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Livorno, l'autrice del'opera arcobaleno imbrattata: «Gesto da codardi frutto dell’odio dilagante»
Giulia Oblo: «Su quel muro abbiamo raccontato la storia del movimento Lgbtqia+. Ma in tre giorni cancelleremo quelle scritte»
LIVORNO. «Mi aspettavo che il murale potesse essere imbrattato, ma non pensavo succedesse a una settimana dall’inaugurazione», spiega Giulia Bernini, in arte Oblo, artista del collettivo Uovo alla Pop che ha realizzato il Queer Wall al Parchino di Centro Città Odeon.
Da cosa è nata l’idea di questo murale?
«Da Arcigay Livorno. Si voleva un muro che raccontasse la storia del movimento. A me piace la ritrattistica molto grafica ed essenziale, utilizzata appunta per questa opera. Così insieme ad Arcigay e Murali abbiamo scelto dei personaggi che trasversalmente potessero raccontare la storia del movimento Lgbtqia+ dal punto di vista artistico, politico e sociale. Con questa opera si vuole mandare un messaggio».
Quale messaggio?
«Vogliamo che i giovani possano identificarsi nelle storie che i personaggi ritratti raccontano. Questo murale vuole essere uno specchio per le nuove generazioni che si trovano ad affrontare le discriminazioni».
Perché a suo avviso è stato imbrattata l’opera?
«Oggi l’ignoranza e l’intolleranza purtroppo sono diffuse. Il murale si trova in uno spazio pubblico circoscritto, dove è facile fare una codardata del genere. Non so se l’imbrattamento è stata un’azione mirata. Anche un altro mio murale è stato crossato, a marzo dell’anno scorso».
A quale si riferisce?
«Al murale “Olimpiadi di mare” sulla parete della sede dell’associazione Il Prato, nato come progetto laboratoriale con i ragazzi disabili che frequentano la palestra. Tra l’altro entrambi gli imbrattamenti sembrano fatti dalla stessa mano, vista la tecnica».
In entrambi i casi si sono volute colpire due minoranze. Può essere un filo conduttore?
«L’imbrattamento del Queer Wall sicuramente è stata un’azione contro il movimento Lgbtqia+, è evidente. Per Olimpiadi di mare non credo sia stato un attacco contro i disabili. Oggi però l’odio è dilagante, e l’arte usata per mandare dei messaggi non rende contenti tutti. E il fatto che a fare il danno possa essere stato un giovane non è un giustificativo».
Restaurerete il Queer Wall?
«Sì. Passeremo sul murale un prodotto che serve a sciogliere i segni della bomboletta spray. Questo prodotto però scioglierà anche la tinta del murale, che andrà quindi ritinto a pennello. Sicuramente si rovina, ma il restauro è d’obbligo, non si può fare diversamente».
Come si può proteggere il murale una volta restaurato?
«L’idea è dare sul murale una finitura antigraffito, così che se venisse imbrattato nuovamente potremmo togliere i segni fatti senza doverlo restaurare. Ci muoveremo con gli sponsor che hanno contribuito al progetto».
Quanto tempo serve per il restauro?
«Per dipingerlo prima di inaugurarlo ci sono voluti tre o quattro giorni. Per il restauro ci vorrà lo stesso tempo. La nostra idea è quella di fare una chiamata pubblica per restaurare l’opera. Partecipare vorrebbe dire essere vicini alla causa del movimento Lgbtqia+ ed esprimere la propria solidarietà contro l’atto vandalico». l
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