Il Tirreno

Livorno

Il processo

Alluvione a Livorno, la sentenza per Nogarin slitta ancora: il 20 luglio o dopo la pausa estiva

Stefano Taglione
L'inizio dell'ultima udienza
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L'inizio dell'ultima udienza

I pubblici ministeri devono concludere l'arringa, poi toccherà alle parti civili e all'avvocata dell'imputato. Non si escludono eventuali repliche

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LIVORNO. Slitterà come minimo al 20 luglio la sentenza su Filippo Nogarin. Ma non è escluso che si vada addirittura a settembre. Domani, nel giorno in cui era attesa la decisione del giudice Ottavio Mosti, la procura formulerà la richiesta di condanna. Dopodiché prenderanno la parola le parti civili, mentre l’avvocata dell’ex sindaco, Sabrina Franzone, potrebbe parlare domani stesso o il 20 luglio, in cui è stata messa in calendario un’altra udienza. L’11 luglio le pm Sabrina Carmazzi e Antonella Tenerani hanno parlato per oltre sei ore, alternandosi nella loro lunga requisitoria. Analizzando ogni aspetto affrontato nei 14 mesi di dibattimento, dai mutamenti avvenuti nella protezione civile prima della terribile alluvione con il cambio di dirigente a ciò che è successo quella maledetta notte che in città ha seminato morte e distruzione. E il 13 luglio, a partire dalle 12.30, concluderanno la requisitoria. Poi sarà la volta delle parti civili: gli avvocati Paola Bernardo, Danilo Adoncecchi, Cristiano Spadoni, Lorenzo Mini, Massimo Manfredini, Carlo Golda e la legale del Comune, amministrazione presente come responsabile e parte civile.

Cinque anni

Il primo grado del processo si avvia quindi verso la conclusione dopo cinque anni e mezzo dall’iscrizione nel registro degli indagati dell’ingegnere aerospaziale e a un anno e mezzo di distanza dal suo rinvio a giudizio, deciso al termine dell’udienza preliminare in cui è stato assolto l’altro imputato, l’ex comandante della polizia municipale e dirigente della protezione civile Riccardo Pucciarelli, che aveva scelto il rito abbreviato. L’11 luglio, ad assistere all’udienza, c’era anche la sua avvocata Anna Francini. E d i lui, la pm Sabrina Carmazzi, ha parlato in aula. Definendo «il suo curriculum di tutto rispetto», ma prendendo atto, evidenziandone la nomina a responsabile del settore da parte di Nogarin l’8 agosto del 2017, che «non si era mai occupato di protezione civile e ha gestito l’allerta come sapeva fare, ovvero da comandante della polizia municipale, privilegiando il traffico e la viabilità».

Gli ultimi 14 mesi

Il dibattimento è andato avanti per 14 mesi, dal maggio del 2022, quando si è celebrata la prima udienza e il Comune si è costituito parte civile. Sono stati ascoltati inquirenti, consulenti e testimoni. Poi è stata volta di Nogarin, che sempre vestito in giacca e cravatta non ha mancato un appuntamento. C’era anche ieri nel caldo infernale dell’aula d’assise, senza aria condizionata, di via Falcone e Borsellino. La sentenza, inizialmente, era attesa per il 29 novembre scorso, ma poi la calendarizzazione ha subìto diversi imprevisti: sono stati ascoltati infatti nuovi testimoni e l’audizione di Luca Soriani, il tecnico della protezione civile reperibile quella notte, era stata interrotta dallo stesso magistrato perché erano «emersi profili di responsabilità che potevano portare a una sua iscrizione nel registro degli indagati». «Sabato pomeriggio, il 9 settembre 2017, chiamai Pucciarelli (il giorno prima della catastrofe ndr) – furono le sue parole – e gli dissi di aver attuato tutte le procedure previste dal piano di protezione civile tranne l’alert system che prevedeva un ulteriore passaggio con il sindaco. Mi richiamò e disse che aveva sentito il sindaco e mi disse che l’alert system non andava attivato». Nogarin, annunciandolo all’udienza dello scorso febbraio, per questo ha denunciato il dipendente comunale per falsa testimonianza. l


 

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