Il Tirreno

Livorno

L'intervista

Caldo a Livorno, i consigli del medico di famiglia: «Non cambiatevi da soli i dosaggi dei medicinali»

di Giulio Corsi
Caldo a Livorno, i consigli del medico di famiglia: «Non cambiatevi da soli i dosaggi dei medicinali»<br>

Angeletti: «In tanti si automodificano le terapie, è sbagliato»

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Livorno «Bevete molto». È il primo consiglio che Massimo Angeletti, coordinatore dei medici di famiglia di Livorno, dà ai cittadini di fronte all’ondata di caldo che ci sta travolgendo e che ha toccato due giorni fa il punto più alto di questa prima metà estate, leggermente alleviato dal libeccio di ieri.

Dottore, i consigli sono gli stessi di sempre ogni estate. I cittadini ormai li dovrebbero saperli a memoria...

«Viviamo un paradosso: a volte, quando si ripetono troppo i messaggi, come i decaloghi estivi, finiscono per perdere di efficacia, vengono letti velocemente con l’idea che tanto si sa bene cosa fare. E così finisce che non si mettono in atto misure importanti, soprattutto per anziani e bambini, una delle quali è bere tanto. L’anziano lo fa poco perché ha un senso della sete meno sviluppato della persona adulta e questo può portare problematiche a carico del sistema renale e dell’apparato cardiovascolare».

Su quali altri classici consigli estivi ritiene che serva un “ripasso”?

«È fondamentale ricordare che i cittadini che prendono farmaci devono rivolgersi al proprio medico di famiglia prima di modificare dosaggi o sospendere le terapie».

Accade il contrario?

«Mi sono capitati proprio in questi giorni pazienti che hanno aumentato o diminuito farmaci a loro piacimento perché fa caldo».

È rischioso...

«Alcuni farmaci sono intoccabili, altri si possono modificare come tipologia e dosaggio, ma questo lo sa solo il medico curante che conosce bene il proprio assistito. Penso a cardiotonici, diuretici, antiaritmici, farmaci per sostenere il cuore. A volte i dosaggi vengono modificati pericolosamente da parte dei pazienti, che addirittura decidono di sospenderli pensando in buona fede di fare la cosa giusta. Ma sono importanti per il normale funzionamento del cuore o il controllo della patologia per cui sono stati prescritti. Per questo vanno evitati assolutamente autoaggiustamenti di terapie».

Attività sportiva: anche qui serve un’attenzione particolare.

«Va ridotta e comunque eseguita in orari di allenamento in cui la temperatura è più fresca. Volete farvi una partita a tennis? Benissimo, ma dopo le 18 o la mattina presto. Mai nelle ore di massimo caldo. Fondamentalmente c’è un messaggio che vale non solo l’estate: dobbiamo rimparare ad ascoltare il nostro corpo e i segnali che ci lancia: la fame, la stanchezza, la sete, il dolore, il senso del caldo che ci sconsiglia di frequentare posti in orari inidonei».

C’è un capitolo controverso nel mare di indicazioni estive: il bagno dopo i pasti.

«È un altro mito da sfatare, e ve lo dice uno che fino all’adolescenza ha subito il martirio dell’attesa rigorosa delle 3 ore da parte di genitori inflessibili: è quello del bagno dopo le tre ore dal pasto. Non è così: dipende da un sacco di variabili, una delle quali, fondamentali, è la quantità di cibo ingerito e dalla temperatura esterna e dell’acqua. Se mi tuffo in acqua molto fredda dopo un pranzo di nozze e grandi bevute il contrasto può crearmi un senso di vertigini e un disagio che può essere pericoloso, perché posso bere e affogare».

Dunque sta dicendo che il rischio è annegare e non prendersi una congestione?

«Sfatiamo una volta per tutte anche il mito della congestione. Cercate su un libro di medicina il termine congestione: non lo troverete. È un modo di pensare popolare legato alla prudenze che si è amplificato fino all’assurdità delle tre ore a prescindere da cosa si sia mangiato».

Lei dunque si tuffa dopo aver mangiato?

«Io il bagno lo faccio non considerando le tre ore, salvo dopo aver fatto un pranzo luculliano. Ma si torna a ciò che dicevo prima: bisogna riconoscere i messaggi del nostro corpo, se ho mangiato troppo probabilmente non sentirò neanche la voglia di tuffarmi».

Tra i consigli c’è quello di stare in luoghi freschi nelle ore calde. E per farlo non c’è solo l’ombra di un parco ma anche l’aria condizionata. Fa male troppo bassa?

«Tenere l’aria condizionata a manetta è un errore. L’ideale sarebbe usare il deumidificatore e comunque non tenere l’aria a temperature eccessivamente basse. C’è gente che la tiene a 18, direi che tra 23 e 26 gradi può andare bene».

C’è il rischio di una polmonite sennò?

«No, altrimenti si torna al falso mito delle pettate invernali causate da un po’ di vento. L’aria condizionata non dà problemi di tipo respiratorio anche se a bassa temperatura. L’importante è pulire i filtri, dove si accumulano germi di varia natura che poi vengono sparati fuori». l


 

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