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Livorno, finisce in ospedale per la legionella. Il medico: «Più casi col caldo, ma sono isolati»
La febbre molto alta, sopra i quaranta gradi, è stata il primo sintomo. Ora è scattato l’avviso dell’Asl ai 48 vicini di casa e a uno stabilimento balneare
LIVORNO. La febbre molto alta, sopra i quaranta gradi, è stata il primo sintomo. La tosse e la scoperta del batterio sono arrivate dopo. Nei giorni scorsi una quarantenne livornese è stata ricoverata in ospedale, nel reparto di malattie infettive, con una polmonite da legionella. Per fortuna le sue condizioni sono migliorate in fretta e nelle scorse ore i sanitari hanno deciso di dimetterla.
Ma quello della legionella è un batterio da non sottovalutare, che si annida nelle tubature dell’acqua e che può avere conseguenze anche gravi, soprattutto per le persone fragili, gli anziani o chi già soffre di altre malattie. Per questo, come previsto in questi casi, si è subito attivata la procedura della Asl. La comunicazione dell’azienda sanitaria ha raggiunto, attraverso l’amministratore di condominio, le 48 famiglie che vivono nello stesso blocco residenziale della donna, nella zona tra Borgo e San Jacopo. Idem per i gestori di uno stabilimento balneare della città e di una palestra. In altre parole le strutture che la donna può avere frequentato nei dieci giorni prima della comparsa dei sintomi, in particolare quelle dove ha fatto la doccia.
È bene precisare che al momento non c’è alcuna certezza del luogo dove può essere venuta a contatto col batterio. Saranno le analisi dei campioni di acqua da prelevare dagli impianti a dirlo, di solito ci vogliono una quindicina di giorni.
È specificato anche nella comunicazione al condominio, che ha già fatto fare a una ditta specializzata un prelievo dall’autoclave: sarà ripetuto direttamente dalla Asl domattina, prima che nel pomeriggio possa essere fatta l’igienizzazione dei cassoni dell’acqua.
Nel frattempo? Viene consigliato «vivamente» ai condomini di impostare la temperatura di produzione dell’acqua calda di ogni caldaia almeno a 60-70 gradi, facendo notare che la legionella è inerme in acqua al di sotto dei 25 gradi centigradi, diventa pericolosa tra i 25 e i 45, e muore con temperature superiori ai 50.
Attenzione: non si trasmette bevendo o usando acqua per cucinare, così come non c’è il rischio di contagio tra le persone. Si diffonde per via aerea, nelle tubature dove l’acqua ristagna o dove si forma umidità, per esempio quando si fa la doccia, talvolta si annida anche negli impianti di climatizzazione.
Di casi in passato ce ne sono stati parecchi. Da ultimo, a dicembre, una settantenne è finita in Rianimazione.
In questo momento a malattie infettive sono ricoverati altri due pazienti. «Ci sono un po’ di casi insieme – conferma il primario Spartaco Sani – ma non siamo di fronte a focolai. Le persone che sono venute da noi – sottolinea – non sono tra loro correlate. Insomma, ora non c’è una situazione epidemica».
A detta dei medici, nei momenti di caldo eccezionale i casi tendono ad aumentare. «Tra giugno e luglio – spiega il dottor Alberto Del Forno, responsabile dell’Igiene Pubblica di via Borgo San Jacopo – dall’ospedale abbiamo ricevuto 5-6 notifiche di ricoveri per la legionella. Con il caldo il batterio prolifera e si fanno anche più docce, che sono la modalità classica di esposizione, visto che questa malattia si prende inalando le goccioline d’acqua nebulizzate». «L’infezione da legionella – va avanti – nella maggioranza dei casi è asintomatica o si manifesta con quella che si chiama febbre di Pontiac, con sintomi simili a quelli dell’influenza. Nei casi più gravi si ha invece la polmonite e la classica legionellosi. È impossibile prevedere dove si può prendere il batterio, le verifiche che facciamo sul territorio dopo le segnalazioni che arrivano dall’ospedale hanno proprio la finalità di individuare se ci sono delle reti di acqua contaminate. Dopodiché facciamo fare la bonifica degli impianti».
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