Gioco
Fiordi e il futuro della Venezia: «Gestori e residenti a braccetto per un quartiere a tutta movida»
Il nuovo presidente del centro commerciale naturale: «Con le campagne sociali, spiegare ai giovani che stare insieme è bello, ma senza esagerazioni. Non è che se togli i locali da qui, ha risolto tutto»
LIVORNO. «Prima sono veneziano. Poi livornese». Non perde mai occasione di dirlo, Luca Fiordi, 55enne, già consigliere comunale di Rifondazione Comunista durante il Cosimi bis, ma soprattutto da vent’anni titolare di un noto locale del più noto quartiere di Livorno: “Il Forte”. Fresco di nomina a presidente del centro commerciale naturale proprio della Venezia «spinto a rimettermi in gioco per portare avanti l’ottimo lavoro del consiglio precedente. Serve un ultimo sforzo per raggiungere l’obiettivo, non potevo tirarmi indietro». Senso del dovere, e gusto per la sfida. Da residente ed esercente nello spazio di poche decine di metri, ha risposto con un “obbedisco” di garibaldina memoria. Con lui in consiglio i vice presidenti: Camilla De Salvo (Mediterraneo) e Alessandro Bicchierini (Panino di Hulke) ; Segretario: Gianluca Pericoli (un’ottima annata) ; Consiglieri: Carlos Ramos (In carne) , Fabio Bonaccorsi (Forniture Ristoranti) , Andrea Tonelli (Dietro l’angolo) , Amedeo De Novellis (Pizzeria Peperino) , Nunzia Gargiulo (Sud) , Francesco Calvi (Tilored)
Torna presidente con Effetto Venezia alle porte. Subito un bel banco di prova...
«Non ero presente alla riunione, ma le intenzioni del direttore artistico Marco Bruciati sono lodevoli. Sono garantite attrazioni, punti di interesse in ogni angolo del quartiere, in modo da valorizzare punti suggestivi e rendere visibili più attività commerciali possibili».
Spesso si parla di movida. Che, d’inverno crea diversi problemi ai residenti.
«Negli anni scorsi, è stato anche un problema estivo, ora invece i giovani quando arriva il caldo, si spostano altrove. Semmai, arrivano solo in occasione di feste, di musica. I commercianti nel tempo hanno studiato di tutto e con tutte le amministrazioni. Dal controllare l’abuso dell’alcol, la chiusure anticipate durante la pandemia. Ma non è semplice».
Che rimedi cercare?
«Con le campagne sociali, spiegare ai giovani che stare insieme è bello, ma senza esagerazioni. Non è che se togli i locali dalla Venezia, ha risolto tutto. Il problema lo sposti semmai da un’altra parte. È così in tutta Europa. Non scordiamoci poi che i locali in Venezia hanno portano si un po’di confusione, pero’hanno acceso le luci in un rione che forse la gente non ricorda più. Buio, di confine con aree portuali. Specialmente ai tempi di oggi, location perfetta per i malaffari. Ben vengano allora i ragazzi, anche se a volte fanno qualche urlo di troppo che giustamente infastidisce chi è a letto e deve andare al lavoro la mattina presto. Ma coesistere, si può».
Lei ha una doppia responsabilità: in Venezia ha un esercizio, in Venezia ci abita da quando è nato. Come si mettono insieme le due cose?
«Intanto, dopo la grande festa che attira turisti, faremo un incontro con i residenti. Bisogna cercare un valore aggiunto per tutti. Attività che funzionano, abitanti senza crisi di nervi, i parcheggi per chi deve andare in casa e per chi viene per portare soldi. È uno dei più bei quartieri della Toscana. Unico. Arrivano i crocieristi e senti “Wonderful”. Compito mio è che conosco bene la situazione da entrambe le angolazioni. Il CCN è aperto a tutte le partite Iva, non solo i ristoranti e pub. Ma botteghe tutte e anche liberi professionisti iscritti a qualsiasi albo. Coinvolgeremo tutti. Scommetto una pizza che in qualche mese avremo fatto bei progressi».
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