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Livorno, il bagno maledetto di Francesco: «Sulla sedia a rotelle per colpa di una secca di venti centimetri»
Il racconto di Martinelli: «Ecco cosa è successo quel maledetto giorno»
LIVORNO. La cosa che a Francesco non è mai andata giù, è che il tuffo che gli ha cambiato la vita in quella maledetta primavera del 2003 costringendolo su una carrozzina, non è partito da un’altura di Calafuria o da una sporgenza del Romito finendo sopra un invisibile scoglio a pelo d’acqua. «No: è successo sulla tranquilla spiaggia di Vada, – racconta Francesco Martinelli – mi sono alzato dall’asciugamano, ho fatto la classica rincorsa sulla battigia e poi il tuffo in acqua. Ma non ho considerato due cose: la prima che quelle acque non brillano per trasparenza, la seconda che la profondità cambia repentinamente nel giro di mezzo metro. E io mi sono tuffato in una secca di venti centimetri».
Con un po' di fortuna la cosa si sarebbe potuta risolvere con una “spanciata” o con un banale infortunio ma la fortuna quel giorno era voltata da un’altra parte.
«Ma c’è di più: dopo la “botta” io non sentivo più gli arti, non “parlavano” più con il cervello e rischiai seriamente di annegare. Non ero in grado di capire più nulla. Ero immobile. Rimasi un tempo incredibile sott’acqua, i miei amici credevano che stessi scherzando, alla fine uno di loro capì, corse da me e mi trascinò in superficie salvandomi la vita».
Già gli salvò la vita; ma nei primi giorni dopo l’infortunio, trovandosi a 18 anni con la prospettiva di non camminare più può capitare di riflettere su che valore abbia una vita vissuta così, senza più camminare, correre, alzarsi in piedi ?
«Certo che può capitare e ovviamente sono tutti quesiti che mi sono posto. Ricordo cosa mi rispose il medico al quale chiesi quante possibilità avrei avuto di vivere senza carrozzina: “Sei fortunato ad essere qui a parlarne».
E Francesco, assieme all’amico Fabrizio Torsi presidente di InAssociazione, oggi ne parla ancora ai ragazzi , sfruttando la campagna di sensibilizzazione che la stessa associazione sta promuovendo, per far sì che questo genere di rischi siano il più possibile evitati. Francesco oggi ha 38 anni, fa il grafico e ha collaborato con il suo mestiere anche ai disegni dei volantini che saranno diffusi sulle spiagge e sugli stabilimenti balneari. I primi tempi dopo quel primo maggio del 2003 furono duri.
«Certamente sì. Rifletti su quella che sarà la tua vita in condizioni che mai avresti pensato di crescere, ma grazie a tutti coloro che mi sono stati intorno ho ritrovato, negli anni, la voglia di vivere comunque. In primo luogo i miei genitori e i miei parenti».
Degli operatori sanitari che negli anni l’hanno seguito che ricordo ha?
«Tutti meravigliosi dai medici ai terapisti, dagli psicologi agli infermieri. L’Unità Spinale di Careggi a Firenze è una splendida realtà. Poi fui così “bravo” da uscire dal reparto prima dei tempi previsti. E poi la tragedia ti permette di capire cose che prima, a 18 anni, magari non capivi…».
Ad esempio?
«Ho capito la differenza tra i falsi amici (quelli che non ho visto più dall’incidente) e gli altri. Che sono ancora qui con me né più né meno come nei tempi prima di quel primo maggio del 2003».
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