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Cameriere arrestato per estorsione in un bar di Livorno: «Dammi 500 euro per il mio datore di lavoro»
La vittima, un livornese, prima della fissazione dell’incontro è andato dai carabinieri ed è riuscito a incastrare il quarantenne
LIVORNO. È stato contattato da un suo ex collega di lavoro, che ha chiesto di incontrarlo in un bar nella zona del mercato, per incassare «un credito di 500 euro». Somma vantata nei suoi confronti, secondo quanto ricostruito, dal datore di lavoro dell’epoca, il proprietario di un bar della città. Ma prima del faccia a faccia la vittima – un livornese – si è presentata nella caserma dei carabinieri di viale Fabbricotti raccontando ciò che gli stava accadendo e i militari, per incastrare colui che è veniva indicato come il presunto estorsore, si sono nascosti in zona e alla consegna dei soldi sono entrati in azione.
Un quarantenne tunisino, dipendente di un bar dove lavorava la vittima chiamata a rimborsare il debito nei giorni scorsi è stato arrestato in flagranza di reato dai carabinieri. Il suo nominativo non è stato reso noto. Gli investigatori si sono palesati dopo il passaggio di mano della busta con all’interno i 500 euro pretesi, secondo la versione del fermato, dal suo attuale datore. Datore, che attualmente risulta comunque estraneo ai fatti e non è quindi non è coinvolto nella vicenda, che stando al suo racconto lo avrebbe delegato per incassare la cifra: «Ha mandato me all’incontro perché lui non voleva incontrare», le parole dell’arrestato, che respinge ogni addebito.
Per questo l’uomo è accusato di estorsione, un reato punito con la reclusione da cinque a dieci anni e con la multa da mille a 4.000 euro. Ieri mattina, al tribunale penale di via Falcone e Borsellino, si è celebrato l’udienza di convalida dell’arresto: il quarantenne, difeso dall’avvocato livornese Nicola Giribaldi, ha ribadito la sua versione dei fatti, quella di essere stato delegato dal proprietario del locale nell’incasso della cifra pattuita. E quindi di essere totalmente estraneo all’estorsione. Il giudice per le indagini preliminari, convalidando l’arresto, lo ha comunque rimesso in libertà prevedendo per il cameriere, padre di famiglia, il divieto di avvicinamento alla persona offesa e ai luoghi frequentati da quest’ultima.
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