Toscana
Cristiano Lucarelli e il palio: «Mogli arrabbiate e vogatori eroi ma che emozione stare sui gozzi»
«Questo è sport estremo: sacrifici enormi e guadagni zero Dentro c’è la tradizione di Livorno, spero di vedere tanti giovani salire in barca»
Sedici anni fa arrivò fino sottobordo al gozzo dell’Ovosodo per festeggiarne – da semplice tifoso – il successo nel Palio Marinaro. Domenica scorsa si è spremuto sul remo per mettere la prua del suo Labrone proprio davanti a quella biancogialla. È la storia del vogatore più illustre del Palio 2023: Cristiano Lucarelli.
L’ex allenatore della Ternana, livornese docg, ha partecipato a tutte le gare remiere cittadine di questa stagione: «Sono sempre stato un appassionato del remo – ha spiegato – fin da quando mio padre vogava. All’epoca – erano i primi Anni’80 – lui allenava e vogava nel San Jacopo e con mio fratello Alessandro andavamo spesso nella cantina biancoverde (in zona Ponte Nuovo) a rompere le scatole a tutti. Eravamo affascinati da quel mondo. Mio padre aveva vogato per 4 anni nell’Ovosodo di cui, in casa, siamo ancora tutti tifosi».
Quell’Ovosodo che domenica ha contribuito a relegare all’ultimo posto… «Eh sì, che gara è stata! Ovviamente l’attenzione di tutti era concentrata sulle prime posizioni, ma vi assicuro che dietro c’è stata battaglia. All’ultimo giro di boa eravamo staccati, ma negli ultimi trecento metri abbiamo fatto un recupero incredibile. Ci siamo messi dietro l’Ovosodo e siamo arrivati a tiro del San Jacopo. Incredibilmente le sezioni nautiche di famiglia».
Voga nel Labrone/Quartieri Nord. Normale per lei che è cresciuto a Shangai, vero?
«Per la precisione sono nato in Via Maggi. Poi sono cresciuto in Via Garibaldi e in Via dell’Antimonio. Mi sono spostato progressivamente verso la zona nord della città e giocoforza mi sono ritrovato a vogare per un rione che rappresenta la mia infanzia».
La partecipazione al Palio Marinaro certifica una volta di più il suo legame viscerale con la città…
«Anni fa, quando giocavo nel Livorno, rilasciai un’intervista nella quale ribadii un concetto che avevo sempre espresso: che mi sarebbe piaciuto prima o poi partecipare al Palio. Domenica ho disputato il secondo, dopo quello del 2021, per cui sono soddisfatto».
Perché proprio nel Labrone?
«Per l’amicizia che mi lega ad Ernat Mica (che della sezione nautica è l’anima insieme al presidente Senzacqua) e ai tanti tifosi della curva vogavano lì. Per scherzo dissi che mi sarebbe piaciuto uscire una volta in barca con loro. E così accadde. I ragazzi si sorpresero nel constatare che sebbene io non avessi mai vogato, me la fossi discretamente. Così nacque l’idea di entrare a far parte dell’equipaggio».
Il Labrone non vince mai, ma ha un seguito impressionante. Si è chiesto perché?
«Al di là del fatto che è composto da tifosi del Livorno, come sezione nautica, fin dal suo primo giorno di vita ha avuto come obiettivo quello di contribuire al rilancio del Palio Marinaro. In tutti noi c’è la voglia ridare lustro a qualcosa che dopo l’accorpamento dei rioni si stava spegnendo. Questa è una bella storia: di amicizia e di sani principi, buona per mandare un messaggio a tutti i giovani livornesi».
Cioè?
«La mia presenza è una specie di invito ai ragazzi di Livorno ad avvicinarsi a questo sport meraviglioso in modo che la tradizione del remo possa andare avanti. Chi meglio di un ex calciatore e di una persona legata a Livorno come sono io, può fare da spot vivente per riaccendere il senso di appartenenza al Palio Marinaro!?».
In questo senso pensa che il messaggio sia arrivato ai destinatari?
