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«Così racconto Livorno e l’Italia ai russi». Ecco Diego Zucca, prof scrittore a Mosca

di Claudio Marmugi
«Così racconto Livorno e l’Italia ai russi». Ecco Diego Zucca, prof scrittore a Mosca

L’insegnante fa pure lo sceneggiatore: nel suo ufficio una maxi foto della Terrazza. «La voglia di tornare c’è sempre, ma in vacanza: dal punto di vista lavorativo no»

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LIVORNO. Diego Zucca è livornese. Da quindici anni insegna italiano in Russia, un Paese che oggi “scotta” particolarmente e quasi non si può nominare. Lì, Zucca si è costruito una famiglia, una carriera, ha scritto libri (in italiano, “Spirali di Follia”) e sceneggiature (in russo, il suo cortometraggio “Pererug” ha fatto furore nei festival internazionali).

L’Operazione Speciale lo ha spiazzato (ma non sorpreso), si è trovato diviso tra un “qui” e un “lì”, due mondi diversi, sicuramente, ma non inconciliabili.

Zucca, quando è andato in Russia e perché proprio lì?

«Mi sono trasferito nel 2008. La scelta non è stata facile, devo dire la verità, ma in Russia mi sono ambientato subito, lo credevo un Paese più “freddo” (come carattere), ostico, chiuso; invece ho trovato tanto calore da parte della gente, apertura mentale e grande stima per gli italiani.».

Perché proprio Mosca?

«Questo va chiesto a mia moglie». Conosceva la lingua in precedenza?

«No, e non posso dire di parlare perfettamente nemmeno ora. È una lingua difficile, con le declinazioni come in latino. Tutti dicono che parlo bene, anche se poi appena dico un semplice “Buongiorno” mi chiedono subito da dove vengo. Avevo fatto un corso all’Arci di Livorno con due bravissimi insegnanti e poi mia moglie mi ha spronato e aiutato tanto a migliorarmi».

A Mosca ha formato una famiglia, non le è mai venuta voglia di tornare in Italia?

«La voglia di tornare c’è sempre, ma in vacanza. Sono sempre momenti bellissimi quelli in cui esco dall’aeroporto e vedo mio fratello, arrivo a casa e mi aspettano i miei genitori e il cane mi fa così tante feste. Se mettessi su una bilancia dal punto di vista lavorativo quello che mi ha offerto Livorno e quello che mi ha offerto Mosca, non voglio nemmeno fare paragoni. So solo che dal 2008, anno in cui sono partito, ho visto chiudere tantissime grandi ditte a Livorno, purtroppo».

Ci racconta del suo lavoro laggiù?

«Amo l’Italia e l’italiano come lingua. Insegno ai russi non solo a parlare bene in italiano, ma anche voglio che sappiano chi sono Alberto Sordi, De André, Rino Gaetano. Parliamo di tutto: della storia italiana, dell’arte e della cultura, del cinema e della musica, passando per la nostra imbattibile cucina, che loro amano tanto».

Lei adesso scrive in italiano come romanziere e in russo come sceneggiatore. Ci puoi spiegare questi due mestieri?

«Nel 2020 è uscito per Arpeggio Libero il mio thriller “Spirali di follia” e sono soddisfatto del risultato ottenuto (soprattutto le recensioni positive). Si vende addirittura nel Centro italiano di Cultura a Mosca, gestito da una signora ligure che ama il nostro Vernacoliere. In Italia si trova su Amazon o sul sito dell'editore. Nel 2022 ho iniziato una collaborazione con un giovane regista di qui, Michail Boreysha, e ho scritto la sceneggiatura, tratta da un mio racconto, dal titolo “I proiettili della mente” (poi diventata in russo Pererug, che è un personaggio della mitologia slava). Il film è stato realizzato e quello che era partito un po’ per gioco, è diventato molto più serio. Al primo festival nel prestigioso Dom Kino (ex direttore il famoso Nikita Michalkov) abbiamo vinto 5 premi, tra cui la miglior sceneggiatura per me. Poi siamo stati nominati a Venezia al Ca’ Foscari Short Film Festival, partecipazione rovinata in parte dalla politica, ma comunque indimenticabile. E in agosto ci hanno candidati in un Festival internazionale nella città russa Yaroslavl’ (in gara ho visto che ci sarà anche un film italiano). E ora lavoriamo al progetto di un lungometraggio».

Svolge anche altre attività culturali?

«Diversi anni fa una mia pièce teatrale è arrivata tra le prime cinque nel prestigioso Teatro Satira di Mosca, poi sono stato invitato dalla Biblioteca di Letteratura Straniera per parlare del cinema thriller e horror in Italia, un'altra volta ho tenuto una conferenza sulla Toscana e Livorno, aiutato anche alle splendide foto di Andrea Dani».

Cosa le piace e cosa non le piace della Russia?

«Mi piace molto la sanità, accessibile e totalmente gratuita (nemmeno il ticket si deve pagare), indipendentemente dal reddito. Le cliniche private hanno prezzi accessibili, proprio perché quella gratis funziona bene, devono essere concorrenti. Mi piace che Mosca è molto verde, ci sono tantissimi parchi e boschi. Mi piace che è a misura di bambino, fin dai tempi sovietici: ogni cortile ha un’area giochi (che sono tipo parchi veri e propri); per i bambini, ci sono corsi gratuiti (canto, disegno, ballo) e anche a pagamento a prezzi accessibili per cose più particolari. I prezzi sono concorrenziali ovunque (un anno di palestra costa 110 euro), c’è possibilità di scegliere come divertirsi (teatri, yoga, corsi di qualsiasi tipo, ristoranti di varie cucine). Mi piacciono le persone, molto dirette e non false. Il clima invece lascia un po’ a desiderare, a volte manca il sole, manca il caldo. L’estate dura troppo poco e non c’è continuità».

Oltre a Mosca, ha visitato altre zone?

«La Russia è un Paese immenso. Sono stato in luoghi vicini a Mosca dove si vive l’Ortodossia, ho fatto viaggi in canoa per tre giorni dormendo in tenda. Ma i posti più interessanti li ho visti lo scorso anno. Sono stato in Daghestan, in prevalenza musulmano, dove tutti nuotavano vestiti (questo mi ha colpito davvero), poi sono passato da Astrachan (mix di tutte le culture), per poi girare in Calmicchia, dove sono buddisti con il più grande tempio di tutta la Russia. Nel giro di pochi chilometri convivono popoli e religioni differenti. È stata un’esperienza indimenticabile».

Come si sta in Russia negli anni dell’Operazione Speciale?

«Sarò laconico. A Mosca la vita va avanti, l'economia continua a girare».
 

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