Il Tirreno

Livorno

L'intervista

Gattabrusi e i capelli delle star: «Livorno con me ovunque vado»

di Claudio Marmugi
Gattabrusi e i capelli delle star: «Livorno con me ovunque vado»<br>

Il re dell’hair style di Hollywood tra progetti e magia del suo lavoro

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Livorno Woody Allen, Pedro Almodovar, Sean Penn, Sally Potter: sono questi alcuni dei registi col quale ha lavorato Massimo Gattabrusi, livornese, hair-stylist di oltre 70 film in tutto il mondo, vincitore di un Emmy Award (l’Oscar della televisione americana) per “The Assassination of Gianni Versace” e un Lola German Academy Award per “Manifesto” con Cate Blanchett. Da Livorno a Hollywood. Sarà uno dei protagonisti dell’incontro di stasera, per Effetto Venezia, in piazza del Luogo Pio alle 20.

Qual è stato il suo piano di viaggio?

«No, nessun piano stabilito. È un percorso individuale, non scritto. Ho una visione romantica del mio percorso, che è quella di credere nella bellezza dei propri sogni. Il traguardo non è altro che una tappa trionfale del viaggio. Livorno è una città aperta, da dove si entra e si esce facilmente e il porto ne è il suo simbolo. Io negli ultimi tre anni ho lavorato esclusivamente negli Stati Uniti. Non è stata una scelta mirata, ma conseguenza di una evoluzione professionale. È stato anche un percorso tortuoso, se vogliamo. Erano gli anni del Covid, era difficilissimo ottenere i permessi per lasciare (e varcare) i confini nazionali. Il primo film a cui ho lavorato in queste “condizioni”, nel 2021, è stato “Bones and all” di Luca Guadagnino, girato in diversi 10 stati americani partendo dall’Ohio. Con Luca ho riaperto un rapporto di lavoro meraviglioso. Ci conosciamo da trent’anni e feci il suo primo film nel 1998 (”The protagonits”, con Tilda Swinton, ndr) . Poi non ci siamo più trovati, per impegni di entrambi. Ora ho fatto i suoi tre ultimi film in sequenza – il già citato “Bones”(con Timothee Chalamet) , “Challangers”(con Zendaya) , che deve ancora uscire e “Queer”(con Daniel Craig) , finito di girare il 30 giugno».

Da oltre 30 anni lavora in tutto mondo, le è manca la sua terra?

«Lavorare all’estero è esaltante. Confrontarsi con professionisti del tuo settore nati e cresciuti in un’altra cultura è stimolante, c’è sempre tanto da imparare. Come esperienza di vita, viaggi e lavori dentro un sistema che non è il tuo. A volte è frustrante. Nel viaggiare ho imparato che è importante avere un punto di riferimento che manca quando sei dall’altra parte dell’emisfero – e il mio riferimento è Livorno».

Cosa rappresenta per lei la nostra città?

«Sono cresciuto a Livorno nei miei primi venti anni e questa città, con tutta la sua “tribù”, rappresenta molto per me. Infatti, il film “La prima cosa bella” di Paolo Virzì, dove ho avuto il piacere di lavorare, ha riaperto in maniera più consapevole la mia relazione con Livorno».

Ha appena terminato un film importante, che uscirà nel 2024. Dove andrà dopo?

«Questo bellissimo lavoro che faccio offre la possibilità di viaggiare per caso nei posti più arcaici o più moderni del mondo – dal deserto della Namibia a New York – ma dopo trent’anni di queste avventure, se ne ho la possibilità, cerco di scegliere progetti che siano in armonia con i tempi della mia vita, quella personale. Adesso che sono tornato da poco, rimarrò un po’a Livorno per ritrovare e crescere realtà e relazioni che ogni volta sono costretto a lasciare. Probabilmente aspetterò il prossimo film di Guadagnino. Luca ha dei progetti che potrebbero partire nel prossimo autunno».

Ci può dare qualche scoop?

«Vi posso dire una cosa che mi riguarda, un motivo di orgoglio. È una notizia che forse non si sa molto in giro. Da circa un anno sono membro dell’Academy. Quindi, di fatto, voto gli Oscar. È una situazione bellissima perché, di nuovo, ti dà la possibilità di confrontarti con centinaia di professionisti che fanno il tuo lavoro e provengono da tutte le parti del mondo; facciamo tre o quattro riunioni l’anno dove ci scambiamo pareri, anche emozionali, sulle opere. È un bel confronto, un momento di condivisione mondiale. Al di là del prestigio di essere membro dell’Academy, è una formazione continua».l
 

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