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Livorno, morto a 31 anni in un incidente. La mamma: «Ecco come si può sopravvivere a un dolore atroce»
Parla la madre di Emanuel e si rivolge ai genitori di Lorenzo: «Li abbraccio forte. Se hanno bisogno di me, anche se non ci conosciamo, sappiano che io ci sono. Perdere un figlio è il dolore più grande in assoluto»
LIVORNO. «Sono vicina ai genitori di Lorenzo e li abbraccio forte. Se hanno bisogno di me, anche se non ci conosciamo, sappiano che io ci sono. Perdere un figlio è il dolore più grande in assoluto, ma Emanuel è ancora accanto a me: ci parlo, gli chiedo continuamente consigli e lui mi manda dei segnali. Vivo come vorrebbe lui, di me deve essere sempre orgoglioso. La mia esistenza ora è legata alla sua memoria». Piange Barbara D’Onghia, la mamma di Emanuel, il barman morto a 31 anni dopo un incidente in scooter in viale Boccaccio, davanti alla caserma della polizia, in cui perse la vita anche la fidanzata Claudia Ferrannini. Un dolore indelebile che la madre coraggio ha sempre affrontato a testa alta. In primis aiutando gli altri in memoria di “Ema”. Il suo “Ema”, il barista giramondo che partendo da Livorno si è fatto apprezzare ovunque per la sua bontà e umanità.
Barbara, cosa si sente di dire ai genitori di Lorenzo che come lei adesso stanno affrontando un dolore terribile.
«Che con il mio cuore sono accanto a loro e che se lo vorranno, quando lo vorranno, sanno dove trovarmi».
E lei, il dolore, come lo sta vivendo?
«Facendo ciò che vorrebbe Ema. Aiutando gli altri: voglio che lui sia orgoglioso di me. Adesso, ad esempio, sto frequentando un corso per addestratrice cinofila. A lui piaceva quest’idea e lo faccio anche per tenere la mente impegnata. Perché il dolore è troppo forte: mio figlio era la mia ragione di vita e oggi non c’è più».
Cosa ha pensato quando ha letto la notizia dell’ennesima tragedia sulle nostra strade?
«Sono notizie che mi toccano particolarmente, tragedie appunto. I nostri ragazzi stanno andando via troppo presto e lasciano lo scompiglio più totale nelle famiglie. Lo ripeto: non c’è cosa peggiore che possa succedere».
Nei giorni immediatamente successivi al lutto non manca quasi mai la vicinanza delle persone. Che poi, però, viene meno.
«È così. Dopo un po’, le persone, giustamente riprendono le loro vite e tu rimani da sola col dolore. È successo così anche a me, ma grazie anche al mio splendido marito e a tutti gli amici di “Ema” vado avanti. Il dramma ci ha unito ancor di più. A volte può dividere, nel nostro caso invece ha cementificato ulteriormente un rapporto già forte».
Vivete anche nel suo ricordo.
«Sì, Emanuel ce l’ho in casa. È sempre con me: ci parlo, gli chiedo dei consigli e lui mi risponde dandomi dei segnali. La sua presenza la avverto».
Gli amici che suo figlio aveva all’estero li ha conosciuti?
«Certo. Nella vita, Emanuel, ha lasciato un ricordo indelebile in tantissime persone. Quando, per un anno e mezzo, stava lottando per la sopravvivenza in un letto di ospedale mi scrivevano da tutto il mondo per incoraggiarmi o sapere come stesse. La vicinanza dei suoi amici è stata incredibile e recentemente, anche da Berlino, mi sono venuti a trovare. Di fatto posso dire che non mi abbiano mai lasciata sola».
Lei, dopo l’incidente di Emanuel, ha vissuto anche il momento della speranza. Di quando era ricoverato in ospedale e dava segni di miglioramento.
«C’è stato il momento della speranza, sì. Ma purtroppo poi c’è stato anche quello del dolore, quando è morto un anno e mezzo dopo l’incidente. È stato un periodo difficilissimo, che rimarrà indelebile nella mia mente. Ma da tempo ho deciso di non essere più triste con gli altri, di sorridere a tutti. Le lacrime le tengo solo per me, nel mio privato».
Perché il ricordo di suo figlio non svanirà mai.
«Mai, Ema è sempre con me. Lo vedo dappertutto. Niente mi può consolare, ma non abbiamo alternative, bisogna ricominciare a vivere e io lo faccio prima di tutto per lui che mentre mi guarda dall’alto deve essere orgoglioso di sua mamma».
Dopo l’incidente di ieri il suo pensiero va anche ai genitori di Lorenzo.
«Dopo ogni incidente io penso ai genitori di questi poveri ragazzi che non ci sono più. Potrei raccontare loro la mia esperienza, dare dei consigli, ma è chiaro che ogni padre o madre vive in lutto in un modo diverso e personale. Non c’è una regola. Lo ripeto: se avranno bisogno di me, per qualsiasi cosa, sarò a loro disposizione». l
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