«Il merito dei dirigenti del Labrone, ancora prima del mio arrivo, sta nel fatto di aver creduto di poter riportare il Palio agli antichi fasti. E – dati alla mano, in termini di seguito di tifosi – hanno e abbiamo fatto centro».
Ci racconta la sua preparazione alle gare remiere?
«Quest’anno le ho fatte tutte: dal trofeo Liberazione (quando il campionato di serie B era ancora in corso) al Palio Marinaro. Mi sono sempre allenato seguendo le tabelle dei miei compagni di gozzo. Mi sono portato il remoergometro a Terni per non perdere letteralmente palata. La domenica avevo il giorno libero e mi fiondavo a Livorno per uscire in barca con i ragazzi. E qualche volta ho fatto pure la mattana infrasettimanale. Finito l’allenamento con la Ternana, partivo per Livorno: tre ore di macchina, andavo in barca, doccia e altre tre ore per tornare in Umbria. Io sono fatto così. Quando mi metto in testa di fare le cose, le faccio».
Questo è uno sport di fatica. Tra Risiatori, Barontini e Palio in quale gara ha sofferto di più?
«La Barontini è la più dura. È una gara fatta tutta di scatti. Si viaggia attorno ai 38 colpi al minuto. Sono 15 minuti di apnea totale e l’acqua dei fossi è molto più dura di quella del mare aperto. Infine c’è un aspetto emotivo che impatta tantissimo sui vogatori. Lo scenario è mozzafiato, la gara a cronometro sono fattori che mettono alla prova vogatori anche dal punto di vista psicologico».
E il Palio?
«È l’esame finale. È la gara che può salvare la stagione. Se hai fatto male le altre al Palio puoi riscattarti. Alla fine è la più importante per prestigio. Se fai un buon Palio rimetti in sesto l’anno, se fai male, vai in vacanza arrabbiato».
Da osservatore privilegiato, provi a tracciare un bilancio del movimento remiero livornese, oggi…
«Qualcosa si sta muovendo. La cosa bella è la grande partecipazione di pubblico a tutte e tre le gare. Speriamo che serva per avvicinare i giovani a questo sport. Sulle barche ci sono tanti vogatori di età avanzata per cui spero che le nuove generazioni prenda passione».
Lei appende il remo al chiodo?
«Non so. Mi sono allenato con una dedizione che avevo solo quando giocavo nel Livorno. Ho perso 12 chili. Mi allenavo anche due volte al giorno. Tutti i giorni. Se ci fosse l’occasione potrei fare anche un’altra stagione, compatibilmente con il mio lavoro principale. Questo è uno sport povero. Non è retribuito ed è di passione e sacrificio puri. È uno sport estremo da tutti i punti di vista. Le mogli si arrabbiano perché si arriva tardi a cena stanchi morti. Per questo mando un abbraccio a tutti i vogatori compresi quelli del MiniPalio e alle ragazze. Per me sono eroi, perché il sacrificio è enorme e il guadagno pari a zero».
Cristiano, da più parti si caldeggia il ritorno all’antico con il ripristino del meccanismo delle promozioni e delle retrocessioni. Che ne pensa?
«Io sono l’ultimo arrivato. Gli addetti ai lavori ne sanno più di me. Di certo ci sono scelte da fare per rendere ancora più attraente il Palio. Due anni fa Sky fece un servizio su di me imbarcato sul gozzo del Labrone. Fu una bella cassa di risonanza. Per venire alla sua domanda, il presidente del Comitato Organizzatore, Quercioli, è persona capace e con l’aiuto dei rappresentanti di tutte le cantine troveranno forme migliori per rendere il prodotto ancora più appetibile ed esportabile. Promozioni e retrocessioni metterebbero ancora più pepe sulla manifestazione. Non so se possiamo tornare agli otto gozzi a 4 e altrettanti a 10, ma almeno 6 e 6 sì. O a otto a 10 e sei a 4. Un’ultima cosa: devono essere sistemate le barche. Hanno 50 anni e si vede. Sono al limite. Sono marce dentro. Noi per esempio abbiamo avuto tantissimi problemi con gli scalmi. Quindi, per me la direzione è questa: sistemazione dei gozzi e ritorno a promozioni e retrocessioni».
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