Il Tirreno

Livorno

L'emergenza

Furti di Rolex a Livorno, il figlio di un anziano derubato: «Agenti in borghese sul lungomare, è lì che rubano»

Stefano Taglione
Un orologio Rolex (foto d'archivio)
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Un orologio Rolex (foto d'archivio)

Rabbia per l'episodio ai danni del babbo: «Perché succede sempre negli stessi posti e alle stesse ore? Che mettano i poliziotti sul viale la domenica mattina»

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LIVORNO.«Come è possibile che queste persone agiscano sempre la domenica mattina e negli stessi luoghi, ovvero sul viale di Antignano o comunque sempre sul lungomare? Non dovrei suggerirle io le soluzioni: basterebbe mettere due o tre agenti in borghese e probabilmente certi episodi sarebbero disincentivati».

A parlare è il figlio del settantottenne livornese derubato domenica 25 giugno del suo Rolex davanti all’hotel Universal, mentre stava passeggiando insieme alla moglie.

Cosa è successo a suo padre?

«Aveva appena fatto colazione al Glamour Cafè, sedendosi ai tavolini, e credo che in questa circostanza sia stato approcciato dalla ladra, la quale ha così avuto il tempo di capire quale orologio indossasse al polso. Non so quanto valesse quell’orologio, non gliel’ho chiesto, gli ho comunque suggerito di sostituirlo con uno di poco valore, perché evidentemente qui a Livorno è pericoloso indossare cronografi di valore, dato che spesso rubano i Rolex».

Sta bene ora?

«Sì, è chiaramente arrabbiato perché ha girato mezzo mondo e l’orologio non glielo hanno rubato neanche nei Paesi poverissimi».

Secondo lei quali soluzioni si potrebbero adottare per prevenire certi episodi?

«Non lo so. Mio padre è anche una persona giovanile, a dispetto dell’età non pare affatto indifeso. Si è accorto del furto poco dopo, questa donna gli ha chiesto dove fosse una strada e lui l’ha aiutata. Fosse capitato a me, che non sono educato come lui, non sarebbe mai successo. Se solo ci avesse provato avrei reagito malamente. Bisognerebbe mettere delle pattuglie in quelle ore e in quelle zone. Poi voglio aggiungere una cosa...».

Prego.

«È inutile tappezzare la città di telecamere se poi non c’è controllo. O meglio: se ne piazzi un sacco davanti alla Banca d’Italia vorrei capire a cosa servono, visto che non è certo l’unico posto da controllare». l

S.T.

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