Gioco
Camerini, set e trucchi del mestiere. A Livorno la mostra che racconta il dietro le quinte
Artigiani dello show Costumiste, scenografe, capelli, make up protagonisti. Effetto Venezia – Backstage Cinema Teatro- è in corso sugli Scali Finocchietti 4, in sala Simonini, allestito da Fondazione Livorno con Oma (Osservatorio Mestieri d’Arte)
LIVORNO. Il dietro le quinte della settima arte. I volti e l’attività del backstage. Gli strumenti che rendono magico uno spettacolo diventano una mostra. Quindi la vecchia locandina di Arancia Meccanica, la preparazione di un camerino, il trucco. Effetto Venezia – Backstage Cinema Teatro- è in corso sugli Scali Finocchietti 4, in sala Simonini, allestito da Fondazione Livorno con Oma (Osservatorio Mestieri d’Arte) . «La tradizione del cinema è talmente radicata a Livorno che abbiamo deciso di dedicare Effetto Venezia alla settima arte. Essendo Livorno terra di frontiera, ed essendo nata come porto, è la cerniera tra la Toscana e il resto del mondo. È evidente quindi che la città abbia la vocazione a rapportarsi col nuovo, a essere più libera rispetto alla tradizione delle altre città toscane», afferma l’assessore alla Cutura Simone Lenzi. E quello che quest’anno la città sperimenta è la presenza del cinema a Effetto Venezia. O meglio, Effetto Venezia come cinema e teatro diffuso. «Nel 2023 ha ancora senso parlare dell’artigianato Made in Italy, e questa mostra ne è la dimostrazione. L’artigianato artistico è un settore molto importante nella nostra vita, sia economica che culturale, sebbene non particolarmente conosciuto», continua il presidente della Fondazione Livorno Luciano Barsotti. Aggiunge Pilar Lebole, responsabile del progetto Oma: «Dopo il covid i giovani hanno riscoperto l’artigianato artistico».
A caratterizzare la sala dell’ex circoscrizione 2 sono gli strumenti di lavoro che rendono magico uno spettacolo. A partire dalla presentazione di grandi film si possono ammirare delle vecchie locandine cinematografiche: da Arancia Meccanica di Stanley Kubrick ad Amarcord di Federico Fellini, passando per C’era una volta in America di Sergio Leone.
E vicino alle locandine non si possono non notare delle vecchie cinepresa. «Noi ci occupiamo degli archivi dei film, diamo vita nuova alle vecchie pellicole, magari nascoste nei soffitti delle famiglie. Recuperiamo la memoria» confessa Michele Lezza, dell’azienda 8mmezzo, che come slogan ha “Digitalizzare per non dimenticare”.
È un viaggio. Curiosare in quegli spazi una scoperta, soprattutto per i non addetti ai lavori. Ci sono gli elementi che rendono le scene del teatro e del cinema uniche.
A partire dalla riproduzione di un camerino nel quale attori e attrici si preparano.
«Il bello di questa mostra è far conoscere il dietro le quinte di uno spettacolo, oggi noto solo in parte», dichiara Patrizia Bonicoli, truccatrice di professione, che vanta nella sua carriera di aver lavorato, tra gli altri, con Lindsay Kemp. «Con Kemp ho lavorato a cinque spettacoli, tra cui Ricordi di una Traviata e Iris», aggiunge.
«Della preparazione di questa mostra mi è piaciuto soprattutto recuperare i mobili antichi, per ricreare un contesto vintage» dice Cecilia Doveri – che ha lavorato sulla scenografia della mostra – appoggiata ad un prezioso mobile in legno davanti allo specchio degli attori.
Dedita alla cura della mostra è stata anche Francesca Lombardi, che nonostante sia all’ottavo mese di gravidanza non ha smesso di lavorare alla minuziosa ricostruzione dei backstage nella mostra.
«Oggi, come ieri, del teatro ti prende la sensazione di magia che si crea sul palco, che serve ad aprirsi ad altri mondi».
La mostra Francesca Lombardi l’ha curata con la collega Desirée Costanzo.
«Devo dire che è venuta una cosa molto carina. E lo spazio non è solo di esposizione, dato che le Drag Queen che sfilano in parata in questi giorni si vestono e si truccano qua davanti a tutti». E, inoltre, Giovanni Balzaretti (che, tra l’altro, ha realizzato l’insegna posta sulla porta di ingresso) espone le sue maschere di cuoio e i modelli di naso rosso di pelle commissionati da “Patch” Adams, il famoso medico che ha introdotto la clownterapia negli ospedali. l
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