Il Tirreno

Livorno

L'intervista

Alluvione di Livorno, l’avvocata dell’ex sindaco Nogarin: «Ecco perché è innocente»

di Stefano Taglione
Alluvione di Livorno, l’avvocata dell’ex sindaco Nogarin: «Ecco perché è innocente»<br>

Parla Sabrina Franzone: «Una tale devastazione inattesa e inevitabile»

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Livorno «Sono fermamente convinta che Nogarin non possa essere ritenuto responsabile per le persone morte durante l’alluvione. Quali bollettini meteo ipotizzavano la caduta di 24 centimetri d’acqua in tre ore? Nessuno. Abbiamo letto al massimo di 100 millimetri a evento concluso, in un arco temporale quindi molto più esteso. Nessuno poteva aspettarsi le case scoperchiate, anche perché in città in passato niente di simile era mai avvenuto. A mio parere neanche il tecnico più preparato al mondo, in uno scenario del genere, avrebbe potuto evitare la tragedia».

A parlare è Sabrina Franzone, l’avvocata che difende l’ex sindaco Filippo Nogarin, imputato per omicidio colposo plurimo dopo il disastro avvenuto nella notte fra il 9 e il 10 settembre 2017 che a Livorno ha provocato otto vittime e devastazione. La legale genovese, nell’udienza del 15 settembre, inizierà l’arringa difensiva, che durerà sicuramente alcune ore, ma si concluderà nella stessa giornata.

Avvocata, lei per Nogarin chiederà l’assoluzione. Quali sono a suo avviso gli elementi che provano l’assenza di responsabilità del suo assistito.

«La dimensione dell’evento è stata mostruosa e nessuno poteva farci niente. Non lo dico io, ma i consulenti, anche quelli della procura. Come ha ricordato l’ingegnere nominato dal Comune, in qualità di responsabile civile, l’onda di piena è stata pari al 30% di quella del disastro del Vajont. Questa è la dimensione del disastro».

Lei, durante il dibattimento, ha ricordato che le previsioni iniziali non localizzavano solo lì l’allerta meteo.

«Era su tutta la Toscana e come ha spiegato il geologo Nicola Casagli (consulente tecnico della difesa ndr) quando c’è un pericolo di quel tipo è come tirare le freccette su una cartina: sai che potrebbero avvenire una marea di cose, ma in quali altre zone della regione sono accadute? Secondo questo ragionamento tutta la Toscana sarebbe dovuta essere spazzata via. È vero che bisogna fare attenzione, ma la protezione civile è soprattutto cultura».

In che senso?

«Io sono di Genova, qui le allerte non si sottovalutano. È l’esperienza che ce lo insegna. Sa come sono morte molte persone? Nel tragitto per andare a prendere i figli a scuola. Il preside di un istituto alto cinque-sei piani, verso mezzogiorno, ha fatto contattare i genitori dicendo di venire a prendere gli alunni. E loro sono andati. Sarebbe bastato lasciare gli studenti dentro e farli salire ai piani alti, senza far spostare le famiglie, ma all’epoca questa cultura non c’era. Infatti il dirigente non è stato indagato. È l’esperienza che spesso ci insegna cosa fare e a Livorno, in passato, non era mai successo niente di simile. Il comportamento delle persone è importante, purtroppo a volte pensando di farcela si mettono inconsciamente a rischio. Lo stesso piano di protezione civile di Livorno era improntato sulla viabilità, perché questi prima erano i problemi che si verificavano in caso di maltempo».

Ora ce n’è uno nuovo.

«Dall’anno scorso, ma quello in approvazione durante la giunta Nogarin sarebbe stato sostanzialmente identico».

Nelle sue conclusioni punterà molto sulla portata enorme e catastrofica dell’evento?

«Chi poteva pensare che un’alluvione, a Livorno, ti riempisse la casa d’acqua in 54 secondi? Puoi pensare che lo faccia in tre ore, mica in meno di un minuto, dove non hai il tempo di respirare. L o ripeto: è stata violenta soprattutto per la quantità d’acqua».

Quindi, secondo lei, anche se le persone fossero state avvertite, sarebbe cambiato poco.

«Io penso che la protezione civile sia un fattore culturale. Poi è chiaro, ci sono le persone che ci devono tutelare e non è facile. Credo che questo processo ci restituisca uno scenario dove il sindaco non ha la colpa delle morti, anche per l’aiuto e l’apporto che hanno dato tutti i consulenti del pm, che hanno detto cose importanti e sono stati intellettualmente onesti. C’era anche un piano di protezione civile inadeguato, è vero, ma Nogarin non ne aveva colpa. L’allerta meteo riguardava tutta la Toscana e Livorno, in passato, non aveva mai pagato un tributo così alto. E il piano di protezione già in vigore era basato sull’esperienza passata. l

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