Il Tirreno

Livorno

Choc in Corea

Spari ai bimbi a Livorno. Il proiettile è di piombo e il pensionato estraneo ai fatti: indagini da rifare

Stefano Taglione
A sinistra il proiettile appena estratto dalla testa della ragazzina e a destra la ferita
◗
A sinistra il proiettile appena estratto dalla testa della ragazzina e a destra la ferita

Chi ha sparato verso il parco giochi colpendo la ragazzina di 11 anni non lo ha fatto con un pallino di plastica. La nonna: «L’unico che ci ha rimesso è mio figlio che ha reagito»

5 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Giorni di indagine quasi buttati al vento. Dove la polizia pensava che chi aveva sparato verso i bambini del parco giochi di via Gobetti lo avesse fatto con delle munizioni di plastica. Mentre in realtà nessuno, neanche il medico di turno al pronto soccorso, si era accorto che la ragazzina di 11 anni aveva in testa un proiettile di piombo.

Scenario mutato

Le indagini su quanto capitato attorno alle 20.30 di sabato primo luglio nell’area ludica all’angolo con via Mastacchi, nel quartiere di Corea, sono praticamente tutte da rifare. Il quadro, rispetto alle prime ore, è infatti totalmente cambiato. E alcuni accertamenti, come quelli della scientifica per stabilire la traiettoria del colpo e gli eventuali reperti da acquisire sul terreno, non potranno più essere efficaci giorni dopo l’accaduto. Nel loro intervento di soccorso pubblico, per altro, gli agenti delle volanti dopo aver ascoltato la folla inferocita di via Gobetti hanno subito indirizzato la loro attenzione verso un settantaduenne livornese indicato da alcuni dei presenti come il presunto responsabile, ma in casa non aveva nulla che potesse far pensare a un suo coinvolgimento nella vicenda, visto che è stata acquisita solo una Beretta degli anni Quaranta, chiusa in cassaforte e incollata a una cassettina di ferro, che lo stesso pensionato ha prontamente consegnato ai poliziotti. Impossibile che sia stata quell’arma a fare fuoco verso la ragazzina, anche perché il proiettile estratto dalla sua testa è sì di piombo, un “piombino” per la precisione, ma non certo un proiettile di una Beretta che l’avrebbe senz’altro istantaneamente uccisa.

Il punto sulle indagini

Ora l’inchiesta deve ripartire da capo. A occuparsene, per altro, sarà la Squadra mobile diretta dal vicequestore aggiunto Giuseppe Lodeserto, mentre finora a tentare di fare luce su quanto accaduto erano stati i colleghi dell’ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico di viale Boccaccio, guidati dal vicequestore Francesco Falciola. L’unico aspetto certo è che la ragazzina, un’undicenne livornese, attorno alle 20.30 di sabato scorso si trovava in piedi di fronte all’altalena del parco giochi, con le spalle in linea d’aria verso via Mastacchi, quando è stata centrata da un proiettile di piombo alla testa, che si è conficcato accanto a un osso nella regione occipitale del cranio. Dopo l’estrazione avvenuta in ospedale ben tre giorni dopo l’accaduto, nella serata di martedì scorso e non subito quando la piccola era stata accompagnata dalla Croce rossa al presidio sanitario di viale Vittorio Alfieri, la polizia ricevendo la nuova denuncia dei genitori ha sequestrato il “piombino” ed è al lavoro per capire quale possa essere stata l’arma a spararlo, per poi provare a risalire al responsabile.

Mancati rilievi scientifici

Il mancato intervento della polizia scientifica, quella sera, rende chiaramente ora molto complicata la ricostruzione dei fatti. La Squadra mobile, infatti, potrà farlo solo a posteriori. Con tutte le difficoltà che questo comporta. Magari sentendo la ragazzina e cercando di farsi spiegare da lei dove si trovava nel momento in cui è stato colpita (accanto all’altalena e di spalle di via Mastacchi ndr) per provare a ricostruire la traiettoria dello sparo. Per altro, sul terreno, qualche traccia di proiettile c’era sicuramente: il padre dell’undicenne, infatti, domenica scorsa ha rinvenuto un pallino di piombo uguale a quello estratto dai medici dalla testa della piccola.

Serata di caos

L’intervento delle volanti, c’è da dire, non è stato comunque semplice quella sera perché quando gli agenti sono entrati a casa del pensionato fuori, fra via Gobetti e via Mastacchi, c’era una folla inferocita che lo aveva già additato come responsabile. Qualcuno ha infatti provato a entrare sfondando il portone, un altro ha lanciato un mattone autobloccante nel giardino della famiglia, rischiando di colpire un poliziotto e colpendo la piscina. Insomma, se è vero che qualche rilievo in più sarebbe senz’altro servito, è anche vero che gli agenti hanno rischiato di essere aggredito, visto che un giovane – lo zio della ragazzina – li ha minacciati con un casco ed è stato per questo denunciato per resistenza a pubblico ufficiale.

Le ipotesi

Una delle ipotesi è che a sparare sia stata una carabina ad aria compressa caricata appunto con quei “piombini”, che si trovano in commercio in molti punti vendita e non costano neanche molto (anche al Decathlon). Gli accertamenti degli inquirenti potrebbero concentrarsi su altre case presenti in zona, con le finestre che affacciano sul parco, in particolare quelle nelle vicinanze della Coop di via Mastacchi. Da lì, in special modo dai piani alti, la linea di tiro c’è. Chi ha sparato dovrebbe averlo fatto più volte, «almeno due – dice la madre della ragazzina – perché un proiettile era nella testa di mia figlia e un altro lo ha trovato mio marito in terra domenica pomeriggio. Guarda caso è uguale proprio a quello conficcato nel cranio della mia bimba».

«Nei guai solo mio figlio»

Per ora, gli agenti delle volanti, in relazione a quanto accaduto sabato scorso hanno denunciato solamente un venticinquenne livornese, lo zio della ragazzina, che in quei concitati e drammatici momenti per la rabbia ha inveito contro i poliziotti con un casco “jet” e danneggiato con un calcio un’auto parcheggiata di una famiglia che abita in zona ed è totalmente estranei ai fatti. Per questo motivo è indagato per resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento. «È l’unico che ci ha rimesso in tutta questa vicenda – racconta sua madre, la nonna della ragazzina – ma va capito, perché hanno sparato a sua nipote. Lui è il mio bimbo, con la sua fidanzata abita in casa mia, ed è una brava persona. Era lì al parco giochi insieme alla bambina perché stavano andando a prendere il 5&5 dal tortaio. Se al suo posto c’era mio marito non so come sarebbe finita».

Pericolosità sociale

La Squadra mobile, che da ieri ha iniziato a indagare sull’accaduto, non sottovaluta niente. Certamente, trattandosi di un pallino di piombo e non di plastica, è consapevole che in quella zona ora c’è un’alta pericolosità sociale, perché quel proiettile avrebbe potuto uccidere una ragazzina di 11 anni che stava giocando al parco.
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web