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Stop al reddito di cittadinanza: «Così aiutiamo i livornesi che sono in difficoltà»
Decine, forse centinaia di livornesi tra i 18 e 59 anni hanno perso il sussidio statale. Molti si rivolgono all’ufficio politiche sociali «Facciamo il possibile» E Raspanti attacca il governo Meloni
Livorno Ci sono decine, forse centinaia di livornesi – persone tra i 18 e 59 anni – che da un paio di giorni, da quando hanno ricevuto l’sms dall’Inps in cui gli veniva comunicata l’interruzione del reddito di cittadinanza, che non fanno altro che chiamare gli uffici del Comune per capire che cosa gli aspetta, visto che non potranno più contare su un sussidio che, in media, varia tra i 300 e i 500 euro al mese.
Spiega Caterina Tocchini, dirigente del settore politiche sociali: «La situazione è molto confusa. Intanto non sappiamo quanti riguarda, perché il centro per l’impiego non lo ha comunicato. Le persone occupabili dal primo settembre potrebbero chiedere il supporto per la formazione in lavoro (si parla di meno di 350 euro). Ma in ogni caso mancherà agosto». Discorso un diverso per chi ha una fragilità e può accedere al reddito sociale: «Inps – prosegue Tocchini – ha detto che queste persone possono essere prese in carico dai Comune. Ma per entrare devi avere una fragilità sociale, ma non è scontato. Noi – rassicura – ci saremo, faremo il nostro, ma non è automatico». Toccherà al servizio sociale, infatti, effettuare le valutazioni analizzando le condizioni di ogni singola persona.
«Noi come segretariato sociale accoglieremo queste persone, ma non è detto che vengono prese in carico. E poi ci sono i tempi: «Un conto è la presa in carico e altra cosa è la riattivazione del reddito da parte di Inps».
L’assessore Andrea Raspanti rincara la dose a livello politico: «Questa decisione del Governo – dice – avrà pesanti ripercussioni su molte famiglie già in grande difficoltà. È chiaro che per Meloni e colleghi i poveri non esistono, per loro i percettori del reddito di cittadinanza sono solo dei furbi che vogliono vivere sulle spalle dello Stato. Se qualcuno davvero aveva creduto alla storia della nuova destra sensibile ai bisogni delle persone più deboli, ecco l’ennesima prova della verità: questa destra, al pari delle altre, è sensibile solo ai bisogni dei forti e non crede alla necessità di un intervento dello Stato sulle dinamiche del mercato».
Il motivo? «Ha deciso di tagliare gli aiuti alle persone svantaggiate – aggiunge Raspanti – per finanziare i tagli alle tasse a quelle più ricche. E la cosa più brutta è che non ha il coraggio di assumersi la responsabilità di certe decisioni, scaricando tutto sui Comuni. Prima ci hanno scaricato addosso le procedure per l’attivazione della card per gli aiuti alimentari da 380 euro (che serve a poco e a pochi) , per altro pretendendo che inviassimo una lettera agli utenti in cui ringraziavamo il Governo per la generosità, cosa che non abbiamo fatto, cambiando la lettera. Adesso addirittura “licenziano” le persone con un sms e le mandano al servizio sociale, al quale ancora non sono stati comunicati i dati necessari per lavorare. Voglio proprio vedere cosa diranno i nostri consiglieri di destra a Livorno».
Anche il direttivo dello Spi-Cgil quartieri nord chiede a gran voce che a coloro ai quali sia stato revocato il reddito di cittadinanza siano fornite a breve risposte pratiche da parte del Governo.
«La situazione – scrivono – è grave: anche la comunità dei quartieri nord di Livorno rischia di subire un duro colpo. Alle persone in difficoltà devono essere fornite riposte concrete e veloci. Condividiamo pertanto gli appelli lanciati in questi giorni dai vertici della Cgil regionale e nazionale affinché il Governo risolva la questione». l
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