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«No a granchi e pesci nel secchiello». Ecco Nani, il gruista livornese che “salva” le spiagge

di Francesca Suggi
«No a granchi e pesci nel secchiello». Ecco Nani, il gruista livornese che “salva” le spiagge

Il surfer che lavora in porto a 40 metri di altezza ha fondato Sons of the Ocean

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LIVORNO. Guarda il porto dall’alto, da ben 40 metri. Matteo “capo” Nani è uno di quegli “omini” della gru con la tavola da surf sotto il braccio. Perché dall’amore e dal rispetto per il mare fa nascere una comunità che da Livorno abbraccia il resto d’Italia, l’associazione Sons of The Ocean. «Sons of the ocean é nata spontaneamente, ho iniziato presto a viaggiare un po’ in tutto il mondo non da turista, ovviamente con la scusa di fare surf ho visto posti bellissimi, paradisi terrestri martoriati dall’azione antropica degli ultimi 40 anni: il nome dell’associazione è venuto da un altro livornese compagno di avventura Jorma Cosci».

Da Livorno al resto d’Italia con Sons of The Ocean

«Sono stato aiutato dalla comunità del surf sparsa in tutta Italia e non solo: appena ho spiegato il progetto, cioè avvicinare le persone alla tutela del mare attraverso il surf, hanno accettato di aiutarmi . Il mare è il nostro parco giochi. La nostra è una famiglia: si va dal surfer super incallito al mega prof universitario con diversi riconoscimenti internazionali. Con l’università di Pisa, Amp Secche della Meloria e la lega navale di Livorno stiamo portando avanti un progetto che si chiama “PlasticheAMare”, un progetto di campionamento delle nostre acqua, in particolare delle secche della Meloria, ».

Si definisce un curioso compulsivo, in che senso?

«Sono innamorato del mare e tutto quello che ci gira intorno, dallo sport alla sua flora e fauna: non ho titoli di nessun genere ma studio tutto quello che mi capita tra le mani, sono un “curioso compulsivo” durante la notte. Biologia marina, tecnologia avanzata applicata allo studio dei mari e della meteorologia, cambiamenti climatici e tanto altro: ma tenendo sempre nel mio cuore le basi insegnate dai vecchi ai moletti o dallo zio Gino o dal nonno Luciano».

Lei è l’uomo della gru del porto, con la tavola sotto il braccio

«Sì, sono quell’ “omino” che sta lassù a 40 metri circa a lavorare: probabilmente è stato anche motivo di voler “fare” qualcosa, lavoro in un ambiente di lavoro che inquina».

Perché ha tutto questo amore per il mare? Come nasce?

«Tutto è iniziato grazie alla mia famiglia: a 4 anni ero già in una piscina e ci sono uscito a 20 anni, con nonno e zio che mi hanno portato sempre in barca insegnandomi a stare in mare, mio padre è stato un marinaio della Marina imbarcato per diversi anni. E poi sono cresciuto al moletto di Antignano con gli anziani che ci insegnavano tutti i detti sul mare e sul meteo.

Il ruolo dei bambini per l’ambiente

«I bambini sono alla base di tutti i nostri progetti sempre, perché sono loro il futuro e noi di danni ne abbiamo già fatti troppi: ora diciamo che siamo nella presa di coscienza (troppo tardi ) e loro sono quelli che devono fare realmente il cambiamento. La soddisfazione di lavorare non ha paragoni».

Estate, bambini, spesso pesci e granchi nei secchielli per “gioco”. Che dice?

«Purtroppo ancora nel 2023 c’è poca cultura ed in molti trattano questi piccoli esseri viventi come giocattoli che non provano sentimenti e dolore: in molti di noi l’hanno fatto da bambini, e sinceramente anch’io ho catturato dei piccoli granchi da bambino, ma poi tornavano tutti in mare sani e salvi. Comunque con tutte le info che abbiamo oggi non è più ammissibile vedere torturare dei granchi o meduse che siano, meglio sarebbe evitare di prenderli ma se proprio la curiosità è tanta possiamo prenderli facendo attenzione e poi rilasciarli sani e salvi».

Cosa bolle in pentola per il futuro?

«Ci piacerebbe lavorare molto di più con i ragazzi delle superiori, quelli della fascia di età più dura da educare, infatti abbiamo già dei progetti da proporre ai vari istituti con i quali c’è già un’ottima collaborazione e se troviamo una sede nostra vorremmo fare molti più laboratori per bambini e non solo».

Livorno e il suo mare: tre cose per lei bellissime

«Quando guardo il mare della mia Livorno, magari al tramonto, rimango sempre stregato. Tre cose che vorrei mantenere così: lascerei il Romito così come è, un po’ selvaggio ed incontaminato; abbiamo la Terrazza a mare ( Terrazza Mascagni) più bella del mondo e la Rotonda con il suo chalet, anche se la parte a mare va valorizzata molto di più e non deve rimanere ad uso di qualche sporadica fiera o lunapark».

E tre aspetti da migliorare?

«Tre cose che cambierei immediatamente sono quei nuovi cartelli messi sulle spiagge pubbliche con scritto “arenile” anziché spiaggia, perché per noi veri labronici è stato un colpo al cuore per un discorso di tradizioni. Si parla tanto di tradizione e cultura e poi con delle cose basilari cadiamo. Non si dirà mai ci si becca all’arenile dell’ Accademia o dei Tre Ponti”. Ma se mi ferma un turista e mi chiede info sull’arenile mi ci viene da ridere. E ancora aumenterei i cestini, ovviamente fatti diversamente perché c’è ancora qualche duro che cerca di buttare i sacchi della spazzatura dentro. Inoltre valorizzerei il lungomare rendendolo solo pedonale o ciclabile, facendo negozi eco sostenibili è aumentando il lavoro. Ragazzi con tutto rispetto, non abbiamo niente da invidiare a nessuna città».

Quando guarda sua figlio cosa spera?

«Questa domanda è veramente un tasto dolente, mi capita spesso di giocare con lui in acqua e pensare a quello che stiamo lasciando loro e quello che abbiamo vissuto noi. Fa male, tanto male. Infatti l’associazione è stata creata proprio nel periodo che la mia compagna e la compagna del altro fondatore Jorma Cosci sono rimaste incinta: oggi mio figlio e suo figlio sono i primi due tesserati che abbiamo avuto, sono molto attivi e sembra che abbiano capito come funzionano le cose».
 

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