Il Tirreno

Livorno

L’appuntamento

La Strana Officina alla Terrazza per i trent’anni senza Roberto e Fabio Cappanera

di Dario Serpan
La Strana Officina alla Terrazza per i trent’anni senza Roberto e Fabio Cappanera

Venerdì il concerto della band livornese

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LIVORNO. La Terrazza Mascagni non sarà mai un luogo qualunque per la Strana Officina. Perché la storica band apripista dell’heavy metal italiano e nata a Livorno nella metà degli anni ’70, vi fu protagonista nel 1994 di un evento chiamato “Luna Nera”, organizzato dalla famiglia Cappanera a un anno esatto da quel 23 luglio 1993 in cui Fabio e Roberto Cappanera, tra i fondatori della Strana Officina, morirono per colpa di un incidente stradale.

Quest’anno ricorrono 30 anni dalla loro scomparsa ed ecco che, nella cornice del Surfer Joe, venerdì 30 giugno, la band tornerà ad esibirsi ai piedi della Terrazza Mascagni. «Il palco – dicono i membri del gruppo – nel 1994 era montato a pochi metri da dove viene montato quest’anno, verso la parte nuova dell’acquario, vicino ai bagni Trotta, e questa cosa è emotivamente potente. Chi c’era si ricorda la portata di quella serata, migliaia di persone per una bella festa».

In più c’è un altro dato da sottolineare: «Non suoniamo a Livorno dal 2018». Come spiega Rolando Cappanera, figlio di Roberto e attuale batterista della Strana Officina, «cerchiamo di non fare mai più di una data in Toscana per ogni tour. Negli ultimi anni siamo stati in altre città della nostra regione, quindi quest’estate siamo felici di tornare a Livorno, data la speciale ricorrenza».

Venerdì 30 giugno (ingresso a 10 euro, biglietti acquistabili anche in loco, gratis sotto i 12 anni) al Surfer Joe, che organizza l’evento in collaborazione con il Comune, il Palio Marinaro e la Confcommercio, sarà una serata piena di musica: a partire dalle 20, quando sul palco collocato nel giardino del locale si esibiranno i Cabin Fever, mentre per tutta la serata terrà banco la selezione musicale targata No Class Crew.

Sul main stage, invece, alle 21.30 suoneranno i Rancho Bizzarro, quartetto strumentale livornese formato da due chitarre (Matteo Micheli e Marco Gambicorti), basso (Izio Orsini) e batteria (Federico Melosi), con chiare influenze stoner desert rock. A marzo hanno presentato il loro nuovo album Four Dead Men, quindi sarà un’occasione per sentirne i brani dal vivo.

Alle 22.30, quindi la scena sarà tutta per la Strana Officina, che dal 2020 si presenta ai concerti con questa formazione: Daniele “Bud” Ancillotti alla voce, Vincenzo Mascolo al basso, Denis Chimenti alla chitarra e Rolando Cappanera alla batteria.

Vincenzo Mascolo è l’unico rimasto tra i membri della prima formazione della Strana Officina, il cui nome fu un’idea proprio dei fratelli Fabio e Roberto Cappanera, che avevano adibito un angolo dell’officina meccanica del loro padre a sala prove.

Una volta, si racconta, ricevettero la visita dei Carabinieri (chiamati dai vicini infastiditi dal rumore) e a quanto pare uno di loro esclamò: «Certo che questa officina è davvero strana!».

«Per il trentennale dalla scomparsa di mio padre Roberto e mio zio Fabio – afferma Rolando Cappanera, batterista affermato anche all’estero, dove ha di recente fatto un tour di tre mesi, ma a Livorno è noto, tra l’altro, come membro dei Tres –, faremo una festa e la scaletta del nostro concerto sarà qualcosa di particolare. Abbiamo deciso di dare molto spazio ai brani in italiano della band e inizieremo con una canzone bellissima, Piccolo uccello bianco, in versione integrale. È una cosa che non abbiamo mai fatto. A livello intimo ed emozionale sarà sicuramente una serata particolare in una location a cui siamo legati. Magari tante persone che erano presenti nel 1994 torneranno a vederci».

Tra il pubblico ci sarà anche la figlia di Rolando, che non ha conosciuto nonno Roberto, ma conosce le canzoni della Strana Officina e, come suo padre, sta crescendo in una famiglia dove si respira musica ogni giorno. «Il mio babbo Roberto – prosegue Rolando – era giovane quando se n’è andato, aveva 44 anni. Io adesso ne ho 46 e mi fa strano pensare di avere più anni sia di lui che di mio zio Fabio quando sono morti. Il loro ricordo c’è sempre. Nei concerti si accende quando suoniamo la canzone “Autostrada dei sogni”, a loro dedicata. Anche a casa la musica li fa sempre sentire presenti. A mia figlia facevo sentire le canzoni della Strana Officina anche quando era più piccola e le spiegavo chi era suo nonno. Anche lei ha un babbo musicista e io sono contento che veda quello che faccio. È un modo per insegnarle che, nella vita, con l’impegno potrà fare quello che vuole».
 

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