Il Tirreno

Livorno

L'intervista

Ospedale di Livorno: «A settembre il progetto, mille giorni di lavori da dicembre 2025»

di Giulio Corsi
Maria Letizia Casani, direttrice generale dell’Asl Toscana Nord Ovest
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Maria Letizia Casani, direttrice generale dell’Asl Toscana Nord Ovest

Casani (dg dell’Asl): «Inaugurazione a fine 2028. Il vero problema ora sono le liste d’attesa, la richiesta di visite cresciuta del 38%»

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Maria Letizia Casani, direttrice generale dell’Asl Nord Ovest. A che punto siamo col lungo percorso verso il nuovo ospedale?

«L’approvazione della variante urbanistica avvenuta il 27 febbraio ci ha consentito di poter formalizzare che in quello spazio (l’area dell’ex Pirelli e parte del parco Pertini, ndr) si può edificare il monoblocco. Immediatamente dal giorno successivo abbiamo aperto la seconda fase del concorso di progettazione dopo che la prima aveva individuato i 5 migliori progetti sui 13 che erano stati presentati».

I cinque studi di architettura prescelti hanno prodotto il loro lavoro di approfondimento previsto dalla seconda fase del concorso?

«Potevano presentare i progetti entro tre mesi da allora, cosa che è stata fatta. Da maggio la nuova commissione è in possesso delle cinque proposte finali».

Quanto ci vorrà per conoscere il progetto vincitore?

«I commissari sono già a lavoro. Hanno il compito di chiudere per la fine di luglio. Siamo particolarmente soddisfatti della qualità della commissione, molto qualificata, come quella che ha lavorato alla prima fase del concorso».

Chi sono i membri?

«La presidente è Kyriakoula Petropulacos, ex direttrice alla sanità e al sociale dell’Emilia Romagna e in passato direttrice di varie aziende ospedaliere, esperta di edilizia sanitaria e ospedali. Sono molto contenta che abbia accettato».

E gli altri quattro membri?

«Marco Gnesi, energy manager dell’azienda ospedaliera pisana, Alberto Pugi, facility manager a Cisanello, Leonardo Gonnelli, dirigente del Comune e Giovanni Grazi a lungo in Regione ora direttore del dipartimento tecnico del Meyer».

Quanto guadagneranno i commissari per il loro lavoro?

«Percepiranno 18mila euro ciascuno, la presidente un 10 per cento in più».

A fine luglio conosceremo il progetto vincitore?

«Conosceremo la proposta tecnica migliore».

Dunque non lo studio di architettura a cui sarà assegnato il lavoro?

«La parte tecnica giudicata dalla commissione pesa per il 95%. Andrà poi valutata anche l’offerta economica. Passaggio che avverrà entro il 30 settembre. Solo a quel punto potremo ufficializzare il vincitore».

Per vedere le ruspe in azione ci vorrà ancora molto tempo però…

«Altri due anni».

Ci illustra i passaggi principali e i tempi che vi siete dati?

«Sempre entro il 30 settembre sarà formalizzata anche la permuta col Comune, che è stata già definita e concordata in tutti gli aspetti. L’operazione vale 19 milioni e come noto vedrà l’Asl entrare in proprietà del terreno su cui sarà edificato l’ospedale, mentre all’amministrazione comunale passeranno Villa Graziani, l’area sportiva di Monterotondo, il 10° padiglione e parte del parco che sorgerà dietro l’attuale ospedale dopo l’abbattimento dei padiglioni più moderni. A proposito del Comune mi faccia sottolineare la costante collaborazione dell’amministrazione e del sindaco Salvetti in tutto il percorso».

Gli step successivi quali sono?

«Il progetto vincitore dovrà essere condiviso con i nostri professionisti che andranno ad occupare e utilizzare il nuovo ospedale e daranno le loro indicazioni in vista del progetto definitivo. Contemporaneamente ci sarà il dibattito pubblico regionale. E poi la conferenza dei servizi preliminare e la verifica del progetto vincitore. Tutto questo dovrà essere compiuto in 120 giorni».

E siamo a fine gennaio 2024.

«A quel punto dovrà avvenire lo sviluppo del progetto definitivo che potrà essere fatto o dalla ditta che ha vinto il concorso di progettazione o da un altro soggetto individuato con un altro bando. Noi, come abbiamo già annunciato, daremo l’incarico a chi ha vinto il primo bando per accelerare i tempi. Avranno 270 giorni per consegnare il lavoro».

E si arriva a fine ottobre 2024.

