Italia
Bimbi, nonni e vogatori in scena a Effetto Venezia: «Moby Dick kolossal della gente»
Stefano Tè, regista del maxi spettacolo: «Livornesi, sarà speciale»
Livorno «A Livorno, avviene una cosa speciale. Lo spettacolo sarà inaugurato ed aperto dagli abitanti del territorio. Con una piccola danza coreografica e un rito iniziale. Drammaturgicamente è un segno di buon augurio per la seguente messa in scena. I bambini, gli anziani, i nonni, ma anche i vogatori che partecipano, rappresentano una comunità che porta fisicamente il teatro in piazza, spingendo letteralmente il grande palco dove avviene lo spettacolo. Portare il teatro in piazza è un gesto poetico importante; affidarlo ai cittadini è un segnale fondamentale. Il teatro non va subito: ma occorre riscoprirlo , incontrarlo e custodirlo». Stefano Tè è il regista del “Kolossal” Moby Dick, che la compagnia “Il teatro dei Venti”, porterà in scena stasera, mercoledì 2 agosto alle 21 in piazza del Luogo Pio, nell’ambito di Effetto Venezia, con la partecipazione attiva della comunità livornese.
«Uno spettacolo al quale siamo molto legati - prosegue Tè - perché è un po’ il nostro manifesto. È un po’ il nostro modo di intendere il teatro e quello che potrebbe diventare o essere. Un teatro che si apre alla gente, alle piazze, alle persone poco abituate a frequentare le sale. E in un modo speciale: con grandi allestimenti, portando anche un coinvolgimento particolare. La politica culturale, che si vede, non quella che rimane alle parole».
La vicenda narrata nel romanzo di Herman Melville è nota: il Capitano Achab affronta e ingaggia una spietata lotta contro la terribile balena bianca, una lotta che è per la vita o per la morte, per il bene contro il male.
Ma la complessità del romanzo porta alla luce anche le contraddizioni proprie dell’essere umano.
«Col drammaturgo abbiamo messo in evidenza il cuore di uno spettacolo che entra in sintonia con un linguaggio immediato. Abbiamo tolto tutto ciò che si sofferma sulla descrizione delle balene, dei cetacei, dell’ambiente marino. Di fatto abbiamo estrapolato due argomenti principali: l’essere umano e la natura, che si possono incontrare e scontrare, Insieme possono fare miracoli, ma anche generare incubi: che nella mente di un uomo come Achab possono diventare una malattia, che assilla la mente. Che rende schiavi dei sogni. Alla fine dello spettacolo invece si crea l’equilibrio: la balena sospesa che incontra il capitano. Con un gruppo di marinai che continua a sperare in questa opportunità per il mondo: l’equilibrio tra natura e uomo».
Come detto a Livorno l’occasione è speciale. «Lavoriamo tanto in Europa, quasi più all’estero che in Italia: spesso ci capita di portare lo spettacolo nella versione più semplice e limitata. Uno spettacolo privato, che dà la possibilità dell’incontro con gli abitanti del territorio. Una versione più leggera. In altri luoghi, come a Livorno, avviene invece una cosa speciale, che vedrete» .
Un’operazione che impegnerà più di 120 persone. «All’inizio, quando raccontavo di questo progetto – conclude il regista – le persone non avevano fiducia. Invece il nostro Moby Dick si va a collocare in un circuito di mercato non saturo, che funziona. Anche se, come ho detto, è più facile portarlo all’estero: perché in Italia ci si spaventa. Cosa che per fortuna non è successa Livorno, dove invece ci credono molto. Qui c’è una visione del teatro che accetta la complessità».l
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