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Scuola

«Pronti a prenderci il mondo». Ecco i sogni dei centisti del liceo Enriques

di Luca Balestri
Matteo Vuoto, Sofia Mignoni, Lucrezia Scala, Lara Fazioe Matilde Cigliano
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Matteo Vuoto, Sofia Mignoni, Lucrezia Scala, Lara Fazioe Matilde Cigliano

Lara e Matilde puntano su economia e business, Sofia sul giornalismo. Mentre Matteo vuole unire le sue due passioni: la musica e l’ingegneria

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LIVORNO. «Quando ho vista quella mail stentavo a crederci, ho realizzato di avercela fatta!» esulta Lara Fazio, centista della 5°A, indirizzo internazionale, del liceo Enriques. L’esultanza di Lara è a proposito del suo futuro immediato: «Mi hanno presa al corso di laurea in “World Bachelor in Business”, alla Bocconi. Frequenterò il primo anno a Los Angeles, il secondo a Hong Kong e il terzo a Milano. Una volta finito, avrò tre lauree in tre diversi continenti». Il futuro di Fazio, così come quello degli altri centisti dell’Enriques è pieno di speranza, in un mondo che per Matilde Cigliano, uscita con lode dalla 5°D, indirizzo internazionale, andrà «piano piano a migliorarsi, perché saremo noi i nuovi protagonisti di questa società». Cosa farà Cigliano in futuro? «Non ho le idee precise, mi interessa la branca degli investimenti finanziari. Sono già stata per un periodo a Kilkenny, in Irlanda, per frequentare un semestre là. Vorrei tornare in Irlanda, ma non so se ci vivrei. Per vivere sceglierei Londra». Ma il grande sogno di Cigliano, comunque, resta «passare almeno due mesi in Nuova Zelanda. Lì mi adatterei e farei qualsiasi lavoro». Anche Sofia Mignoni, centista della 5°B, indirizzo scientifico, cerca esperienze all’estero: «mi immagino a giro per il mondo, ma non per svago». E per cosa? «Il mio sogno è raccontare le storie degli ultimi, di chi non ce la fa. Oggi non vengono raccontate abbastanza. Voglio diventare giornalista». E Matteo Vuoto, altro alunno uscito con cento dalla 5°D, indirizzo internazionale, sogna di vivere il mondo: quello della musica. Vuoto, che suona il pianoforte da nove anni, vuole continuare anche la carriera al conservatorio, oltre che studiare ingegneria elettronica a Pisa. Anzi, vorrebbe fondere le due passioni: «Pochi mesi fa ho iniziato il percorso di laurea triennale in conservatorio. Ora vorrei diventare un ingegnere del suono». In tutti questi anni, quindi, Vuoto ha avuto tutte le giornate impegnate: «Fare conservatorio e scuola insieme è un grande impegno, ma è il segreto di come sia riuscito a rendere bene al liceo. Avere un’altra attività da seguire mi ha liberato il cervello dalla sola scuola».

In Toscana, più esattamente a Pisa o a Firenze sarà l’avvenire di Lucrezia Scala, compagna di classe e di voto di Vuoto, che studierà psicologia. «Della scuola mi rimarranno più gli insegnamenti umani che quelli didattici. Ho imparato a creare legami anche in un ambiente di lavoro, per riuscire ad affrontare le situazioni più intense», dice Scala, che ci tiene a ricordare affettuosamente la sua insegnante di lettere. «La professoressa Patrizia Nesti è una di quelle prof con cui era facile parlare non solo della sua materia. Aveva un sincero interesse per noi ».

«Con i docenti siamo stati molto fortunati» aggiunge Cigliano. «Anch’io mi ricorderò la prof Nesti, ma anche Linda Meini di latino, Federica Massai di storia dell’arte, Raul Tozzi di matematica e fisica e Davide Ricceri di storia e filosofia». All’Enriques le insegnanti di italiano sono quelle che più hanno positivamente colpito gli alunni. Fazio, oltre a Sarah Galdino di storia e filosofia, si porterà nel cuore «Laura Regali, di lettere. Entrambe sono state molte umane, ci trattavano come persone e non solo come studenti». Continua la centista: «dopo l’orale la Regali mi ha accompagnato fuori scuola, dove ci siamo messe a parlare e ci siamo salutate». E poi giù con il prosecco. «Anch’io sono stato mezzato di spumante subito dopo l’esame. Poi sono andato al mare, al Calambrone» dice Vuoto. Come Mignoni: «ero completamente bagnata di spumante, poi con due amici che avevano fatto l’esame siamo andati a tuffarci». Per festeggiare una fine magica : «Spero che nella società di domani ci sia spazio per noi». E Scala, chiudendo il cerchio: «spero che in futuro ci sia la possibilità di conoscere meglio ciò che riteniamo diverso da noi. Sarebbe un bene per tutti e tutte».


 

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