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Il piccolo albergatore che a Livorno prova a resistere: «Costi alti, ma io mi sono salvato»
Il titolare degli hotel “Stazione” e “Amico Fritz” ha stretto importanti convenzioni e alzato pure i prezzi: «Così non vengono i "disgraziati". Clientela migliore e non vendo camere più sui siti di ricerca come Booking»
LIVORNO. Il calo di arrivi e presenze, nel corso degli anni, ha travolto anche lui. Ma con le idee (e investendo) dopo l’emergenza Covid ha saputo invertire la rotta. Diversificando. Trasformandosi. E «limitando al minimo la vendita delle stanze sui siti di ricerca come Booking o Esperia». «Perché Livorno – spiega Claudio Lazzaroni, il titolare dell’Amico Fritz e dello Stazione, i due hotel all’inizio di viale Carducci, dalla parte di piazza Dante – ha una fortissima stagionalità, con quattro mesi in cui sei praticamente vuoto, una peculiarità che porta i costi di gestione alle stelle. Come mai così tanti alberghi cambiano ogni anno gestione? Se guadagnassero gli imprenditori resterebbero, mica emigrerebbero».
Lazzaroni, è un dato di fatto che però, a Livorno, mancano i posti letto rispetto al numero dei turisti che pernottano.
«È vero ed è ormai un fatto assodato. Ma chiediamoci il motivo».
Qual è?
«Con una stagionalità del genere, in cui per quattro mesi non viene quasi nessuno, che senso ha investire? Dov’è il ritorno economico? Il boom degli affitti brevi si spiega anche così, visto che un privato non deve sostenere certo le mie spese. Io, solo per la colonna centrale dell’aria condizionata, quest’inverno all’hotel Stazione ho investito 120.000 euro. E non mi fermerò di certo».
Lei riesce a sopravvivere?
«Dopo il Covid mi sono dovuto reinventare, ho dovuto usare la creatività».
Come ha fatto?
«Ospito molti macchinisti delle Ferrovie, che nei periodi più difficili rappresentano comunque un introito sicuro. Ma anche la clientela legata all’ospedale, data la vicinanza della mia struttura a viale Alfieri, è fondamentale. Non dimentico ovviamente la clientela “business”: ho diverse persone che vengono in città per lavorare con Aamps, ad esempio, che si fermano da me. Ma anche consulenti di altre aziende: Livorno resta un mercato molto interessante, nonostante le oggettive difficoltà».
Che cosa ha fatto dovuto fare per cambiare completamente il volto dei suoi due alberghi?
«Innanzitutto ho alzato i prezzi. È stata una mossa fondamentale, perché con i listini più alti ti liberi di tutta quella clientela di “disgraziati”, chiamiamoli così, che ti creano solo problemi. Ho chiaramente migliorato i servizi e la qualità. Chi dorme da me trova un insieme di cose che certo non ci sono in un bed & breakfast. Alzare i prezzi, non per forza, ti crea problemi. Nel mio caso è stato proprio il contrario».
I suoi clienti rispetto a qualche anno fa pagano di più?
«Sì, sono però clienti diversi rispetto a prima. I miei hotel sono mutati completamente grazie a questi cambiamenti».
Lei è su Booking e sui siti di ricerche in generale. La aiutano molto?
«Al contrario, ci sono ma offro poche camere, solo quando ho bisogno. Rappresentano una vetrina, è vero, ma quando devi dare loro fra il 15 e il 21% dell’incasso ti rendi conto che non rimane niente per te imprenditore».
Quindi non li usa molto.
«No, lo stretto necessario. Sennò a me non resta niente».
Quante persone lavorano da lei?
«Siamo in 15. Fra l’altro, nell’ultimo periodo, ho anche assunto quattro dipendenti in più. Più sono, meglio lavorano. Bisogna far sì che i lavoratori siano sempre soddisfatti, perché così rendono al meglio e vengono qui contenti». l
Stefano Taglione
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