Gioco
Venezia, la forza dei giovani: «Vincere in boa 8 vale doppio»
La soddisfazione e l’analisi di un trionfo tanto atteso. Suardi: «Credo sia una delle giornate più belle nei nostri 100 anni di storia»
LIVORNO. L’ultima volta che questi colori avevano trionfato, era stato nel 2019. Era stato il Palio prima di quella pandemia che l’anno dopo tutto fermò o quasi. Si perché nell’estate 2020, a Livorno, si decise che le gare di normale calendario cittadino non si sarebbero disputate, facendo però la “Labronica” sulla distanza dei 1000 metri; fu forse l’unica manifestazione disputata nell'hannus horribilis del covid-19 nel nostro paese.
Coincidenza oppure no, il cavallino che campeggia a prua del gozzo “Sgarallino” è tornato rampante nel giorno stesso che la Ferrari, pur non arrivando prima, ha di nuovo regalato il sorriso ai suoi tifosi sparsi per il mondo. Il Venezia, ha fatto meglio. E’ andato forte ed è arrivato davanti a tutti. Ha messo le ali, staccando Pontino, Ardenza e il favorito Borgo, dominatore degli ultimi quattro anni su ogni campo di gara.
Un altro strappo, una sberla in faccia a chi pensava di allungare la serie o di interrompere un dominio per instaurare il proprio. C’era da fare i conti con questo equipaggio. Ragazzi giovani, preparati che avevano già lasciato intuire buone cose e fornito qualche traccia . Il buon tempo alla Barontini non era un caso, insomma. Gli sconfitti si leccano le ferite e meditano la rivincita. Chi ha trionfato canta, brinda e batte il colpo per 34 volte. Tante quanti sono i successi in questa competizione.
Che è cominciata nel ’26, arrivata alla edizione numero 85 e che non si è disputata 11 volte in gran parte per il periodo bellico e l’immediato suo post. Undici le edizioni con i remi rimasti in cantina, undici come il vantaggio di vittorie su chi insegue: il Borgo, fermo a 22 e che si è dovuto “accontentare” in questo 2023 del primo posto negli juniores e nelle donne. La bellezza di queste gare sta nel gesto sportivo di chi compie lo sforzo e nella sportività. Che ti fa regalare l’applauso col quale riconosci la vittoria dell’altro, al quale fa eco quello del vincitore che tributa tutti gli altri. Non ci sarebbe vittoria dolce, del resto, se non ci fosse un avversario da battere e che rispetti.
In cantina il giorno dopo
Caos calmo. Lo spumante è finito e qui già si pensa al 2024. Altro che cullarsi sugli allori... I vogatori, non rinunciano a una bella Ipa in un pub che ha appena aperto, un’altra occasione per fare gruppo e dirsi quanto son stati bravi. E forse anche per brindare all’ultima volta di Alessio Baldacci, 38 anni che sembra deciso a lasciare davvero dopo 20 anni di cantina. «Sono forse rimasto il più vecchio di tutto il Palio, è stato bello stare coi giovani in questo 2023. Avevo già lasciato nel 2018, son tornato, ma è il momento di lasciare spazio ai giovani». Un velo di tristezza, poi riprende. «Giornata bellissima, vincere alla boa 8 non è facile, è la maledetta, quella che nessuno vuole. Durante l’anno, avevamo visto che eravamo cresciuti. Alla Barontini, aveva vinto meritatamente il Borgo ma il distacco non diceva il vero. E abbiamo sfruttato le due settimane che precedevano il Palio per dare un senso a uno stato di forma che ci doveva premiare. Quella boa ci ha dato ancor più stimolo, volevamo dimostrare che si poteva vincere dopo 21 anni dall’ultima volta che qualcuno in quella corsia ce l’aveva fatta. Ed era il Borgo. E’ stata una bella giornata di sportività. I borghigiani sono stati i primi a farci i complimenti. Siamo avversari, ma ci stimiamo. Bravissimi anche loro per la grande stagione fatta».
Emiliano Fanelli, dedica la vittoria a due personaggi che non ci sono più: Claudio Bedini e Rossano Lorenzini, mentre il vice presidente, Federico Suardi ha ancora negli occhi l’impresa. «Una delle vittorie più belle nella storia del Venezia, arrivata dopo anni di sconfitte e a rincorrere una super barca. La politica impostata sui giovani ci ha premiato prima del previsto».
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