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Livorno, il sindaco sul nuovo piano operativo: «Meno cemento e più verde di quello del 2019»

di Flavio Lombardi
Livorno, il sindaco sul nuovo piano operativo: «Meno cemento e più verde di quello del 2019»

Salvetti invita i livornesi a confrontare sul sito del comune il documento appena adottato con quello ereditato. «I numeri e le cartine non mentono»

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LIVORNO. Un invito a verificare i documenti strategici, leggerli. E’ questo l’inizio della conferenza stampa voluta dal sindaco, con al fianco l’assessora all’urbanistica Silvia Viviani, il direttore generale del comune Angelo Petrucciani e la dirigente degli Uffici di Urbanistica, Programmi Complessi e Porto Camilla Cerrina Feroni. Piano Operativo e Piano Strutturale. Salvetti dà un calcio a quella che definisce “ controinformazione”. Sostenendo che non esiste interpretazione «solo cartine e numeri». Un insieme, spiega, che tiene conto delle esigenze di sviluppo di una città sostenibile, che conferma quanto inserito nel programma elettorale sulla grande distribuzione. «Dando una prospettiva al mondo economico e imprenditoriale, che era senza più base di riferimento». Attacca le opposizioni «si critica il piano raschiando il fondo del barile, agendo in maniera disdicevole toccando argomenti personali. Il massimo, la storia del cubone e l’ex Labrogarden. Mica hanno guardato altro. Campagna elettorale da quattro soldi».

Parla l’assessora

Rigetta le accuse «becere e cattive, reazione scomposta a una amministrazione che nei 4 anni gravati dalla pandemia, che ha trovato gli uffici vuoti, è riuscita a creare un ufficio di piano e a adottare nello stesso giorno il Piano Strutturale nuovo, il Piano Operativo, ad approvare il piano del verde, approvare definitivamente l’intesa con l’Autorità di Sistema Portuale. Capisco la loro difficoltà». Viviani rivendica un lavoro importante, che ha regalato a Livorno una pianificazione dopo un quarto di secolo. Sostiene che il piano del 2019 non aveva portato alcuna innovazione. «Il piano 2023, contiene interventi pubblici e privati che possono andare subito in moto secondo quel che disciplina le legge. E’ difficile riuscirci, siamo stati bravi e forse è proprio questo che dà fastidio. Chiudendo anche un contratto che veniva da una storia vecchia di 20 anni, su cui la precedente amministrazione non si era curata nemmeno di controllare se i professionisti che l’avevano siglato, avevano gli studi sempre aperti. Abbiamo risolto senza alcun contenzioso». I due piani lavorano molto sul patrimonio pubblico, dice. E lo rivendica. «Rispetto a industria, abitare, verde, scuole, welfare locale, sport, dentro ci sono qualità e quantità; c’è il verde diffuso, un sistema di verde che accompagna la mobilità sostenibile, impianti di dotazione ai quartieri, le scuole sempre inserite nei parchi, incremento del verde urbano con oltre 300 mila metri quadri in più, quasi 69 ettari di verde fra nuovo e riqualificato, quasi 70 mila metri di edilizia a residenziale sociale, cioè su base pubblica. Completando piani su cui nessuno aveva messo le mani. Al limite, qualche convenzione fra il 2016 e il 2018». E poi mette sul tavolo la sperimentazione di un eco quartiere residenziale pubblico in via Piemonte e i dati su aree naturali «che mettiamo sotto chiave».

