle ore che passavano. Noi, però, avevamo un personalissimo metronomo: Sabrina Costaglioli, la nostra segretaria di redazione. Con precisione svizzera curava l’agenda degli appuntamenti: conferenze stampa, servizi da fare. Se il frenetico viavai della nostra microredazione era come un mare in tempesta, Sabrina per tutti noi era lo scoglio a cui aggrapparsi. Esprimeva la sua calma con larghi sorrisi che per primi, illuminavano i suoi occhi. Andavamo a duecento all’ora, ma bastava uno sguardo di Sabrina per farci scalare la marcia, rifiatare e ripartire con ancora più grinta. Da scrupolosa segretaria di redazione aveva imparato a lavorare sul sistema editoriale per inserire sul giornale l’agenda: farmacie di turno, cinema aperti, l’oroscopo. Insomma, quelle spigolature e piccole-grandi notizie che il lettore sa che devono esserci e che se non le trova è un guaio, perché quel quotidiano non lo comprerà più. Parlava poco, Sabrina, perché non si ha bisogno di entrare a gamba tesa sul posto di lavoro quando si è una persona pulita e perbene come era (è) lei. E proprio perché era poco loquace, quando apriva bocca, le sue parole avevano un peso specifico anche per il garbo e la compostezza con cui si rapportava ai colleghi. Già i colleghi: non appena si è sparsa la notizia, è stato un tam tam di messaggi, telefonate sospese tra dolore e incredulità. Per un giorno mi è parso di essere ancora lì, nello stanzone di piazza Attias, con Sabrina dietro al pc che tutto osserva, nulla dice e sorride per rasserenarci. Ci eravamo persi di vista. La vita è così. Ci si incontra, si sta gomito a gomito per molto tempo e poi ci si allontana, ognuno perso dietro a fatti suoi. Ci siamo visti l’ultima volta qualche anno fa. Ci abbracciammo ricordando i tempi del Corriere di Livorno, la nostra “Isola delle Rose”. Là abbiamo lasciato i nostri sogni, una parte della nostra gioventù. Adesso – dopo Emiliano Liuzzi – anche Sabrina. E in queste ore difficili, ad ogni respiro, quel tarlo chiamato dolore e senso di vuoto, si muove e si ferma dove fa più male.
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