«Esatto. Lì inizierà una fase che non dipende da noi: è quella che prevede il parere del Consiglio Superiore dei lavori pubblici, a cui dovremo inviare il progetto definito. Abbiamo ipotizzato una risposta in 45 giorni».

Siamo a Natale dell’anno prossimo. Poi?

«Gli ultimi due passaggi sono quelli del progetto esecutivo e dell’affidamento dei lavori, che viaggeranno insieme: serviranno 210 giorni e si arriva alla fine di luglio del 2025».

Poi ci saranno di mezzo agosto, le verifiche dei soggetti vincitori e finalmente l’apertura del cantiere…

«Per la posa della prima pietra passeranno altri 150 giorni, cinque mesi. La prevediamo per dicembre 2025».

I lavori quanto dureranno?

«Mille giorni, la chiusura del cantiere è fissata ad agosto 2028. Poi vanno previsti altri sessanta giorni per l’installazione delle attrezzature e i collaudi. A dicembre 2028 il nuovo ospedale sarà operativo».

Sempre che non ci siano intoppi…

«Certamente. Questi tempi sono al netto di ricorsi e di imprevisti».

L’intera operazione non finirà con l’apertura dell’ospedale: perché una volta inaugurato il monoblocco in via della Meridiana inizierà l’abbattimento degli edifici non sottoposti a vincolo dell’attuale ospedale (Malattie Infettive, Nefrologia, Farmacia, Laboratori, Pronto Soccorso), la costruzione del parcheggio sotterraneo e poi quella del nuovo parco che collegherà il Parterre con via Gramsci. Saremo ad un passo dall’anniversario dei cento anni dell’attuale ospedale inaugurato nel 1931...

«Una volta aperto il monoblocco, i tecnici hanno stimato 120 giorni per la demolizione degli edifici non sottoposti a vincolo, po 90 per la costruzione del parcheggio e altri 90 per il parco. Tutto dovrebbe essere concluso per la fine del 2029».

Se tutto andrà bene, il sindaco eletto l’anno prossimo riuscirà appena, in zona Cesarini, a tagliare il nastro dell’ospedale, lei invece non sarà più direttrice visto che il suo secondo mandato sarà abbondantemente terminato.

«È vero, ma ci tengo molto al fatto che i livornesi abbiano un ospedale adeguato e in linea col resto della Toscana, anzi meglio. E lavorerò fino al mio ultimo giorno all’Asl per questo obiettivo».

Passiamo ai temi attuali: i sindacati lamentano carenza di organici e gravi difficoltà nel fornire servizi.

«C’è un’eredità positiva che ha ricevuto l’ospedale dal dramma Covid che ci ha attraversato e ha stressato davvero il sistema: oltre ad averci insegnato su procedure e organizzazione, ci ha lasciato un rafforzamento del numero di personale, che su Livorno rappresenta un pacchetto importante. Oggi contiamo 111 persone in più in ospedale rispetto al 31 dicembre 2019, tutti Oss e infermeri, e 26 unità in più sul territorio, in totale un saldo positivo di 137 operatori. Purtroppo abbiamo problemi con i medici che non riusciamo a trovare e sono rimasti gli stessi del 2019».

Diversi reparti sono ancora senza primario: Otorinolaringoiatria, Pronto soccorso, Nefrologia, di recente sono andati in pensione Augusti (Ortopedia), Invernizzi (Chirurgia Vascolare), De Luca (Oculistica), ma ci sono specialistiche come la Neuroradiologia che aspettano da anni (il dottor Prosetti è andato in pensione ormai quattro anni fa)…

«I primariati ricoperti da quando sono stata nominata sono molti: urologia, cardiologia, neurologia, chirurgia della mammella, radioterapia, endoscopia, laboratorio, psichiatria, chirurgia generale, ginecologia, pneumologia... in tutto sono 16. In questi giorni abbiamo il concorso per la struttura complessa del 118 che ha sede a Livorno e riguarda Pisa e Livorno. Stiamo aspettando l’autorizzazione della Regione per i tre posti lasciati scoperti dai pensionamenti che citava. Intanto partirà il concorso per Nefrologia, mentre quello per il Pronto Soccorso è già autorizzato e in corso di attivazione. Per quanto riguarda la Neuroradiologia abbiamo avuto una serie di ricorsi e stiamo studiando con Estar come procedere. I candidati dovrebbero rifare la prova, ma c’è un problema con la commissione».