Le diverse narrazioni

Livorno è lunga e stretta e mette dentro i suoi 400 ettari di suolo per il porto, 600 per attività industriali, 1200 per la casa. Ma Viviani elenca anche 1400 ettari di vegetazione, 522 di arbusteti, 4000 di boschi, 900 di prateria, 70 di vegetazione erbacea, 70 di vegetazione costiera, 200 di vegetazione “ripariale”. «Non andiamo certamente a cementificare, ma realizzeremo anzi per oltre 300 mila metri quadri aree verdi fruibili all’interno dell’urbano. Sempre perché i numeri non mentono mai, nel piano strutturale del 2019 su piazza del Luogo Pio, si costruivano 2850 metri quadri di residenze private, nell’attuale, zero. In quello del 2019, guardando verso via Bandi, dove ci dicono che ora costruiamo oltre 5 mila metri quadri di residenze buona parte sociali, erano previsti 5127 metri a residenza. Pero’, privata. Vado avanti: area Garibaldi-mercato ortofrutticolo, abbiamo trovato un piano con oltre ai 9280 metri quadri di residenze. Noi ci mettiamo invece una scuola ampliata e un parco, in quello ereditato c’erano oltre 1000 metri quadri di commercio. Alla stazione San Marco, venivano consentiti 25 mila metri quadri di costruzione, di cui 5 mila di commercio, 10 mila di ricettivo, 10 mila di direzionale e noi solo 10 mila di cui 8500 di riuso per una miscela di residenze sociali, commercio e servizi che servono al nuovo parcheggio. Proseguo e finisco con dati sempre verificabili. Dietro il Cisternone ci sono i depositi comunali. Noi li demoliamo e tiriamo su 30 alloggi sociali in un parco ampliato, nella strategia passata c’erano 6750 metri quadri di residenza privata. Fra Corea e Shangay, costruiamo un sistema di dotazioni pubbliche. Due milioni di euro su parco Baden Powell, 700 mila euro sul parco di via Firenze. due aree che si uniscono in un grande sistema del verde. Su via Firenze si prevedeva invece un parco affogato con possibilità pero’ a costruire per 10 mila metri quadri di cui il 60% per orto florvivaismo. Le nostre operazioni sono semplici. Il Nuovo Centro? Ci sarà del nuovo costruito secondo i contratti pregressi e permessi in essere. Migliorato tuttavia sulla qualità. Con un paesaggio urbano dotato di forestazione».

La stoccata

Qualcuno fra le opposizioni, a caldo ha detto che si è trattato di un tour de force e che molti stessi della maggioranza non sapevano nemmeno loro cosa avevano votato. Ma il sindaco replica: «Dico che Aurora Trotta per esempio, non è venuta nemmeno a una commissione». Viviani aggiunge. «Le nottate per discutere i piani sono sempre esistite vista l’importanza degli argomenti. A ottobre 2022, in una riunione coi capi gruppo siccome questa roba è dura da digerire per chi non è del mestiere, proposi di fare un seminario. Permettevo così a tutti di saper interpretare poi meglio la lettura delle carte. La reazione fu freddina, a loro bastavano gli atti. Ci riprovai il 5 aprile, in quarta commissione. Avevo previsto un percorso per fare tutte le commissioni con argomenti e ad atti non chiusi. Non ci sono riuscita. In compenso c’è chi è andato nel frattempo anche in ferie. Poi, dicono di fare l’interesse della città».

La dirigente

Camilla Cerrina Feroni, dirigente settore Urbanistica e Programmi Complessi , è anche presidente toscana dell’Istituto Nazionale di Urbanistica. Ritiene di gran spessore il lavoro che ha portato a questi due piani. Anche lei guarda numeri che orientano la trasformazione integrando le politiche di settore e le infrastrutture verdi. «Un consolidamento e implementazione della città pubblica. Le nuove aree destinate a servizi, portano a uno standard pro capite di un metro quadro ad abitante, dai 33,5 degli attuali ai 34,7 per quel che verrà fra aree di nuova previsione o di riqualificazione destinate a verde, per un totale di 68 ettari. E quasi 69 mila metri quadri di previsione alloggi Ers/Erp in sostegno alle politiche dell’abitare sociale». E poi ricorda le aree di trasformazione strategiche pubbliche con il Rivellino, Forte San Pietro, l’area ex Atl, ippodromo, area di via Spagna e il parco delle Generazioni a Montenero sud.

Le aree di Vallin Buio

Ulteriore chiarezza si prova a fare sul nuovo comparto produttivo per la localizzazione e lo sviluppo della piccola e media impresa. «Una piccola parte, 71 mila metri, lasciando tutto il resto a rurale». E’ quella fetta che guarda verso Stagno, verso il comune di Collesalvetti. C’è il porto, interporto, aeroporto vicino, definito quadrante dell’area metropolitana costiera. Roba prevista «e sbianchettata in fretta e furia la famosa domenica mattina del 2019». Nessun rischio che la Variante diventi una strada ingoiata dalla città.

La chiosa a Salvetti. «Un fazzoletto dedicato all’imprenditore locale o chi viene da fuori, possibilità di mettere iniziative in pratica con effetti sul mondo del lavoro. Non ci dobbiamo privare di una prospettiva occupazionale».


 

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