Toscana
Livorno, imprenditore ucciso a pugnalate: giudizio immediato per il figlio accusato del delitto
A settembre Leonardo Banti a processo in Corte d’assise. Cruciale l’esito della perizia psichiatrica disposta dalla giudice per le indagini preliminari
LIVORNO. Leonardo Banti andrà a processo davanti alla corte d’assise. La procura, con il pubblico ministero Niccolò Volpe, ha chiesto e ottenuto il giudizio immediato per il ventitreenne che attorno alle 2.30 della notte fra il 2 e il 3 febbraio scorsi ha ucciso a pugnalate il padre Fabrizio nella loro abitazione di via Paganini, a Colline. Il babbo, 57 anni, era molto conosciuto in città: in passato è infatti stato uno dei soci della Baracchina Bianca, il famoso locale sul lungomare.
«Mi vessava da anni»
Il giovane, da sei mesi, è in carcere in regime di custodia cautelare. Ad arrestarlo, vicino casa, erano stati i carabinieri dopo che lo stesso imputato aveva mandato un messaggio a un amico dicendogli ciò che aveva appena fatto: «Ho ammazzato mio padre, ora la faccio finita». Poco prima che mettesse in pratica i suoi propositi, i militari dell’Arma, lo hanno fermato in via Torino, accanto all’Esselunga, salvandolo dal suicidio. Al sostituto procuratore, settimane dopo, assistito dall’avvocata Barbara Luceri aggiungerà che il padre lo «vessava da anni ed ero vittima delle sue violenze psicologiche. Mi ha insultato pure quel giorno, dicendomi che “ero un ciccione”. Non ce l’ho più fatta a subire, per questo l’ho ammazzato». I volontari della Svs, intervenuti nell’appartamento insieme al medico del 118, hanno trovato il padre ormai cadavere con due ferite al torace e alla gola.
«Disturbo schizoide»
Cruciale, per l’avvio del processo in assise previsto a settembre, l’esito della perizia psichiatrica disposta dalla giudice per le indagini preliminari Tiziana Pasquali. «Nonostante il disturbo schizoide di personalità al momento dell’omicidio del padre Banti era totalmente capace di intendere e di volere», le conclusioni del dottor Rolando Paterniti. Mentre il consulente di parte, Enrico Malotti, reputa solo parziale il vizio di mente. Nell’incidente probatorio sono stati ascoltati entrambi i periti, con il tribunale che alla fine ha disposto il giudizio immediato. Preclusa, quindi, la richiesta di abbreviato da parte della difesa, con il ventitreenne che ora rischia come pena massima l’ergastolo. L’accusa, infatti, è omicidio volontario.
La ricostruzione
Banti, il pomeriggio prima del delitto, stava riempiendo alcune taniche di benzina che utilizzava per alimentare la motosega con la quale faceva alcuni lavori di giardinaggio per il condominio. È in questa occasione che il padre avrebbe iniziato a offenderlo. E lui, cambiando stanza, si sarebbe seduto sul letto fissando per ore la X-Box con la quale era solito giocare. Poi, alle 2.30, memore dell’ennesima giornata di difficoltà, senza che vi fossero stati altri contatti fra lui e il babbo, esce dalla camera, prende un coltello da collezione e uccide il genitore sul letto della camera matrimoniale. Il ventitreenne ricorda di averlo pugnalato una sola volta, ma i colpi inferti sarebbero almeno due. Il padre, al momento dell’omicidio, sarebbe stato ancora sveglio. Quindi non sarebbe morto nel sonno, ma si sarebbe reso conto di ciò che stava accadendo, provando con una mano a parare il fendente.
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