Ormai un anno fa ha lasciato l’ospedale Gianfranco Menconi e col suo pensionamento Livorno ha perso Chirurgia Toracica. Una diminuitio che ha fatto molto discutere la politica, viste anche le varie rassicurazioni che erano arrivate sul mantenimento di tutte le specialistiche…

«Sulla Toracica siamo andati avanti con la Regione: prima abbiamo pubblicato un bando interno senza esito, ora c’è un bando esterno per individuare uno specialista di una unità semplice che abbia sede a Livorno ma che lavori in rete con l’azienda ospedaliera pisana. Purtroppo non troviamo chirurghi toracici. Con la struttura semplice che abbiamo messo a bando sembra che qualcuno possa essere interessato. Voglio ribadire però che Livorno è il nostro ospedale hub e vogliamo che non perda niente di quel che ha, anzi se possibile che si arricchisca. In questo senso ricordo che qui haè sede la Breast Unit, la Chirurgia della mammella, la Neurochirurgia. Abbiamo completato l’equipe di Radiologia interventistica, che è un fiore all’occhiello. Nell’ultimo anno abbiamo lavorato molto sul pronto soccorso cambiandone l’organizzazione. È stata creata l’admission room, una stecca di letti con rapido riciclo dedicata al pronto soccorso e i dati che misurano le performance del pronto soccorso sono molto migliorati».

Eppure il pronto soccorso è uno dei reparti che soffre di più: c’è forse la più importante carenza di medici di tutto l’ospedale…

«È vero, anche qui i medici sono in carenza: ne mancano otto a quello di Livorno e addirittura 12 a Lucca».

L’altra criticità resta quella delle liste d’attesa.

«Bisogna fare una distinzione: quelle chirurgiche stanno andando bene. Rispetto al 2019, dunque all’era pre-Covid, gli interventi su Livorno sono passati da 2.854 a 3.376, dato del 2023 proiettato su 12 mesi, è il più 18%, nel resto dell’Asl siamo a più 3,4%».

È aumentato l’uso di strutture private...

«Stiamo lavorando all’efficentamento del blocco operatorio, grazie al lavoro dei nostri ingegneri gestionali, al grande sforzo del direttore di presidio e del dipartimento infermieristico. Certamente siamo ricorsi di più al privato accreditato, facendo andare i nostri professionisti al San Camillo e a Villa Tirrena, ma questo non significa privatizzare la sanità: il privato accreditato mette a disposizione il suo personale infermieristico e le sale, noi i chirurghi. È un utilizzo del privato in maniera cooperativa. Il risultato è che le liste di attesa si sono ridotte: a fronte di un aumento delle liste chirurgiche in tutta l’Asl del 2%, a Livorno siamo a meno 7%».

È un dato che la soddisfa?

«Avrei sperato meglio, ma c’è stato un aumento della domanda».

E le liste d’attesa diagnostiche e ambulatoriali?

«Qui il problema è molto serio. Sulla diagnostica possiamo vedere un po’ di luce in fondo al tunnel: alcune prestazioni sono in linea con gli obiettivi nazionali. Abbiamo problemi su gastroscopia e mammografia dove siamo sotto al 90%, ma il privato accreditato ci viene incontro. Abbiamo avuto adesso dalla Regione 590mila euro che stiamo mettendo sul privato accreditato e ci aiuteranno ad andare in fascia verde (che significa che il 90% dei pazienti ricevono la prestazione nei tempi, ma c’è sempre un 10% a cui capita di non averla, ndr)».

Perché fate tutta questa fatica nel rispettare i tempi?

«Anche in questo caso riscontriamo un drammatico aumento della domanda: il tasso di prescrizione e di domanda è aumentato del 33% rispetto al 2019. Numeri a cui non si può far fronte neanche con aumento dell’offerta. Bisogna lavorare sulle prescrizioni appropriate sia dei medici di famiglia che dei nostri professionisti. La partita si gioca sull’appropriatezza prescrittiva. Non riusciremo mai se non c’è una domanda appropriata».

E poi ci sono le liste ambulatoriali...

«Le definisco il problema dei problemi. Siamo sempre in fascia rossa, tranne che per chiruriga generale, fisiatria, onclogia, pneumologia, mentre gastroenterologia e allergologia sono in fascia gialla che non è sufficiente. Qui il privato accreditato non ci aiuta perché le tariffe sono così basse, sui 21 euro, che loro non accettano le prestazioni. Dobbiamo lavorare solo con i nostri professionisti. Il problema è che in alcuni ambiti arriviamo con la coperta cortissima a coprire i turni in ospedale, penso a ginecologia, radiologia, cardiologia, oculistica. La priorità dunque è coprire h24 l’ospedale e a quel punto cercare di fare l’attività ambulatoriale. Anche qui però c’è un aumento del tasso di prescrizione del 38%, un dato impressionante. Se ne esce solo lavorando sull’appropriatezza».
 

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