Il Tirreno

Livorno

Sport e memoria

Livorno, la mamma di Berry e quel calcio al dolore: «Grazie al torneo degli amici mio figlio è ancora qui»

Livorno, la mamma di Berry e quel calcio al dolore: «Grazie al torneo degli amici mio figlio è ancora qui»

Comincia giovedì 27 luglio sui campi di Corea la trentunesima edizione del Memorial Berardo Battaglieri, scomparso a 15 anni nel 1993. La mamma: «Ti resta il bello del vissuto insieme»

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. A un certo punto la mamma di Berardo Battaglieri, scomparso il primo luglio del 1993 in una tragica escursione con gli scout quando aveva appena quindici anni, ribalta il mondo e la matematica dei sentimenti, svelando la soluzione a un’equazione apparentemente impossibile: «Sa una cosa? Negli ultimi anni non sento più il dolore che sentivo prima, ho trovato la serenità. Perché mio figlio, in fondo, è ancora qui con noi. In un modo diverso, è vero, ma è qui e lo sento. Ogni anno i suoi amici d’infanzia organizzano un torneo di calcio per ricordarlo. E per questo mio marito e io li vogliamo ringraziare. Senza di loro sarebbe stato più difficile, invece così è stato come veder crescere Berry. Addirittura Davide ha dedicato a mio figlio la tesi all’università e per me è stato come se anche lui si fosse laureato». Se la mente di Silvia Guarino ha trovato pace, sul suo corpo e nelle abitudini ci sono le cicatrici di questo viaggio che nessuno vorrebbe mai affrontare: «Ho due tatuaggi di mio figlio e in borsa porto dal 1993 il fazzoletto che lui aveva al collo il giorno dell’incidente».

Silvia, oggi ai campi di Corea comincia la trentunesima edizione del Memorial Berardo Battaglieri: che effetto le fa?

«Nei giorni che precedono il torneo sono sempre emozionata. Questa è l’edizione numero trentuno, la prima venne fatta pochi giorni dopo la tragedia. Siamo nel 2023 e questi ragazzi in questi anni ci hanno dato forza e coraggio».

Un bel traguardo...

«Un grande traguardo. La storia degli amici di Berry e del loro impegno a mantenere viva la memoria la racconto appena posso. Anche l’altro giorno che ero in ospedale l’ho fatto. A chi non conosce questa bella favola spiego che organizzando questo torneo hanno tenuta viva un’amicizia che negli anni si è ampliata anche alle famiglie».

Sembra una specie di Natale fuori stagione, un momento per stare insieme.

«È questo il senso. L’anno scorso il sindaco Salvetti li ha premiati per l’impegno. È grazie a loro che mio figlio non è scomparso. Ma vive. Ad aprile in chat ho parlato con Romina Power. Le ho scritto che ero una mamma che come lei aveva passato un dolore, lei mi ha risposto che abbiamo anche delle gioie. Ha ragione, perché anche quando un figlio se ne va troppo presto, ti resta il bello che hai passato con lui. Se poi ci sono degli amici come quelli di Berry c’è da essere orgogliosa. E io lo sono».

Pensa mai a come sarebbe Berardo oggi?

«Erano un gruppo di ragazzi perbene, sorridenti e con dei sentimenti buoni. E lo sono ancora. Credo che Berry sarebbe stato come loro».

Come ha superato il dolore?

«A casa ho trenta premi che mi hanno fatto i ragazzi. Tutto parla di Berardo: i ricordi, le foto, gli articoli di giornale. Quando era piccolo mi diceva che voleva diventare famoso. Lo è diventato. Non nego che quando persi il mio bambino ho pensato al peggio del peggio. Ma poi col tempo ho capito che vivendo io, viveva anche lui».

Sono passati trent’anni dal giorno della tragedia: che cosa ricorda?

«Tutto, ricordo tutto. Quel giorno mi stavo preparando per andare a prendere Berry alla stazione. Saranno state le cinque del pomeriggio quando ho ricevuto una telefonata. Mi dicevano di non andare alla stazione perché Berardo si doveva trattenere e mi avrebbero portato laggiù. Mio marito in quel momento non era a casa. È stato lui poco dopo ad andare dai carabinieri, sul viale. Poi ci dettero l’appuntamento per andare a Seravezza, alla camera mortuaria».

Meno di un mese più tardi venne organizzato al campo della alla chiesa dei Sette Santi, dove fino a pochi mesi Berardo e i suoi amici giocavano insieme, il primo Memorial.

«Gli amici decisero subito di annaffiare la memoria. Erano poco più che bambini ma avevano già un grande cuore».

Il Memorial Berardo Battaglieri è uno dei tornei più longevi a Livorno dove molti gruppi di amici ricordano chi non c’è più giocando insieme

«Purtroppo la storia si ripete. Ho visto il ragazzo di 20 anni che ha perso la vita in scooter, ogni volta penso ai genitori, ai parenti, agli amici. Purtroppo si somigliano tutti: è come una staffetta del dolore. Però nei ragazzi vedo sempre una grande forza, lo spirito giusto per ricordare chi non c’è più. Proprio come gli amici di Berry che da stasera saranno in campo per ricordare nostro figlio». l

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web