Il Tirreno

Livorno

Ambiente e polemiche

Livorno, Rio Maggiore stombato e l’sos verde «Si pianti dove prima c’erano i binari»

di Claudia Guarino
Il cantiere per lo stombamento del rio Maggiore nella zona di via Toti
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Il cantiere per lo stombamento del rio Maggiore nella zona di via Toti

La richiesta degli abitanti di via Toti dopo i lavori: «Abbattuti anche pini secolari e siepi»

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LIVORNO. Non più pini e prato. Quando si affacciano alla finestra, i residenti del palazzo all’incrocio tra via Toti e viale Nazario Sauro vedono ruspe e transenne. Ecco, visibile e annunciato, il cantiere per lo stombamento del Rio Maggiore. Di cui i residenti non mettono tanto in dubbio la necessità. Quanto, semmai, modalità «che ci fanno dubitare dell’efficacia. Così come dubitiamo che, nel fare i lavori, sia rispettato il confine per gli espropri in precedenza comunicato».

E lanciano la proposta: «Sono stati abbattuti alberi e siepi – dice Francesca Corrias, che si fa portavoce delle istanze di alcuni residenti –. E si è perso tanto verde. Perché non recuperare adibendo a parco l’area (già verde, ndr) in cui un tempo passavano i binari?». Ma facciamo un passo indietro.

Il cantiere

Siamo all’incrocio tra via Enrico Toti e viale Nazario Sauro, cuore del secondo lotto di interventi per lo stombamento del Rio Maggiore e la messa in sicurezza idraulica della zona. Interventi, questi, iniziati oltre un anno fa cheman mano sono avanzati lungo il viale Nazario Sauro e che tra non molto dovrebbero interessare anche un tratto del viale Italia fino all’Accademia.

Alcuni residenti hanno iniziato fin da subito a monitorare lo stato di avanzamento dei lavori segnalando i ripetuti stop e richiamando l’attenzione sul taglio degli alberi. E adesso, appunto, c’è chi lancia una proposta sperando possa essere accolta.

Il taglio degli alberi

«Per questi lavori – dice Francesca Corrias – sono state tagliati un centinaio di siepi e una trentina di alberi, tra cui pini marittimi con più di settant’anni di vita e cinque pini Aleppo sul viale Nazario Sauro». Secondo la residente «in questo modo in zona si è alzata la temperatura e ne abbiamo perso in qualità della vita». Ecco, dunque, l’idea. «Parte del verde doveva essere tagliato per permettere al cantiere di proseguire, ma potremmo recuperare gli alberi persi compensando adibendo a parco lo spazio dell’ex ferrovia in mezzo al viale Nazario Sauro. Ne abbiamo parlato con la Lipu e stiamo portando avanti quest’idea insieme». Quella parte del viale, peraltro, ospita già alberi e nel piano del verde è classificata come verde attrezzato strategico.

Gli espropri

«Meno verde sarà invece il nostro cortile. Oltretutto – dice Corrias – abbiamo notato che il cantiere sembra aver ampliato il perimetro dell’esproprio rispetto a quanto ci avevano comunicato, sottolineando che si trattava di un perimetro indicativo. Ma così non abbiamo più spazio per il giardino né per piantare nuovi alberi o siepi». La perplessità, inoltre, è per ciò che sarà realizzato accanto ai palazzi, lato via Rodocanacchi. «Ci mettono la passerella per arrivare allo stadio, ma così avremo il passaggio pedonale sotto alle finestre. Quanto meno ci mettano un muro un po’ più alto per separare il sentiero dai palazzi».

Il progetto

Corrias ribadisce che «abbiamo dei dubbi sull’efficacia del progetto. Perché all’Accademia rimane comunque il collo di bottiglia e non si risolve il problema dello sbocco diretto al mare. Dunque in caso di alluvione non è detto che sia garantita la sicurezza di chi vive in zona». I lavori, nel frattempo, procedono. E tra non molto dovrebbero arrivare fino al viale Italia, facendo saltare – come ha detto di recente il sindaco – la rotatoria alla Barriera Margherita. Le reti arancio, dunque, dopo numerosi stop, avanzeranno ancora.


 

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