Gioco
Vannozzi, il livornese a Calcutta. «Insegno la commedia dell’arte»
Il maestro di teatro gestuale racconta la sua esperienza laboratoriale in India. «Tanti rituali e spiritualità: mi sono sentito ambasciatore di cultura italiana»
LIVORNO. Calcutta, Nuova Delhi, la magica India raggiunta per caso, con l’obiettivo di portare le competenze artistiche maturate in Europa.
Questa la spettacolare avventura vissuta dall’attore e docente livornese Fabio Vannozzi, maestro del teatro gestuale, nota per le sue numerose partecipazioni cinematografiche, soprattutto nella produzione di Pupi Avati (col quale ha avuto ruolo anche nell’ultimo film dedicato alla figura del sommo poeta Dante Alighieri) .
Un progetto nato alcuni anni prima, che si è tramutato in realtà solamente nelle ultime settimane.
«I social - spiega Vannozzi- sono croce e delizia dei nostri tempi e, non essendo ormai più giovane da qualche decennio, ne faccio un uso moderato. In genere li utilizzo per contatti di lavoro, con gruppi e scuole teatrali, in special modo quelli di teatro gestuale, che è la mia formazione di base. Ho contatti con associazioni in Francia, Germania, Stati Uniti. Ed è proprio tramite uno di questi gruppi che ormai quattro anni fa ricevetti una richiesta di amicizia, dalla direttrice di una scuola di teatro di Calcutta “Soma Mime Theatre”. Qualche chiacchiera in chat, poi l’idea di uno scambio culturale».
La proposta del viaggio. «Volare in India per tenere un laboratorio, di Espressione Corporea e Commedia dell’Arte, in cambio di vitto e alloggio. Non era previsto un compenso. Decisi di accettare: in fin dei conti poteva essere una grande occasione per scoprire un nuovo paese».
Quando tutto sembrava cosa fatta, arriva il Covid, e l’iniziativa si blocca. Nel cuore di tutti la speranza è quella di rimandarla. Con una pandemia in corso difficile capire quando e come.
E finalmente la fase organizzativa riparte nel 2022. «Inizialmente era prevista la collaborazione con l’ Università di Delhi, patrocinata dal Ministero della Cultura. Avrei dovuto tenere 2 laboratori, uno a Delhi e uno a Calcutta; poi problemi organizzativi-economici, hanno annullato la prima fase. Rimaneva comunque il laboratorio a Calcutta».
Il 28 maggio la partenza alla volta delle “Indie”. Una esperienza di vita, professionale e umana che resterà “tatuata” nel cuore dell’attore livornese.
«All’arrivo fiori, ospitalità, accolto come un grande artista. Forte impatto con una metropoli di oltre sette milioni di abitanti: è servito un po’ di tempo per adattarmi».
Poi comincia lo stage. «Mi colpiscono i rituali che danno inizio ad ogni nuovo evento, cosi è stato anche per il mio. Emozioni nuove, mi sentivo ambasciatore di cultura Italiana. Giorni intensi, dove gli allievi mi hanno seguito con attenzione; specie quando ho parlato di “Commedia dell’Arte”, genere teatrale, fiore all’occhiello dell’Italia. La potenza evocativa delle maschere e la specifica gestualità dei vari personaggi hanno affascinato molto i partecipanti. Abbiamo riscontrato affinità con la loro danza Kathakali. Esperienza avvincente e gratificante».
E arriva la soddisfazione finale. «Alla fine sono stato omaggiato con regali, riconoscimenti, manifestazioni di affetto, interviste televisive, articoli su quotidiani, invitato a presenziare a cerimonie: fin troppo per un modesto artista come mi reputo. Però posso anche immaginare, che per loro, ricevere la visita di un artista europeo, possa essere fatto importante. Confrontarsi con altre culture è essenziale per aprire la mente».
Insegnamenti dati e ricevuti. Sono tanti. Dall’incontro di culture e di esperienze professionali diverse si trasmette sempre un patrimonio di valori di cui ognuno, reciprocamente, farà tesoro. «Ho imparato l’umiltà massima di approccio all’arte. Continuano a inviarmi messaggi di riconoscenza, per quello che ho saputo trasmettere. Ho trovato una profondità d’animo in queste persone nell’approcciarsi alle lezioni. Mai trovata in altre situazioni».
Per il futuro ci sono altre opportunità. L’orizzonte si muove per lui che comincia il suo percorso teatrale nel 1978. È orgoglioso del suo percorso professionale e artistico.
Nel 1983 inizia la scuola dell’Ater di Bologna per poi spostarsi a Parigi 1984/1985 dove frequenta l’ecole de mime corporel dramatique di Etienne Decroux, seguendo contemporaneamente, la scuola di scherma.
Nel 1985 il primo lavoro da professionista nell’opera lirica con “Orfeo e Euridice” a Verona per la regia di Giancarlo Cobelli, prosegue poi con la tournee nazionale 85/86 del “Romeo e Giulietta” con Alida Valli. Da li in poi è tutto un susseguirsi di esperienze con grandi produzioni e registi di primissimo piano.
Nel 1990 entra a far parte del gruppo stabile di attori/mimi del Teatro alla Scala dove fino ad adesso ha partecipato a oltre 30 produzioni, lavorando con registi come: Zeffirelli, Ronconi, De Simone, Cavani, Brokhaus, Cobelli, Pizzi, Vick, Warner, Flimm, F. Wake Walker, Allen. Nel 1997 debutta al cinema, e diventa ben presto presenza costante nei film di Pupi Avati e Liliana Cavani.
E adesso dopo l’esperienza a Calcutta guarda al domani. Per il futuro ci sono, appunto, altre opportunità.«Alle stesse condizioni, questo è un peccato. In quanto l’investimento di tempo e risorse è importante. D’altronde stiamo parlando di un paese povero. Sono stato ospite in una famiglia di media classe, e corrisponde ad una nostra fascia di bassa. Sono gentili, disponibili, efficienti, sempre pronti ad aiutare. E costantemente guidati da una grande spiritualità, in tutte le cose, anche nelle più piccole. Davvero un altro mondo».
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